Ritratti dei loro ammiratori

In questa sezione sono elencate le biografie dei più famosi ammiratori, e perciò anche protettori, delle beghine. Come già per i ritratti delle beghine, anche qui la lista sarà sempre incompleta e incompiuta. I nomi degli uni e delle altre sono in genere presentati in lingua originale.

Cominciamo ricordando che è stato grazie a questi uomini, a volte anonimi, che siamo oggi in grado di conoscere le Vitae delle seguenti beghine, alle quali è associato il loro biografo :

Beghina                                                    Biografo
Marie d’Oignies (+1213)                     Jaques de Vitry  e Thomas de Cantimpré
Odilia di Liegi (+1220)                        Anonimo canonico di St Lambert di Liegi
Juetta di Huy (+1228)                         Hugo di Floreffe, premostratense
Christine de Saint trond (+1228)   Thomas de Cantimpré
Christine de Stommeln (+1312)       Pierre de Dacie
Ida di Nivelles (+1231)                        Goswin di  Bossut, cistercense
Ida di Leuven (+dopo il 1231)          Anonimo cistercense
Margherita d’Ypres (+1234)            Thomas de Cantimpré
Julienne de Mont –Cornillon (+1259) Anonimo chierico di St Martin di Liegi
Ida di Gorsleeuw (+dopo 1262)        Anonimo cistercense
Beatrice di Nazareth (+1268)            Anonimo cistercense

Ecco una prima lista dei loro ammiratori-protettori. Cliccando sul loro nome, potrete leggere una loro breve biografia :

Adolphe de la MARCK (1288-1344)

Cesarius de HEISTERBACH (1180-1240)

Dieudonné DUFRASNE(1938-2017)

ECKHART Maître (ca 1260-1328)

Foulque de TOULOUSE (ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)

Geert GROTE (ou GROOTE) (1340-1384)

Goswin de BOSSUT (XIII°)

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)

Guido de NIVELLES (+1227)

Hugues de PIERREPONT (+ 1229)

Jacques PANTALÉON (1195-1264)

Jacques de VITRY (1170-1240)

Jan van RUUSBROEC (1293-1281) (aussi RUYBBROECK ou RUESBROEC)

Jean de NIVELLES (+ peu après 1219)

Lambert LE BEGUE (1131 – 1180 o1187)

Louis IX (saint) (1214-1270)

Louis MASSIGNON (1883-1962)

Mario (don) SENSI (1939-2015)

Pierre de DACIE (entre 1230-40 – 1289)

Robert de SORBON(1201-1274)

Thomas de CANTIMPRÉ (+1272)

Adolphe de LA MARCK (1288-1344)
Vescovo di Liegi, protegge le beghine intervenendo presso il papa Giovanni XXII e con iniziative in loro favore nella sua diocesi. Il 13 agosto 1318, grazie alle insistenze di generosi protettori (tra i quali lo stesso vescovo Adolphe de La Marck), Giovanni XXII con la sua bolla “Ratio recta” annulla la condanna promulgata sei anni prima contro le beghine dei Paesi Bassi e della regione di Liegi.

Cesarius di HEISTERBACH (1180-1240)
È stato abate e scrittore tedesco, priore della ex abbazia cistercense di Heisterbach. Cesarius ha parlato delle beghine in termini molto elogiativi come lo ricorda Walter Simons nel suo magnifico libro Cities of Ladies  : “Cesarius di Heisterbach, un monaco cistercense residente nella regione di Colonia e ben informato sugli avvenimenti dei Paesi Bassi, ha affermato che “benché queste [sante] donne, che sappiamo essere molto numerose nella diocesi di Liegi, vivano tra il popolo portando vesti come i laici, esse superano molti conventi nell’amore per Dio. Esse vivono la vita eremitica tra le folle, spirituale tra i mondani e verginale tra quelli che cercano il piacere. Dato che la loro battaglia è più grande, la loro grazia pure, e una più grande corona le aspetta” (p.35)

Dieudonné DUFRASNE (1938-2017)
Dieudonné Dufrasne era nato nel 1938 a Cuesmes nel Borinage carbonifero belga. Divenuto monaco benedettino nel 1959 e poi ordinato sacerdote nel 1963, Dieudonné era uno dei fondatori del monastero di Clerlande dove il 27 ottobre 2017 si è celebrato il suo funerale. Là si era soprattutto interessato al rinnovamento liturgico, ma anche all’animazione di gruppi e alla generosa personale accoglienza di cui anch’io avevo potuto avvalermi nel corso delle mie ricerche sulle beghine. Il suo nome resterà unito alla pubblicazione nel 2007 di Libres et folles d’amour, una delle prime opere divulgative sul movimento beghinale, in seguito poi tradotto anche in italiano con il bel titolo Donne moderne del Medioevo. Un libro in cui si palesa la sua profonda ammirazione per l’audacia amorosa delle beghine e in cui ce ne presenta tre di esse : Mechthild di Magdebourg, Hadewijch e Marguerite Porete. Dieudonné è stato “Un uomo di Dio vicino alla gente. La sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua giusta parola exprimono quanto gli stesse a cuore di essere testimone di un Dio che si è fatto carne nelle nostre gioie e nelle nostre pene“, scrive Marcela Lobo in uno dei 52 testi commemorativi .

ECKHART Mastro (ca 1260-1328)
Forse si chiamava Giovanni, era nato a Hochheim, in Turingia, intorno al 1260, da una famiglia della piccola nobiltà. Entrato nell’ordine domenicano, svolge il suo noviziato a Erfurt, poi nel 1285 è  inviato a Colonia allo Studio generale domenicano, dove avevano operato Alberto Magno e Tommaso d’Aquino.
Il 18 aprile 1294 è a Parigi come lettore delle Sentenze di Pietro Lombardo, primo incarico di insegnamento, in forza del quale si conseguiva la licenza per il dottorato in teologia, condizione per una cattedra. Fu anche lui, come Tommaso d’Aquino, per 2 volte magister actu regens, ordinariato dell’università di Parigi. L’ultima fase di insegnamento la svolge a Colonia. Scrive in lingua volgare 4 trattati e circa 120 sermoni.
Mastro Eckhart fu anche uomo di governo : dal 1294 al 1298 priore del convento di Erfurt e vicario della Turingia. Nel 1303, priore provinciale della provincia domenicana della Sassonia. Poi nel 1307 di quella di Boemia e nel 1324 a Strasburgo ricopre l’incarico di vicario generale con la giurisdizione sui monasteri femminili dell’Ordine dei predicatori.
Lui stesso grande predicatore, gli si rimproverava di predicare ai laici in lingua tedesca le grandi riflessioni teologiche. In seguito a una denuncia mossa da due domenicani, calunniatori e intriganti, che contestavano il suo modo di predicare, l’arcivescovo di Colonia, Enrico II di Virneburg, nel 1326, dà inizio a un processo di inquisizione nei confronti di Maestro Eckhart, Egli allora fa appello alla sede apostolica di Avignone, dove si svolgerà il processo. Muore nel 1328 durante il viaggio. Il 27 marzo 1329, papa Giovanni XXII promulga la Bolla In agro dominico, con la quale condanna ventotto proposizioni tratte dalle sue opere.
Grande figura della mistica renana, durante i 10 anni del suo mandato di Vicario generale dell’ordine Domenicano a Strasburgo, protegge le beghine e interviene in loro sostegno. In seguito sarà assiduo frequentatore del beghinaggio di Colonia. Come nota Jacqueline Keulen nel suo libro su Hadewijch, Mastro Eckhart trasse molti spunti dalla mistica beghinale che seppe in seguito sviluppare (approfondimento della vita interiore, unione contemplativa senza intermediari, deificazione, annichilimento nell’Uno,…).

