Ritratti dei loro ammiratori

In questa sezione sono elencate le biografie dei più famosi ammiratori, e perciò anche protettori, delle beghine. Come già per i ritratti delle beghine, anche qui la lista sarà sempre incompleta e incompiuta. I nomi degli uni e delle altre sono in genere presentati in lingua originale.

Cominciamo ricordando che è stato grazie a questi uomini, a volte anonimi, che siamo oggi in grado di conoscere le Vitae delle seguenti beghine, alle quali è associato il loro biografo :

Beghina                                                    Biografo
Marie d’Oignies (+1213)                     Jaques de Vitry  e Thomas de Cantimpré
Odilia di Liegi (+1220)                        Anonimo canonico di St Lambert di Liegi
Juetta di Huy (+1228)                         Hugo di Floreffe, premostratense
Christine de Saint trond (+1228)   Thomas de Cantimpré
Christine de Stommeln (+1312)       Pierre de Dacie
Ida di Nivelles (+1231)                        Goswin di  Bossut, cistercense
Ida di Leuven (+dopo il 1231)          Anonimo cistercense
Margherita d’Ypres (+1234)            Thomas de Cantimpré
Julienne de Mont –Cornillon (+1259) Anonimo chierico di St Martin di Liegi
Ida di Gorsleeuw (+dopo 1262)        Anonimo cistercense
Beatrice di Nazareth (+1268)            Anonimo cistercense

Ecco una prima lista dei loro ammiratori-protettori. Cliccando sul loro nome, potrete leggere una loro breve biografia :

Adolphe de la MARCK (1288-1344)

Cesarius de HEISTERBACH (1180-1240)

Dieudonné DUFRASNE(1938-2017)

ECKHART Maître (ca 1260-1328)

Foulque de TOULOUSE (ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)

Gabriele Tardio (1954-2013)

Geert GROTE (ou GROOTE) (1340-1384)

Goswin de BOSSUT (XIII°)

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)

Guido de NIVELLES (+1227)

Hugues de PIERREPONT (+ 1229)

Jacques PANTALÉON (1195-1264)

Jacques de VITRY (1170-1240)

Jan van RUUSBROEC (1293-1281) (aussi RUYBBROECK ou RUESBROEC)

Jean de NIVELLES (+ peu après 1219)

Lambert LE BEGUE (1131 – 1180 o1187)

Louis IX (saint) (1214-1270)

Louis MASSIGNON (1883-1962)

Mario (don) SENSI (1939-2015)

Pierre de DACIE (entre 1230-40 – 1289)

Robert de SORBON(1201-1274)

Thomas de CANTIMPRÉ (+1272)

Adolphe de LA MARCK (1288-1344)
Vescovo di Liegi, protegge le beghine intervenendo presso il papa Giovanni XXII e con iniziative in loro favore nella sua diocesi. Il 13 agosto 1318, grazie alle insistenze di generosi protettori (tra i quali lo stesso vescovo Adolphe de La Marck), Giovanni XXII con la sua bolla “Ratio recta” annulla la condanna promulgata sei anni prima contro le beghine dei Paesi Bassi e della regione di Liegi.

Cesarius di HEISTERBACH (1180-1240)
È stato abate e scrittore tedesco, priore della ex abbazia cistercense di Heisterbach. Cesarius ha parlato delle beghine in termini molto elogiativi come lo ricorda Walter Simons nel suo magnifico libro Cities of Ladies  : “Cesarius di Heisterbach, un monaco cistercense residente nella regione di Colonia e ben informato sugli avvenimenti dei Paesi Bassi, ha affermato che “benché queste [sante] donne, che sappiamo essere molto numerose nella diocesi di Liegi, vivano tra il popolo portando vesti come i laici, esse superano molti conventi nell’amore per Dio. Esse vivono la vita eremitica tra le folle, spirituale tra i mondani e verginale tra quelli che cercano il piacere. Dato che la loro battaglia è più grande, la loro grazia pure, e una più grande corona le aspetta” (p.35)