Foulque de TULOUSE(ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)
Nasce da una famiglia genovese stabilitasi a Marsiglia. Dopo essere stato mercante e poeta, diviene monaco cistercense, dato che il suo amore per Eudoxie de Montpellier non viene corrisposto. Così, nel 1195, scrive il suo ultimo poema e entra nell’Ordine. Sarà poi vescovo di Tolosa e parteciperà alla crociata contro gli Albigesi. Cercando rifugio a Liegi scopre le beghine da cui sarà molto colpito e che porterà in esempio. Provvisoriamente rifugiatosi a Oignies, insiste presso Jacques de Vitry affinché scriva la Vita di Marie, dato che la considera “defensor Dei” ed esempio efficace nella lotta contro i Catari. Per questo Jacques gli dedicherà quest’opera.

Geert  GROTE (1340-1384)
Canonico e notabile nella città olandese di Deventer, Geert Grote conosceva molto bene il mondo delle beghine e molto probabilmente se ne ispirò per la fondazione della Devotio Moderna, un movimento – i fratelli e sorelle della vita comune- per un cristianesimo povero, personale e laico che ebbe molto successo in Belgio, Olanda e Germania occidentale ed è considerato una delle anticipazioni della Riforma. Le Sorelle della Devotio avevano come soprannome il termine beghina, ma a differenza di queste, vivevano in comunità di beni (Charles Caspers, Breda, 2017).
Grote aveva in grande stima le beghine che pur non pronunciando voti perpetui vivevano in semplicità evangelica e non erano certo da meno dei religiosi.

Goswin de BOSSUT (XIII°)
Cistercense dell’abbazia di Villers, è il presunto autore della Vita di Ida di Nivelles e forse di altre biografie. Dei contatti intensi, informali e non istituzionali, esistevano infatti tra i monaci di Villers e le beghine della zona di Nivelles-Oignies. 

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)
Chierico della diocesi de Beauvais, fu incarcerato nel 1308 e condannato nel 1310 al carcere a vita per aver aiutata e difeso Marguerite Porete. Romana Guarnieri così scrive di lui: “Strenuo difensore della “vita apostolica”, si dichiara inviato da Cristo a sostenere e salvare quei fedeli che tutto hanno dato e vivono in perfetta povertà, e per questo vengono perseguitati 

Guido de NIVELLES (+1227)
Sacerdote, cognato di Marie d’Oignies, fu il cappellano del lebbrosario di Willambroux, quando anche Marie e il marito vi si trovavano. In seguito officiò nella cappella dell’adiacente comunità beghinale fino alla sua morte avvenuta nel 1227.

Hugues de PIERREPONT (+1229)
Principe vescovo di Liegi dal 1200 al 1229, accoglie e promuove nella sua diocesi il movimento penitenziale femminile, di cui Marie d’Oignies è una delle figure più note.

Jacques PANTALÉON (1195-1264)
Arcidiacono di Liegi, era grande ammiratore di Julienne, la beghina-reclusa di Mont-Cornillon, più tardi monaca agostiniana, la quale, in seguito a una visione, promuove la Festa del Corpus Domini. Egli la sosterrà presso l’allora vescovo di Liegi, Robert de Thourotte. Divenuto poi lui stesso papa, Urbano IV (1261-64), con la sua bolla «Transiturus de hoc mundo», nel 1264, ufficializzerà questa festa prescrivendola a tutta la chiesa.

Jacques de VITRY (1170-1240)
Originario di Vitry-sur-Seine (Reims), parroco d’Argentueil, « magister parisiensis », canonico regolare a Saint Nicolas d’Oignies, arcivescovo d’Acri (1216), ausiliario del Vescovo-Principe di Liegi, cardinale vescovo di Frascati (1228), muore a Roma nel 1240. Accompagnò i crociati nell’assedio di Damietta (1218).
Grande difensore delle beghine, contribuì a sostenerle e a farle riconoscere dall’autorità ecclesiastica. Jacques de Vitry fu colpito dalla figura di Marie d’Oignies, di cuis scrisse una « vita » in vista della beatificazione. Era partito da Parigi, dove era maestro de teologia. “Stanco di studi aridi e di mondanità e assetato di vita interiore, aveva finito per stabilirsi vicino a lei (Marie) come canonico del piccolo e povero priorato agostiniano (Romana Guarneri, Donne e chiesa tra mistica e istituzioni, p.76). Profondamente colpito dalla sua saggezza, abbandonò l’insegnamento per diventare un umile predicatore itinerante. D’ora in poi Marie sarà l’ispiratrice di tutti i suoi sermoni. Per Jacques donne come Marie potevano salvare la cristianità dalla minaccia eretica.

Jan van RUUSBROEC ou RUYSBROEC ou RUYSBROECK (1293-1381)
Frequenta molto da vicino l’ambiente beghinale, dato che sua madre trascorre gli ultimi anni di vita nel beghinaggio di Bruxelles, dopo aver lasciato il villaggio di Ruysbroeck per essere vicina al figlio che stava per diventare sacerdote presso la Cattedrale di Ste Gudule a Bruxelles. Lo stesso Ruusbroec assume la guida spirituale di una comunità di beghine di Bruxelles. Dopo 20 anni di servizio parrocchiale, si ritira a Groenendal con altri due compagni per vivere una vita più contemplativa. “Quando la si riferisce al quadro dell’epoca, la fondazione di Goenendal può apparire come altra cosa dal desiderio di una vita spirituale al riparo dalle preoccupazioni e dagli incarichi parrocchiali. Era prendere la giusta strada tra la corruzione del clero e la sregolatezza dei folli d’amore in rottura con la Chiesa” (Claude-Henri Rocquet, p.45)
Infatti così si esprime Ruysbroeck nel suo Del tabernacolo spirituale: “Guardate i principi della Chiesa e ditemi se sono bravi pastori. I loro palazzi sono pieni di servitori. Da loro abbondano grandezza e potenza, ricchezza del mondo. La loro tavola crolla di piatti e di nettare, i loro armadi e i loro bauli sono pieni di vestiti preziosi e di gioielli, hanno in abbondanza tutto ciò che la terra offre di più magnifico. Ma non hanno mai abbastanza e più ricevono, più vogliono. Sono simili al miserabile mondo affamato di beni terrestri perché non ha il gusto di Dio
Molti tratti della sua spiritualità sono di origine beghinale. Paul Verdeyen affirma che « ha dovuto essere molto influenzato  dagli scritti della beghina Hadewijch e possiamo addirittura affermare che Ruusbroec e i suoi confratelli hanno « salvato » la posterità letteraria di Hadewijch. Dato che, chiunque conosce la storia degli scritti femminili di quest’epoca, sa che la beghina Hadewijch ha dovuto far fronte a numerosi problemi”. Dolce, umile, luminoso, solitario, è il certosino Denys che, nel XV° secolo, lo soprannomina l’Ammirabile per la profondità e la quantità delle sue opere scritte in lingua materna, il thiois, il vecchio fiammingo.
Una ben diversa lettura ne viene data da Jacqueline Kelen che gli rimprovera di aver “espropriato” Hadewijch senza averla citata una sola volta.
(Fonti : Les activités de Ruusbroec à Bruxelles, conferenza di Paul VERDEYN s.j. il 14 febbraio 1998 – Claude-Henri ROQUET, Petite vie de Ruysbrouck, Desclée de Brouwer, Paris, 2003 – Jacqueline KELEN, Hadewijch d’Anvers ou la voie glorieuse, Albin Michel, 2011).

Jean de NIVELLES (+ poco dopo 1219)
Importante figura dell’ambiente ecclesiastico di Liegi, si ritirò poi nel monastero di Oignies,  tra il 1215 e 1219. Ebbe considerevole influenza sullo sviluppo del primo nucleo di beghine a Liegi, senza esserne per altro il fondatore. Jacques de Vitry diceva di lui che era “luce, maestro e padre spirituale dell’intera diocesi”.

Lambert LE BEGUE (1131 – 1180 o1187)
Sacerdote di Liegi da cui alcuni hanno fatto erroneamente derivare il nome di “beghine”, mentre sarebbe più corretto supporre che l’epiteto “Le Bègue” gli fosse attribuito per sua protezione verso le beghine. Fu anche considerato fondatore del movimento beghinale in seguito a un’idea emersa in ambiente clericale intorno al 1250 per affermarne la preminenza maschile. Secondo il professore D’Haenens, l’epiteto Bègue sarebbe Bège e farebbe allusione all’abito di lana grezza che portavano Lambert e i suoi discepoli. Fu arrestato, maltrattato e imprigionato nel castello di Revogne-lez-Rochefort, poi portato in prigione a Roma per aver predicato contro gli scandali e la simonia della Chiesa di Liegi. Pare che avesse inviato al papa Callisto III un testo critico – l’Antigraphum Petri (la difesa di Pietro) – in cui denunciava il lassismo dei preti. A quel tempo, molti chierici vivevano apertamente con le loro spose.
La traduzione in lingua vernacolare degli Atti degli Apostoli (tradotti in rima perché la gente analfabeta potesse memorizzarli più facilmente), di alcuni testi del Nuovo Testamento e di Vite di Santi, tra le quali quella di Santa Agnese, gli valsero una condanna e la prigione. Ma riabilitato dal papa Callisto III al quale aveva inviato un’apologia in sua difesa, ritornò a Liègi dove morì poco tempo dopo (nel 1180 o 1187 secondo le fonti). Poco prima della sua morte, avrebbe fatto erigere a sue spese una chiesa a San Christophe e alcune casette destinate ad accogliere delle donne desiderose di vivere sotto la sua direzione, al riparo dal mondo o, come altri dicono, una casa ritiro per donne sole, vedove dei crociati. (Fonti: J.Delmelle, Lemmens, p. 103-105, Simons)

Louis IX (santo) (1214-1270)
Diviene re di Francia all’età di 12 anni. Conduce due crociate (VII e VIII). Nel 1260 fonda il grande beghinaggio di Parigi che pone direttamente sotto la sua protezione e di cui affida la prima direzione a una « Magistra » fiamminga, Agnès de Orchies. Questo beghinaggio, che sarà chiuso nel 1471, poteva ospitare circa 400 donne, vedove o giovani nubili.

Louis MASSIGNON (1883-1962)
Orientalista e teologo francese, grande conoscitore dell’islam e in particolare della sua mistica. Fu molto colpito dalla beghina Christine di Sint-Truiden (+1224), santa sencondo Massignon, beata secondo Pio IX (nel 1857). Su invito del p.Van Straeten, rettore dei Redentoristi che conservano le reliquie della santa e prestano servizio nel santuario di Steenart, Louis Massignon prepara uno studio e una conferenza per il giovedi 24 luglio (giorno della morte) 1924, nel 7° centenario della sua morte. Questo testo sarà poi pubblicato nella rivista La Cité chrétienne e nel 1950 in un volume d’omaggio. La figura di Christine colpisce Massignon su diversi piani, personali e spirituali. Nel Gedenkboek pubblicato nel 1950 leggiamo: “L.Massignon professore al Collège de France, che nel 1924, in occasione del 7° centenario della morte della santa Christine, aveva domandato di poter glorificare la santa in riconoscenza della grazia della sua conversione che egli attribuisce alla nostra vergine di Saint-Trond” (p.350). Sul piano scientifico e spirituale, il testo approfondisce la sua riflessione sui temi della sostituzione, dell’oblazione riparatrice di “vittime speciali” e permette a Massignon di “polemicare” sui temi del miracolo e dei fenomeni soprannaturali. (Fonte: MASSIGNON Louis, Ecrits mémorables, Tome I, Laffont, Paris, 2009) 

Mario SENSI (1939-2015)
Nasce ad Assisi nel 1939, è ordinato sacerdote nel 1963 e subito dopo nominato parroco di Colfiorito. Dottore in teologia (1967) e poi Dottore in filosofia (1970), nell’ottobre 1988, riceve l’incarico di docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense, divenendo, nel 2002, professore della cattedra di Storia della Chiesa antica e medievale. Dall’ottobre 2009 è stato professore emerito. Ha fatto emergere nella storia con una minuziosa perizia tante comunità bizzocali dell’Italia Centrale. A lui si devono le monografie più complete di queste esperienze, nate “da duro studio solitario, lento, silenzioso, indefesso” come ebbe a dire Romana Guarnieri, sua grande amica. L’opera, in due volumi, che le riassume è « Mulieres in Ecclesia ». Storie di monache e bizzzoche, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 2010
Sin dal lontano 1960, Mario Sensi, allora seminarista ventenne, si imbatté nelle bizzoche duecentesche e esplorò vari archivi parrocchiali e diocesani facendo emergere “dalla fitta nebbia un paesaggio affascinante, abitato da una folla di figure femminili minori…tutte legate tra loro da una commovente solidarietà “di genere”, attestata da innumerevoli testamenti, dettati da donne facoltose a favore di altre donne più povere di loro, pie le une, pie le altre” (Guarnieri, p.408). In Umbria erano moltissime.  Fu anche dinamico animatore dell’Associazione archivistica ecclesiastica.

Pierre de DACIE
È uno degli scrittori più importanti in lingua latina della letteratura svedese. Pierre nasce a Visby (Isola di Gotteland) tra il 1230-1240. Intorno al 1250 entra come novizio nel convento dei frati predicatori della sua città natale (il termine “domenicani” sarà in uso solo a partire dal sedicesimo secolo), dove pronunciò i suoi voti. È di temperamento nevrastenico, con una personalità dedita al rigore della disciplina domenicana. L’incontro con la beghina Christine de Stommeln nel 1267 a Cologna, dove termina i suoi studi presso lo Studium fondato da Alberto Magno, sconvolgerà la sua vita spirituale. Accade quando il 20 dicembre 1267, introdotto dal confratello Walter, va a visitare questa beghina che conosce estasi, allucinazioni e stimmati. Tra il 1267 e il 1269, Pierre incontra Christine 13 volte e poi va a studiare a Parigi presso Tommaso d’Aquino, dove rimarrà più di un anno e da lì inizierà una corrispondenza che finirà solo alla sua morte. Di ritorno da Parigi incontra  Christine per la quattordicesima volta il 29-09-1270. Rientra in Svezia dove insegna filosofia e teologia e sarà priore in diversi monasteri. Approfittando di un viaggio a Colonia, dove si è recato per i suoi problemi cardiaci, farà una quindicesima  visita a Christine che tenterà di portare in Svezia a tre riprese.
Un’ultima visita avrà luogo nel 1287 al suo ritorno dal capitolo generale di Bordeaux. Nel 1288 la sua salute diminuisce. Muore durante la Quaresima del 1289. Christine gli sopravvive durante 23 anni. Pietro scrisse la Vita di Christine, fece i resoconti delle sue visite e collezionò 38 loro lettere (quelle di Chrsitine sono dettate ai suoi confessori).
Il rapporto con Christine lo ha aiutato a superare la sua naturale malinconia e ad esprimere una forma di lirismo, più ispirato ai salmi che al dolce stil novo. Ernest Renan era interessato a questo “idillio monastico”, gioiello dell’amicizia spirituale.