Dieudonné DUFRASNE (1938-2017)
Dieudonné Dufrasne era nato nel 1938 a Cuesmes nel Borinage carbonifero belga. Divenuto monaco benedettino nel 1959 e poi ordinato sacerdote nel 1963, Dieudonné era uno dei fondatori del monastero di Clerlande dove il 27 ottobre 2017 si è celebrato il suo funerale. Là si era soprattutto interessato al rinnovamento liturgico, ma anche all’animazione di gruppi e alla generosa personale accoglienza di cui anch’io avevo potuto avvalermi nel corso delle mie ricerche sulle beghine. Il suo nome resterà unito alla pubblicazione nel 2007 di Libres et folles d’amour, una delle prime opere divulgative sul movimento beghinale, in seguito poi tradotto anche in italiano con il bel titolo Donne moderne del Medioevo. Un libro in cui si palesa la sua profonda ammirazione per l’audacia amorosa delle beghine e in cui ce ne presenta tre di esse : Mechthild di Magdebourg, Hadewijch e Marguerite Porete. Dieudonné è stato “Un uomo di Dio vicino alla gente. La sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua giusta parola exprimono quanto gli stesse a cuore di essere testimone di un Dio che si è fatto carne nelle nostre gioie e nelle nostre pene“, scrive Marcela Lobo in uno dei 52 testi commemorativi .

ECKHART Mastro (ca 1260-1328)
Forse si chiamava Giovanni, era nato a Hochheim, in Turingia, intorno al 1260, da una famiglia della piccola nobiltà. Entrato nell’ordine domenicano, svolge il suo noviziato a Erfurt, poi nel 1285 è  inviato a Colonia allo Studio generale domenicano, dove avevano operato Alberto Magno (+1280) e Tommaso d’Aquino (+1274).
Il 18 aprile 1294 è a Parigi come lettore delle Sentenze di Pietro Lombardo, primo incarico di insegnamento, in forza del quale si conseguiva la licenza per il dottorato in teologia, condizione per una cattedra. Fu anche lui, come Tommaso d’Aquino, per 2 volte magister actu regens, ordinariato dell’università di Parigi. L’ultima fase di insegnamento la svolge a Colonia. Scrive in lingua volgare 4 trattati e circa 120 sermoni.
Mastro Eckhart fu anche uomo di governo : dal 1294 al 1298 priore del convento di Erfurt e vicario della Turingia. Nel 1303, priore provinciale della provincia domenicana della Sassonia. Poi nel 1307 di quella di Boemia e nel 1324 a Strasburgo ricopre l’incarico di vicario generale con la giurisdizione sui monasteri femminili dell’Ordine dei predicatori.
Lui stesso grande predicatore, gli si rimproverava di predicare ai laici in lingua tedesca le grandi riflessioni teologiche. In seguito a una denuncia mossa da due domenicani, calunniatori e intriganti, che contestavano il suo modo di predicare, l’arcivescovo di Colonia, Enrico II di Virneburg, nel 1326, dà inizio a un processo di inquisizione nei confronti di Maestro Eckhart, Egli allora fa appello alla sede apostolica di Avignone, dove si svolgerà il processo. Muore nel 1328 durante il viaggio. Il 27 marzo 1329, papa Giovanni XXII promulga la Bolla In agro dominico, con la quale condanna ventotto proposizioni tratte dalle sue opere.
Grande figura della mistica renana, durante i 10 anni del suo mandato di Vicario generale dell’ordine Domenicano a Strasburgo, protegge le beghine e interviene in loro sostegno. In seguito sarà assiduo frequentatore del beghinaggio di Colonia. Come nota Jacqueline Kelen nel suo libro su Hadewijch, Mastro Eckhart trasse molti spunti dalla mistica beghinale che seppe in seguito sviluppare (approfondimento della vita interiore, unione contemplativa senza intermediari, deificazione, annichilimento nell’Uno,…).

Foulque de TULOUSE(ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)
Nasce da una famiglia genovese stabilitasi a Marsiglia. Dopo essere stato mercante e poeta, diviene monaco cistercense, dato che il suo amore per Eudoxie de Montpellier non era stato corrisposto. Così, nel 1195, scrive il suo ultimo poema e entra nell’Ordine. Sarà poi vescovo di Tolosa e parteciperà alla crociata contro gli Albigesi. Cercando rifugio a Liegi scopre le beghine da cui sarà molto colpito e che porterà in esempio. Provvisoriamente rifugiatosi a Oignies, insiste presso Jacques de Vitry affinché scriva la Vita di Marie, dato che la considera “defensor Dei” ed esempio efficace nella lotta contro i Catari. Per questo Jacques gli dedicherà quest’opera.