Robert de SORBON (1201-1274)
Nasce in una famiglia di contadini in un piccolo comune delle Ardenne. Studia per divenire sacerdote, sarà poi promosso dottore e provvisto di una canonica nella chiesa di Cambrai. I suoi sermoni e le sue conferenze gli valgono una così buona reputazione che il re san Louis lo sceglie come cappellano e forse anche come confessore. È il fondatore della Sorbona dove i laici che studiano teologia  possono essere sgravati dalle difficoltà materiali. Il romanzo La notte delle beghine ci fa sapere che Robert de Sorbon teneva dei sermoni nel grande beghinaggio di Parigi e difendeva le beghine. Lo storico Grundmann scrive che “Alla metà del XIII° secolo, all’Università di Parigi, due teologi insegnavano l’uno vicino all’altro: l’uno, Robert de Sorbon, vedeva le Beghine e i Papelardi come persone particolarmente pie, che proprio per la loro pietà autentica e fervente erano disprezzate e derise dai sostenitori di una vita mondana; l’altro, Guglielmo di Saint Amour, fanatico oppositore di tutto il movimento pauperistico, scagliava i suoi veementi insulti e le sue insinuazioni piene di scherno contro le Beghine e  i Papelardi” (Grundmann, Movimenti religiosi nel medioevo, Il Mulino,1974 p.339)

Thomas de CANTIMPRE (+1272)
Di una generazione più giovane di Jacques de Vitry, Thomas de Cantimpré nasce a Bellingen nel Brabante fiammingo (sud di Bruxelles) intorno al 1200. Figlio di una nobile famiglia, destinato a diventare prete, a 6 anni è inviato all’Abbazia di Cantimpré e frequenta fino ai suoi 17 anni i corsi della scuola capitolare della cattedrale dove sarà ufficialemente integrato a questa comunità di canonici regolari e riceverà l’ordinazione sacerdotale nel 1223. L’entrata di Thomas tra i domenicani nel 1232 segna una nuova tappa: prende l’abito nel convento di Leuven dove vivrà quasi sempre, eccetto brevi soggiorni a Parigi, Treviri e Colonia. Seguendo lo spirito domenicano il nuovo religioso riprende immediatamente i suoi studi: a Colonia presso San Tommaso d’Aquino e  Alberto Magno poi a Parigi nel convento di Saint-Jacques. Nel 1246 ritorna a Leuven dove esercita la funzione di sotto-priore e di lettore, poi di predicatore generale per una regione che copre parte della Germania, del Belgio e della Francia. Predicatore bilingue, percorre le Fiandre da est a ovest e anche la Francia per predicare contro gli Albigesi. Muore un 15 maggio senza dubbio verso il 1270-1272. A lui si devono varie agiografie di beghine (Béatrice de Nazareth, Christine de St Trond, Marguerite d’Ypres, le supplément à la Vie de Marie d’Oignies…). Ma la sua più celebre opera è Il libro delle api , un trattato di religione e di morale pratica nel quadro di un’allegoria sulle api. Vi si colgono elementi di antropologia, zoologia, botanica, mineralogia, astronomia, astrologia e metereologia.

 

Ritratti di beghine

Beghinaggio di Breda

Che siano celebri o no, in questo repertorio sono riprese tutte le beghine di cui ho trovato traccia. Rendiamo insieme omaggio a tutte queste tessitrice del movimento beghinale.

A volte i tratti della loro vocazione sono imprecisi o possono modificarsi col tempo, perché la vita stessa è mutevole e molteplici le modalità dei vissuti della scelta beghinale. Inoltre, elementi laici e religiosi si intrecciano in essa e le pressioni ecclesiastiche non sono assenti.

Ogni beghina menzionata nella lista dispone, o disporrà prossimamente, di una breve biografia. Per leggerla basta cliccare sul nome. Quando possibile, un link blu rinvia a una descrizione più ampia della loro vita. Ho scritto in rosso i tratti che ci autorizzano a includerle tra le beghine o vicine al movimento beghinale. Alcune biografie sono state preparate da altre persone che ringrazio per la loro generosa collaborazione. In questo caso, il loro nome è menzionato.

Sono ricordate sia le beghine tradizionali, sia quelle moderne, ma decedute, perché tutte appartengono alla stessa avventura. La lista sarà sempre incompleta perché la memoria è da costruire, tuttavia con quelle che già ci sono, siamo davvero in buona compagnia. Eccole :

Agnès d’ANTHÉE (XIVe)

Aleydis VAN KAMERIJK  ( de CAMBRAI ) (+1235)

Alyt BAKE ( 1415-1455 )

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angelica BONFANTINI (+1244)

Angelina di MONTEGIOVE (1357-1435)

Anna VAN SCHRIECK (Anversa, + 1688)

Anna CORDEYS (Dienst e Lovanio, +1720)

Béatrice de NAZARETH(+/-1200-1268)

BLOMARDINNE (+ 1355)

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Cecilia FERRAZZI(1609 – 1684)

Chiara da MONTEFALCO (1268-1308)

Chiara da RIMINI (1282-1346)

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )

Christina EBNER (1277-1356)

Cristina di MARKYATE (1096-1115)

Christine COUCKE (XVe)

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Christine de STOMMELN (1242-1312) (de Stumbele ?)

Clusin ou Claesinne NIEUWLANT (Gent, + 1611)

COLETTE (+/- 1381-1447)

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Douceline de DIGNE(+/-1214/15 et 1274)

Elizabeth de BERG (XIIIe)

Sainte Elisabeth d’HONGRIE

Elisabeth de SPALBEEK (1246–1304)

Elisabeth de THURINGE (1207-1231)

Eve de SAINT MARTIN (1190-1265)

Francesca ROMANA al secolo Ceccolella Bussi , (+1440),

Gertrude RICKELDEYof ORTENBERG (+ 1335) and Heilke of STAUFENBERG (+ dopo il 1335).

Gertrude VAN OOSTEN(+ 1358)

HADEWIJCH (+1250 ca)

Ida of GORSLEEUW (+ dopo il 1262)

Ida van LEEUW (+ 1260 ca)

Ida de LOUVAIN + 1300

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivette ou Jutta de HUY (1157-1228)

Jeanne d’ARC (1412-1431)

Joan d’ANTHÉE (XIVe)

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

Jutta de LOOZ (ou de Huy) (+ 1227)

KATELINE (XIVe)

Katherina VANDER HULST (XVe)

KATREI Sorella (XIVe)

Linke DOBBE (XVIe)

Lutgarde de TREVES (+1231)

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

Margherita di CORTONA

Maria Bendetta di CARIGNANOe Maria Angela CANAL (XV° secolo)

Maria VAN HOUT (+1547

Marie di GREZ(+1271)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie PETYT (1623-1677)

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella VAN HOECKE (1908-2008)

Margherita d’ARLON (+1414)

Marguerite PORETE (+1310)

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

MATTEKEN (XVe)

Mechthild de MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Odile de LIÈGE (+1220)

Philippinne de PORCELLET (Marsiglia)

Rita da CASCIA (1381-1457)

Romana GUARNIERI (1913-2004)

Sofia del fu BARTOLO

SPARRONE (Aix en Provence)

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIIIe)