Gabriele Tardio (1954-2013)

Gabriele Tardio, è nato a San Marco in Lamis (Foggia)  il 27 Settembre 1954 ed è prematuramente scomparso il 18 Giugno 2013. Si è adoperato per la sua terra, per diffonderne la cultura, per condividere la sua fede, per dare continuità alla sua storia. Tra i suoi lavori, troviamo diversi studi che riferiscono di bizzocche, monache e eremite nelle zone di sua conoscenza e ad alcuni riti devozionali tipici di quel contesto. Tutti i suoi studi sono messi gratuitamente a disposizione del pubblico.
È stato una figura di riferimento nel gruppo scout a lui affidato, ricercatore e studioso, tenuto in grande considerazione dagli “addetti ai lavori”, uomo intriso di una spiritualità semplice, ma robusta, che lo  ha sempre sostenuto nelle sue scelte di vita, si è sempre contraddistinto per l’impegno attivo nelle situazioni di emergenza e per l’attenzione agli ultimi, facendosi carico anche delle loro esigenze fisiche. L’amore per le sue origini lo ha sempre riportato nel suo paese anche dopo il noviziato ad Assisi e la permanenza a Teora tra i terremotati e gli sfollati del terribile sisma dell’80. Stabilitosi nella casa di famiglia, nei pressi di Stignano, ha continuato, come raccontano i suoi amici della “Valle degli eremi”, a far storia con “i piedi” solcando ogni sentiero e ogni fratta che lo potesse portare a capire e scovare un pezzo del puzzle della nostra cultura.
Una particolare attenzione dedicò allo studio della tradizione delle fracchie che lui viveva come vero momento di devozione verso l’Addolorata e come anello di continuità  tra le diverse generazioni di questo popolo. Numerose sono le sue pubblicazioni che ha messo gratuitamente a disposizione di tutti. Infatti scriveva: “la cultura è gratis, non ha prezzo… la ricerca serve a stimolare altro sapere  perciò chi vuole arricchirci ci dia parte del suo sapere”. Il suo negozio di ferramenta si trasformò per tutti in un “salotto culturale” dove, tra un cacciavite e un trapano, si gettavano le basi per progetti futuri. (sua foto in images/beghine/ammiratori)
(Fonte, testo interamente ripreso da  https://www.lefracchie.eu/index.php/gabriele-tardio )

Geert  GROTE (1340-1384)
Canonico e notabile nella città olandese di Deventer, Geert Grote conosceva molto bene il mondo delle beghine e molto probabilmente se ne ispirò per la fondazione della Devotio Moderna, un movimento – i fratelli e sorelle della vita comune- per un cristianesimo povero, personale e laico che ebbe molto successo in Belgio, Olanda e Germania occidentale ed è considerato una delle anticipazioni della Riforma. Le Sorelle della Devotio avevano come soprannome il termine beghina, ma a differenza di queste, vivevano in comunità di beni (Charles Caspers, Breda, 2017).
Grote aveva in grande stima le beghine che pur non pronunciando voti perpetui vivevano in semplicità evangelica e non erano certo da meno dei religiosi.

Goswin de BOSSUT (XIII°)
Cistercense dell’abbazia di Villers, è il presunto autore della Vita di Ida di Nivelles e forse di altre biografie. Dei contatti intensi, informali e non istituzionali, esistevano infatti tra i monaci di Villers e le beghine della zona di Nivelles-Oignies. 

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)
Chierico della diocesi de Beauvais, fu incarcerato nel 1308 e condannato nel 1310 al carcere a vita per aver aiutata e difeso Marguerite Porete. Romana Guarnieri così scrive di lui: “Strenuo difensore della “vita apostolica”, si dichiara inviato da Cristo a sostenere e salvare quei fedeli che tutto hanno dato e vivono in perfetta povertà, e per questo vengono perseguitati 

Guido de NIVELLES (+1227)
Sacerdote, cognato di Marie d’Oignies, fu il cappellano del lebbrosario di Willambroux, quando anche Marie e il marito vi si trovavano. In seguito officiò nella cappella dell’adiacente comunità beghinale fino alla sua morte avvenuta nel 1227.