Ysabiaus de WARLAING (XIVe)

Abbaye de Fontevraud
Particolare – Abbazia di Fontevraud

Angelica BONFANTINI (+1244)

Intorno all’anno 1190, Angelica decide di lasciare la sua agiata famiglia (il padre Caicle di Bonfantino e la madre Bologna) e di ritirarsi come eremita su un terreno del Colle della Guardia datole dalla famiglia. Negli anni successivi si forma una comunità e nel 1194, l’allora vescovo di Bologna, Gerardo Ghisla, su ordine di Celestino III, pone la prima pietra di quella che sarà la Chiesa di San Luca.
Possiamo parlare di Angelica come di una beghina ? A mio parere, si. In « 101 donne che hanno fatto grande Bologna » (ed Newton Comptoir Editori, 2012), Serena Bersani dice “non è chiaro in quale ambito delle istituzioni religiose si sia collocata Angelica. Di certo non fece professione di voti a una determinata regola, ma era una donna che si era convertita alla vita religiosa, votata all’eremitaggio e in seguito alla costituzione di una forma comunitaria di tipo cenobitico. Pur non appartenendo a una struttura religiosa istituzionalizzata, ebbe sempre l’approvazione della sede apostolica e del vescovo di Bologna” (p.25) Si legge inoltre che ricevuti i terreni in dono dalla madre, Angelica decise due anni dopo di farne dono ai canonici di Santa Maria di Reno “riservandosene l’usufrutto a vita a patto che l’aiutassero a costruire la chiesa e il monastero che avrebbe poi ospitato gli stessi canonici”. L’atto fu formalizzato davanti al notaio il 30 luglio 1192. Presto però iniziarono le liti coi canonici e Angelica riuscì a farli partire grazie a una bolla papale. I possedimenti passarono sotto la giurisdizione della Santa Sede. Morto il padre, la madre comprò altri terreni sul colle e il suo esempio fu imitato da altri benefattori bolognesi. Alla morte dell’anziana Angelica  nel 1244, la chiesa e il monastero erano già ben consolidati e pronti a trasformarsi da comunità eremitica a comunità monastica.

Angelina da MONTEGIOVE (1357-1435)
by Anna Clotilde FILANNINO

Anna Clotilde Filannino devant le tableau de la
Bienheureuse Angelina da Montegiove

La beata Angelina da Montegiove è una donna umbra, vissuta tra il sec. XIV e il XV, conosciuta come la fondatrice del Terz’Ordine francescano claustrale. In  realtà lei ha creduto nella possibilità di vivere una forma di consacrazione alternativa a quella monastica. Vi ha creduto  e ne ha ottenuto il riconoscimento ufficiale, consentendo non solo a se stessa e alle sue compagne  ma anche a molte  donne di uscire dall’illegalità, che era stata per decenni la condizione di tante e aprendo una strada ad altre che, per il numero chiuso degli ingressi nei monasteri femminili, non potevano incamminarsi per una via di consacrazione. Queste altre sono donne in gran parte umbre che vivevano un’analoga  esperienza a Foligno, in Assisi e a Todi, sostenendosi vicendevolmente. Nei decenni successivi, gruppi di donne di altre città  dell’Italia centrale – Firenze, Ascoli, Viterbo e più tardi Perugia e L’Aquila—si uniranno ad esse  e il loro rapporto diverrà più intenso fino a condurle alla decisione di dar vita nel 1428  ad una  Congregazione, la Congregazione di Foligno—di cui Angelina diviene ministra generale con l’autorità di visitare, esortare, trasferire le sorelle da una sororità all’altra. Siamo di fronte ad una realtà di donne che desiderano vivere intensamente la loro vita spirituale in modo analogo a quella che si riscontra nei beghinaggi dell’Europa fiamminga. La loro esperienza in Italia, dopo qualche decennio dall’approvazione, fu ripetutamente ostacolata  perché considerata in contrasto con il tentativo di riforma  portato avanti dai Francescani Osservanti della seconda generazione. Ci volle l’umile  tenacia  di Angelina e delle sue sorelle per non soccombere e tenere fede alla felice intuizione di cui erano  portatrici.

HADEWIJCH (+1250 ca)
by Alessia VALLARSA

Hadewijch by Christine Daine,
Clarisse de Belgique

Sulla figura storica di Hadewijch ci si muove ancora nell’incertezza: la sua opera contiene pochi riferimenti biografici e manca una Vita a lei dedicata. La lingua brabantina dei suoi scritti la situa nel ducato di Brabante, ad Anversa secondo una tarda tradizione, o forse a Bruxelles. Viene considerata attiva attorno alla metà del XIII secolo ma c’è chi invece la colloca agli inizi del XIV. Non rimane che la sua opera, che consta di 31 lettere in prosa e 16 in rima, 45 canzoni e 14 visioni. Nella letteratura neerlandese Hadewijch occupa un posto fondamentale essendo una delle primissime autrici grazie alle quali, fatto eccezionale, la prosa e la mistica fanno ingresso in questa letteratura. Donne – mistica – prosa: è stato sottolineato come questo legame non sia un caso. Hadewijch parlò di Dio non più in latino ma nel volgare neerlandese. Con un’operazione creativa ed audace il linguaggio della mistica uscì dall’ambiente dei chierici e venne riformulato in volgare. Molto probabilmente Hadewijch fu una beghina, forma di vita religiosa, quest’ultima, sorta all’interno del vasto movimento religioso femminile che nelle regioni del Brabante e della diocesi di Liegi ebbe straordinaria fioritura. H. Grundmann ha evidenziato come la nascita della letteratura spirituale in volgare sia direttamente legata all’espandersi di tale movimento femminile. Dagli scritti emerge che Hadewijch fu guida di un gruppo di amiche che esortava a vivere radicalmente per la minne, il nobile Amore, unico grande tema della sua vita, metafora della relazione tra amanti, quindi anche tra una donna e Dio. Per questo scrisse per loro lettere, canzoni e visioni, opere che rivelano la sua familiarità con la bibbia, la patristica, i mistici del XII sec. e la lirica dell’amor cortese di cui adottò, soprattutto per le canzoni, lo stile, i temi e, scoperta recente, le melodie: parlò dell’amor cortese per parlare dell’amore mistico. Sollecitò un’amica in questo modo: “Fa’ che non ti basti nulla che sia da meno della minne”.

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivana Ceresa nasce nel 1942 in provincia di Mantova, città dove poi abiterà fino alla sua morte nel 2009. Lei che fin dalle scuole superiori avrebbe voluto essere teologa, dovrà aspettare le ricadute del Concilio Vaticano II per poter accedere alla facoltà di teologia, inaccessibile alle donne fino agli anni 70. Divenne quindi insegnante di lettere e solo più tardi teologa. Il suo libro “Dire Dio al femminile” è stato per molte donne una presa di coscienza delle questioni di genere e della necessità di un’uscita dal patriarcato. Ivana si definiva una beghina e diceva : “io sono la beghina di ogni tempi, perché sono una beghina un po’ in incognito…Amo alla maniera delle beghine, in modo anticonformista e un po’ trasgressivo” (Ivana Ceresa, L’utopia e la conserva, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2011). La sua amicizia con Romana Guarnieri, la storica che identificò nel 1946 il libro di Margherita Porete, e con Luisa Muraro, grande studiosa del mondo beghinale, ha rinforzato questa sua identificazione che la portava a dire: “essere beghina oggi è continuare la scelta di queste donne, cioè vivere nel mondo senza essere del mondo”. Nel 1996, Ivana realizza la sua opera più importante: la fondazione dell’Ordine della Sororità di Maria SS. Incoronata, riconosciuta dal vescovo di Mantova, Egidio Caporello, il 18 marzo 2002. Nell’introduzione alla Regola dell’Ordine della Sororità Ivana fa riferimento alle beghine del Nord e come le beghine esprimevano una forte libertà femminile con la loro autonomia e indipendenza nei confronti del controllo maschile, sia ecclesiastico che civile, così pure la Sororità afferma: “Noi siamo donne convocate dallo Spirito Santo per rendere visibile la presenza delle donne nella Chiesa e nel mondo”.

Sorella KATREI (XIV secolo)

Questa è la storia di sorella Katrei, figlia (spirituale, ndr) di Meister Eckhart a Strasburgo” (p.11)”con questo enigmatico incipit si apre un testo del XIV° secolo scritto, in medio alto tedesco, incluso da Franz Pfeiffer nel volume dedicato a Master Eckhart. Ma chi è sorella Katrei ? Marco Vannini, curatore dell’edizione italiana, suppone che con molta probabilità Katrei fosse una beghina, molto ispirata dal pensiero di Eckhart e che per finire, pur umile ragazza, superò persino il Maestro per la radicalità delle sue conclusioni. Forse anche perché lui era più di lei “preoccupato di salvarne la compatibilità con l’istituzione ecclesiastica” (p.11) arguisce Marco Vannini.
Beghina perché Katrei poteva operare liberamente le sue scelte, spostare la sua residenza e essere indipendente da ogni autorità. L’appellativo sorella forse interviene per indicare la sua appartenenza al movimento del Libero Spirito, al quale anche Eckhart si era avvicinato. Per  questo fu accusato di eresia e chiamato a giudizio, ma morì durante il viaggio affrontato per andare a giustificarsi presso lo stesso papa.
Strasburgo contava allora 85 case di beghine e Colonia 169. Luoghi ben conosciuti e anche frequentati da Master Eckhart, soprattutto durante il suo incarico di Vicario generale dell’Ordine a partire dal 1314 a Strasburgo, ma anche poi a Colonia dove insegna nello Studium dominicano forse a partire dal 1324.
Nella sua profonda esperienza spirituale, raccolta nel manoscritto sopracitato, Katrei approda alla conclusione di poter conseguire una stabile condizione di grazia (bewerung in tedesco), di unione permanente con Dio. Non il Dio (got) determinato nei modi, quello delle varie religioni, ma la Divinità senza nome (gotheit), fondo senza fondo, della quale non ci si può appropriare. Questo avviene attraverso “quel completo venir meno…ovvero quel completo annichilimento che coinvolge necessariamente anche i legami e i contenuti religiosi”(p.17).
Fonte: Pseudo Master Eckhart, Diventare Dio. L’insegnamento di sorella Katrei, a cura  di Marco Vannini, Adelphi edizioni, Milano, 2006

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie nasce a Nivelles (Belgio) nel 1177 da genitori facoltosi, che ben presto delude per la sua indifferenza nei confronti di vestiti e ornamenti. Pur conoscendo bene il mondo cistercense, non voleva diventare monaca. A 14 anni i genitori la obbligano a sposare Jean, anche lui proveniente da un’agiata famiglia di Nivelles. Fin da subito dopo il matrimonio, finalmente fuori dall’orbita genitoriale, avvia intense pratiche ascetiche di digiuno, preghiera e carità. Dopo alcuni mesi dal matrimonio, Jean vive una conversione che lo avvicina a Dio. Insieme decidono per una “vita apostolica” che comportava anche una relazione coniugale come fratello e sorella, senza relazioni sessuali. Lasciano la loro casa di Nivelles e vanno a raggiungere un’informale comunità di vita apostolica non molto distante, a Willambroux, che vive vicino a un lebbrosario, dove  resteranno per 12 (o forse 15) anni. Il fratello di Jean, Guido, è cappellano della chiesa locale e direttore spirituale di questa comunità.
Insieme agli altri membri della comunità, Marie e Jean nutrono e curano i lebbrosi, ma anche altri ammalati o poveri, istruiscono i bimbi, offrono formazione religiosa e pregano insieme.
Maria diventa una “santa vivente”. Tante persone parlano di lei e vogliono vederla. Ha reputazione di una preghiera efficace, sa leggere nelle anime, riconoscendone anche lo stato di salvezza o di peccato e richiama le persone al pentimento. Troppo disturbata da queste folle in arrivo da città e dintorni, nel 1207 si trasferisce nei pressi del priorato di St Nicolas a Oignies, vivendo da reclusa, in una cella accanto al coro della chiesa, una vita di digiuni e preghiere, ma anche prodigando consigli spirituali. Nel 1208, conosce Jacques de Vitry, un canonico che arriva da Parigi per incontrarla ed eventualmente diventare suo discepolo. Marie lo sprona a ritornare a Parigi, dove viene ordinato nel 1210, e poi di ritornare a Oignies per servire i lebbrosi e i bisognosi. Maria diventa la sua “magistra”, inaugurando un’avvincente complicità spirituale in cui sono stati l’un per l’altra una reciproca guida. Marie è anche ricordata per la sua predicazione, pratica adottata dalle beghine perlomeno prima che Gregorio IX la proibisse nel 1228, e per il dono della profezia. È nota per i suoi incredibili digiuni, l’ultimo dei quali della durata di 53 giorni: alla sua morte all’età di 36 anni pesava 33kg. Tuttavia, contrariamente a quanto a volte si legge (anche sul sito “Santi e beati”), non ricevette le stimmate. E’ così onorata, da essere considerata la “prima beghina”, dato anche che intorno a lei si formò la prima comunità beghinale storicamente accertata. Morì il 23 giugno 1213, giorno in cui viene commemorata come beata nel Martirologio romano. Nella prima domenica successiva al 23 giugno, una processione con l’urna delle sue reliquie parte dalla chiesa di Notre Dame de Oignies.
Dopo la sua morte si parlò molto di lei: pare che persino Francesco d’Assisi fosse uno dei suoi ammiratori e che Gregorio IX (papa dal 1227-1241), “smetteva di bestemmiare solo portando al collo il dito di Maria d’Oignies”, come curiosamente riportato da Chiara Frugoni (Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, p.44).

Rita da Cascia (1381-1457)

La più antica immagine conosciuta della santa (cassa solenne, 1457)

Moglie, madre, poi vedova e infine monaca agostiniana: questi sono i successivi passaggi che abitualmente descrivono la vita di Santa Rita da Cascia. Tuttavia, l’accurato studio della storica Lucetta Scaraffia avanza una nuova ipotesi sul fatto che il Monastero di Santa Maria Maddalena, dove Rita trovò accoglienza, fosse inizialmente piuttosto una casa bizzocale. Ella così scrive  “Anche il monastero di Santa Maria Maddalena, probabilmente, era una casa di bizzoche poi passata sotto il controllo degli Agostiniani. Il nome stesso che rimanda a una vita di penitenza piuttosto che di ritiro dal mondo, e la presenza di una confraternita femminile della Santissima Annunziata nella chiesa omonima, anticamente collegata al monastero, sembrano confermare questa ipotesi.” E ancora, la storica Lucetta afferma che “Anche se la visita fatta al Monastero nel 1465 parla di regola agostiniana sappiamo che, in molti casi, il riferimento a questa regola costituiva una mera clausola di regolarità, necessaria per l’approvazione vescovile, ma non corrispondeva a una vera e propria dipendenza da questa istituzione. Casi analoghi sono stati riscontrati nella valle spoletana, dove, su tredici fondazioni femminili sorte alla fine del XIII secolo, sette sole furono istituzionalizzate dai vescovi, di cui sei dichiaravano di aver assunto la regola agostiniana, ma ancora dopo il Concilio di Trento i visitatori apostolici denunciavano lo stato bizzocale delle donne che ne facevano parte” (Da Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili, Vita e pensiero, Milano, 2014, p.108-109).