Hugues de PIERREPONT (+1229)
Principe vescovo di Liegi dal 1200 al 1229, accoglie e promuove nella sua diocesi il movimento penitenziale femminile, di cui Marie d’Oignies è una delle figure più note.

Jacques PANTALÉON (1195-1264)
Arcidiacono di Liegi, era grande ammiratore di Julienne, la beghina-reclusa di Mont-Cornillon, più tardi monaca agostiniana, la quale, in seguito a una visione, promuove la Festa del Corpus Domini. Egli la sosterrà presso l’allora vescovo di Liegi, Robert de Thourotte. Divenuto poi lui stesso papa, Urbano IV (1261-64), con la sua bolla «Transiturus de hoc mundo», nel 1264, ufficializzerà questa festa prescrivendola a tutta la chiesa.

Jacques de VITRY (1170-1240)
Originario di Vitry-sur-Seine (Reims), parroco d’Argentueil, « magister parisiensis », canonico regolare a Saint Nicolas d’Oignies, arcivescovo d’Acri (1216), ausiliario del Vescovo-Principe di Liegi, cardinale vescovo di Frascati (1228), muore a Roma nel 1240. Accompagnò i crociati nell’assedio di Damietta (1218).
Grande difensore delle beghine, contribuì a sostenerle e a farle riconoscere dall’autorità ecclesiastica. Jacques de Vitry fu colpito dalla figura di Marie d’Oignies, di cuis scrisse una « vita » in vista della beatificazione. Era partito da Parigi, dove era maestro de teologia. “Stanco di studi aridi e di mondanità e assetato di vita interiore, aveva finito per stabilirsi vicino a lei (Marie) come canonico del piccolo e povero priorato agostiniano (Romana Guarnieri, Donne e chiesa tra mistica e istituzioni, p.76). Profondamente colpito dalla sua saggezza, abbandonò l’insegnamento per diventare un umile predicatore itinerante. D’ora in poi Marie sarà l’ispiratrice di tutti i suoi sermoni. Per Jacques donne come Marie potevano salvare la cristianità dalla minaccia eretica.

Jan van RUUSBROEC ou RUYSBROEC ou RUYSBROECK (1293-1381)
Frequenta molto da vicino l’ambiente beghinale, dato che sua madre trascorre gli ultimi anni di vita nel beghinaggio di Bruxelles, dopo aver lasciato il villaggio di Ruysbroeck per essere vicina al figlio che stava per diventare sacerdote presso la Cattedrale di Ste Gudule a Bruxelles. Lo stesso Ruusbroec assume la guida spirituale di una comunità di beghine di Bruxelles. Dopo 20 anni di servizio parrocchiale, si ritira a Groenendal con altri due compagni per vivere una vita più contemplativa. “Quando la si riferisce al quadro dell’epoca, la fondazione di Goenendal può apparire come altra cosa dal desiderio di una vita spirituale al riparo dalle preoccupazioni e dagli incarichi parrocchiali. Era prendere la giusta strada tra la corruzione del clero e la sregolatezza dei folli d’amore in rottura con la Chiesa” (Claude-Henri Rocquet, p.45)
Infatti così si esprime Ruysbroeck nel suo Del tabernacolo spirituale: “Guardate i principi della Chiesa e ditemi se sono bravi pastori. I loro palazzi sono pieni di servitori. Da loro abbondano grandezza e potenza, ricchezza del mondo. La loro tavola crolla di piatti e di nettare, i loro armadi e i loro bauli sono pieni di vestiti preziosi e di gioielli, hanno in abbondanza tutto ciò che la terra offre di più magnifico. Ma non hanno mai abbastanza e più ricevono, più vogliono. Sono simili al miserabile mondo affamato di beni terrestri perché non ha il gusto di Dio
Molti tratti della sua spiritualità sono di origine beghinale. Paul Verdeyen affirma che « ha dovuto essere molto influenzato  dagli scritti della beghina Hadewijch e possiamo addirittura affermare che Ruusbroec e i suoi confratelli hanno « salvato » la posterità letteraria di Hadewijch. Dato che, chiunque conosce la storia degli scritti femminili di quest’epoca, sa che la beghina Hadewijch ha dovuto far fronte a numerosi problemi”. Dolce, umile, luminoso, solitario, è il certosino Denys che, nel XV° secolo, lo soprannomina l’Ammirabile per la profondità e la quantità delle sue opere scritte in lingua materna, il thiois, il vecchio fiammingo.
Una ben diversa lettura ne viene data da Jacqueline Kelen che gli rimprovera di aver “espropriato” Hadewijch senza averla citata una sola volta.
(Fonti : Les activités de Ruusbroec à Bruxelles, conferenza di Paul VERDEYN s.j. il 14 febbraio 1998 – Claude-Henri ROQUET, Petite vie de Ruysbrouck, Desclée de Brouwer, Paris, 2003 – Jacqueline KELEN, Hadewijch d’Anvers ou la voie glorieuse, Albin Michel, 2011).