Romana GUARNIERI (1913-2004)
by Luisa MURARO

Romana Guarnieri

Romana era una studiosa appassionata e straordinariamente generosa di sé, come riconoscono tutti quelli che l’hanno avvicinata. Parlando con lei mi resi conto quasi subito che avevo trovato la depositaria delle ricchezze, da me appena intraviste, della teologia mistica femminile, protagoniste di una stagione ammirevole della civiltà europea, tra i basso Medioevo e l’alba della modernità. Le aveva accumulate negli anni, assimilate con intima partecipazione e ora le metteva a mia disposizione.
Il nostro è stato un lungo incontro, scandito da regolari soggiorni in casa sua, da lunghe conversazioni e da qualche escursione extra moenia. Tutto è stato bello, niente è stato facile, proprio come doveva essere. Romana mi raccontò, per cominciare, della sua amicizia con don Giuseppe De Luca, della sua conversione alla Chiesa cattolica e della loro intensa collaborazione nella casa editrice che avevano fondata insieme, fino alla morte di lui, arrivata troppo presto. Imparai a conoscerla. Lei non prendeva le misure dalla cortesia convenzionale né da altre esteriorità, ma dall’interiorità. Lo faceva, però, restando connessa alla sua interlocutrice, a riprova di una forza e di una calma che si nutrivano a vicenda. Romana aveva un dono speciale, amava le anime. Fuori dagli argomenti di studio, se non era sollecitata, non parlava di religione ma aveva sempre una finestra spalancata sul cielo. Al centro della sua conversione e della sua fede Romana metteva l’amicizia e l’amore di Gesù, lo chiamava proprio così. Interrogata da me, disse che erano superiori all’amicizia e all’amore che la legavano a don Giuseppe De Luca, l’uomo che la fece incontrare con il suo Gesù. Era sincera, senz’ombra di dubbio. Penso anche che questa fosse la verità, per quanto sorprendente. Lo penso perché lei ha dato prova della sua superiore fedeltà a questo amore soprannaturale, nell’amicizia stessa che la legò all’uomo senza mai diventare un attaccamento né, tanto meno, una dipendenza. Sì, era una donna libera e lo era grazie a Dio. Era una beghina.

Per leggere il testo integrale inviatoci da  Luisa Muraro cliccare sul seguente link: Romana Guarnieri testo completo

Dalla rete

Fonti d’informazione disponibile in rete, classificate secondo le 4 principali seguenti categorie :

Articoli e libri
Blog & Facebook & Twitter
Siti di informazione
Video sur Youtube

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Articoli e libri (in ordine cronologico decrescente)

Apolline Vranken,  Des béguinages à l’architecture féministe. Comment interroger et subvertir les rapports de genre matérialisés dans l’habitat ?
tesi di Master 2 in architettura, Prix de l’Université des Femmes, 2018

AAVV, Il movimento beghinale ieri e oggi, testi in varie lingue presentati il 23/08/2017 nel quadro del congresso internazionale in occasione del 750° anniversario del beghinaggio di Breda

Milena GARAVAGLIA, Cohousing al femminile, Abitare nei beghinaggi moderni, e-book, Amazon, 2017

Silvana PANCIERA, The Beguines, Kindle Edition, Amazon, 2013

Mario Sensi, Storie di Bizzoche tra Umbria e Marche, 1995

E.T, KNUTH, The Beguines, 1992, in  http://www.users.csbsju.edu/~eknuth/index.html

Blog & Facebook & Twitter

Debby VAN LINDEN:  https://begijnhovenqueeste.wordpress.com

Debby VAN LINDEN: https://www.facebook.com/Begijnenhovenqueeste-Community-of-beguine-news-796709140445669/

Debby VAN LINDEN: https://twitter.com/BeguineNews

Sisters of Valley https://www.facebook.com/search/top/?q=sisters%20of%20valley

Siti di informazione
Belgio

Sito UNESCO dei 13 beghinaggi fiamminghi registrati nella World Heritage List

Le jardin du béguinage https://www.habitat-groupe.be/acteurs-logement/le-jardin-du-beguinage

Le petit béguinage de La Lauzelle https://www.habitat-groupe.be/le-petit-beguinage
Interview sur le Petit béguinage réalisée avec l’aide d’Evelyne Simoens

Begijnhof van Turnhout www.vriendenbegijnhof.be (segnalato da M. Hugo Vanden Bossche)

Francia

Agence Vivre en béguinage www.vivre-en-beguinage.fr
La Maison des babayagas www.lamaisondesbabayagas.eu

Germania

Fondazione  http://www.beginenstiftung.de
Federazione  www.dachverband-der-beginen.de
BEGINE – Treffpunkt und Kultur für Frauen e. V. – http://www.begine.de
Beginenhof in Berlin  http://www.beginenwerk.de/
Beginenhot Tännich http://www.beginenhof-thueringen.de/index.html

Italia

Metter in ordine la differenza: l’esperienza della Sororità di Mantova, http://www.iaphitalia.org/images/sororita.pdf

Paesi Bassi

Begijnhof van Breda :  http://www.begijnhofbreda.nl/

Resto del mondo

http://begine.wordpress.com/ sito in lingua tedesca, poco aggiornato, che recensisce esperienze di donne che vivono insieme in vari luoghi del mondo

Sisters of Valley https://www.sistersofcbd.com
Giovanni Drogo, Sister of the Valley  https://www.nextquotidiano.it/suore-cannabis-terapeutica-sister-of-the-valley/

Vidéos sur Youtube

Les Béguines  http://www.youtube.com/watch?v=Bm5EzC-x_MU

Testi cartacei

Articoli e libri in ordine alfabetico per autore. Se al titolo è collegato un link, ciò significa che una breve sintesi o il testo stesso sono disponibili.

Potete anche voi collaborare per rendere questa lista più completa, inviando ulteriori riferimenti bibliografici a : info@beguines.info

Sr Felicitas,
Beghinaggio di Bruges
A  B  C  D   E   F   G  H I+J+K    L M   N   O   P  Q+R   S   T   U    V+W+Y Z

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Il movimento beghinale ieri

Statua di beghina
Beghinaggio d’Antwerpen (Anvers)

Verso la fine del XII° secolo appare un fatto inedito: delle donne cominciano ad esistere senza essere né  mogli né monache. Sono vicine di casa o abitano nella stessa casa  o in casette a schiera in una stessa via. Altre sono eremite vicino a una chiesa, altre vivono presso dei malati, altre ancora, sole o in gruppo, vicino a un convento maschile. Oppure, soprattutto se povere, scelgono una vita apostolica errante, pregando e mendicando al grido di  “un pane per l’amor di Dio”.

Nasce così, con una molteplicità di forme, il movimento delle beghine che ha però dappertutto lo stesso scopo: vivere in ambiente urbano, ma ritirate, una vita di perfezione basata sulla preghiera, il lavoro santificato, il servizio ai bisognosi, la vita comunitaria e la ricerca mistica, anche con forme di ascetismo.

L’esperienza beghinale é un originale mixer di elementi laici : individualità, indipendenza istituzionale, lavoro retribuito e di elementi religiosi : vita consacrata ma con voti revocabili, preghiera intensa, servizio ai bisognosi e ricerca mistica.

Il primo gruppo di beghine storicamente documentato si sviluppa intorno a Marie d’Oignies ( vissuta tra il 1177e il 1213), la quale dopo aver per 12 anni curato dei lebbrosi insieme al marito si ritira nel 1207 a vita beghinale a Oignies, nell’Hainaut, provincia del Belgio. Un altro gruppo si forma grazie al prelato Lambert le Bègue che un po’ prima della sua morte, avvenuta a Liegi nel 1187, aveva fatto costruire alcune casettine intorno alla chiesa di San Christophe per accogliervi delle donne desiderose di vivere in disparte del mondo. Si sa anche dell’esistenza a Nivelles a partire dal 1208 di un gruppo di donne che si consacravano alla preghiera e alla carità.

L’aumento considerevole del loro numero, le peripezie per le donne di una vita errante e le pressioni ecclesiastiche per una collocazione protetta portano alla creazione dei beghinaggi, quadrilateri di casette individuali cintati da mura, che acquisiscono poi lo statuto di parrocchie. Il movimento ha la sua massima espansione nel XIII° secolo e a partire dalla sua seconda metà si sviluppa soprattutto nei beghinaggi.

Una tale diversità e l’assenza di una struttura centralizzata rendono difficile la quantificazione del numero delle beghine : si sa, da una lettera del papa Giovanni XXII° al vescovo di Strasburgo, che nel 1321, circa 200.000 beghine vivono nella sola Germania occidentale. Nel 1372, 1300 beghine vivono a Bruxelles, più del 4% degli allora 30.000 abitanti. Si é parlato di circa un milione di beghine in Europa al momento della loro massima espansione, ma questo dato resta solo una stima non documentata.

Santa Begga con begardi e beghine (Mechelen)

Il movimento beghinale non ha un’origine precisa e non ha neppure una fondatrice. Si é cercato nel XVII° secolo di identificarla in Santa Begga ma il tentativo fu rapidamente accantonato in quanto Begga, sorella della badessa Gertrude di Nivelles, morì ben prima, precisamente nel 693. Senza fondatrice, senza origine precisa, il movimento beghinale é anche senza regola unica, visto che ogni beghinaggio dispone della sua propria regola. E non da ultimo, il movimento beghinale é anche senza una storiografia codificata, il che spiega in parte la sua scarsa visibilità storica.

Queste donne semi religiose, sono chiamate con nomi diversi secondo i diversi paesi di residenza. Jacques de Vitry in uno dei sui sermoni, scritti tra il 1229e il 1240, ce li enumera

in Latino                MULIER   RELIGIOSA
In Francese            PAPELARDE
In Lombardo          HUMILIATA
n Toscano              BIZZOCA
In Tedesco              COQUENNUNNE
In Fiammingo         BEGIJN

L’origine del nome fiammingo é incerta.
Forse é una corruzione filologica del termine « albigesi », oppure deriva dal colore dell’abito « beige » o ancora dal vecchio tedesco « beggen, beggan » : pregare, o dal vecchio francese « begart » : sciorinare preghiere o infinedal celtico, in francese, « bègue-béguelle  » : sempliciotto, bigotto.

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Begardi

Il movimento beghinale include anche degli uomini, i begardi. Come le beghine, anch’essi non sono legati da voti definitivi, non hanno una regola unica e i membri di una comunità sono soggetti soltanto al loro superiore locale;  ma diversamente da esse, i begardi non hanno proprietà privata. I fratelli dello stesso convento fanno borsa comune, dimorano insieme sotto lo stesso tetto e mangiano alla stessa mensa. In genere, sono di umili origini: tessitori, tintori e cosi’ via e per questa ragione intimamente collegati alle corporazioni dei mestieri. Sappiamo persino che nessun uomo poteva essere ammesso al convento dei begardi a Bruxelles se non fosse stato membro della Compagnia dei tessitori e questo con ogni probabilità non fu il solo caso. I begardi sono spesso uomini colpiti dalla sorte. Uomini sopravvissuti ai loro amici o i cui legami famigliari sono stati infranti da un infausto evento e che, per ragioni di salute cagionevole o di età avanzata o forse a causa di un incidente, non possono vivere soli.

Il priodo di grande fervore religioso che vede nascere il movimento beghinale, é lo stesso degli ordini mendicanti (francescani e domenicani) e di un folto numero di movimenti qualificati di eretici ( Apostolici, Albigesi, Catari, Liberi spiriti, Poveri volontari….) e violentemente repressi dalla Chiesa.  Il movimento beghinale è anch’esso considerato sospetto e in odore di eresia. Grazie all’intervento attivo di alcuni prelati si ottennero nel XIII° secolo due Bolle papali di protezione delle beghine per alcune diocesi dell’ attuale Belgio (Bolla di Gregorio IX nel 1233 e di Urbano IV nel 1269), ma la repressione proseguendo altrove, le beghine tedesche, francesi, italiane e altre resistettero con fatica.

Beghine

L’Inquisizione creata nel 1231 condanna al rogo anche le beghine. Tra esse, Lutgarde di Treviri nel 1231, Aleydis di Cambrai nel 1236 e Marguerite Porete nel 1310. Il Sinodo di Vienne (1311-1312) condanna il movimento beghinale come eretico, ma questa condanna è mitigata da due bolle papali : la prima di Giovanni XXII nel 1319 per le beghine del Brabante e nel 1343 quella di Clemente VI per le beghine olandesi.
Perseguitate, sottomesse a procedure inquisitoriali, spesso spogliate dei loro beni,, addirittura obbligate a chiudere le loro istituzioni, solo le beghine dei Paesi Bassi possono proseguire senza troppe aggressioni, ma il clima è dappertutto di sospetto e di stretta osservanza all’autorita. Tempi difficili in cui le nuove costruzioni , come il beghinaggio di Hoogstraten (B) nel 1380, sono estremamente rare. La repressione durò fino a che furono tutte trasferite in comunita chiuse e ben ordinate. I begardi più ostinati , furono più volte condannati a livello locale e chiusero la loro vicenda con l’estinguersi del Medio Evo.

La crisi della Riforma nei Paesi Bassi settentrionali passati al Calvinismo fa sparire tutti i beghinaggi, eccetto ad Amsterdam e a Breda. Nei Paesi Bassi meriodionali, il movimento riprende fiato, ma su di lui aleggia la Contro Riforma, che richiede una ancor piu accentuata tutela dei direttori spirituali e una piu severa clausura.
Il governo austriaco che con la pace di Utrecht (1713) ottiene il governo di questi territori non incoraggia il movimento anzi gli mette una serie di ostacoli – permessi e tasse – che  obbligano le beghine a vendite forzate e a basso prezo dei beghinaggi. Infine l’occupazione francese nel 1795 ne incamera i beni e ne accetta l’esistenza solo in  quanto servizio assistenziale. Nel 1824 le beghine riottengono il porto dell’abito, ma non ottengono però i loro beni, e per un certo periodo sono vietate anche nuove professioni.

Marcella Pattijn

Nonostante ciò, nel 1896 vivono in Belgio 1230 beghine, nel 1960 ne vivono ancora 600 in 11 beghinaggi, ma alla fine del secolo se ne possono contare solo sulle dita di due mani. L’ultima beghina al mondo, Marcella Pattijn, (1920- 2013), muore domenica 14 Aprile 2013 a Kortrijck nella hone Sint-Jozef dove si era trasferita dopo aver abitato nel beghinaggio di Kortrijck dal 1960 al 2005.

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