Jean de NIVELLES (+ poco dopo 1219)
Importante figura dell’ambiente ecclesiastico di Liegi, si ritirò poi nel monastero di Oignies,  tra il 1215 e 1219. Ebbe considerevole influenza sullo sviluppo del primo nucleo di beghine a Liegi, senza esserne per altro il fondatore. Jacques de Vitry diceva di lui che era “luce, maestro e padre spirituale dell’intera diocesi”.

Lambert LE BÈGUE (1131 – 1180 o1187)
Sacerdote di Liegi da cui alcuni hanno fatto erroneamente derivare il nome di “beghine”, mentre sarebbe più corretto supporre che l’epiteto “Le Bègue” gli fosse attribuito per sua protezione verso le beghine. Fu anche considerato fondatore del movimento beghinale in seguito a un’idea emersa in ambiente clericale intorno al 1250 per affermarne la preminenza maschile. Secondo il professore D’Haenens, l’epiteto Bègue sarebbe Bège e farebbe allusione all’abito di lana grezza che portavano Lambert e i suoi discepoli. Fu arrestato, maltrattato e imprigionato nel castello di Revogne-lez-Rochefort, poi portato in prigione a Roma per aver predicato contro gli scandali e la simonia della Chiesa di Liegi. Pare che avesse inviato al papa Callisto III un testo critico – l’Antigraphum Petri (la difesa di Pietro) – in cui denunciava il lassismo dei preti. A quel tempo, molti chierici vivevano apertamente con le loro spose.
La traduzione in lingua vernacolare degli Atti degli Apostoli (tradotti in rima perché la gente analfabeta potesse memorizzarli più facilmente), di alcuni testi del Nuovo Testamento e di Vite di Santi, tra le quali quella di Santa Agnese, gli valsero una condanna e la prigione. Ma riabilitato dal papa Callisto III al quale aveva inviato un’apologia in sua difesa, ritornò a Liègi dove morì poco tempo dopo (nel 1180 o 1187 secondo le fonti). Poco prima della sua morte, avrebbe fatto erigere a sue spese una chiesa a San Christophe e alcune casette destinate ad accogliere delle donne desiderose di vivere sotto la sua direzione, al riparo dal mondo o, come altri dicono, una casa ritiro per donne sole, vedove dei crociati. (Fonti: J.Delmelle, Lemmens, p. 103-105, Simons)

Louis IX (santo) (1214-1270)
Diviene re di Francia all’età di 12 anni. Conduce due crociate (VII e VIII). Nel 1260 fonda il grande beghinaggio di Parigi che pone direttamente sotto la sua protezione e di cui affida la prima direzione a una « Magistra » fiamminga, Agnès de Orchies. Questo beghinaggio, che sarà chiuso nel 1471, poteva ospitare circa 400 donne, vedove o giovani nubili.

Louis MASSIGNON (1883-1962)
Orientalista e teologo francese, grande conoscitore dell’islam e in particolare della sua mistica. Fu molto colpito dalla beghina Christine di Sint-Truiden (+1224), santa sencondo Massignon, beata secondo Pio IX (nel 1857). Su invito del p.Van Straeten, rettore dei Redentoristi che conservano le reliquie della santa e prestano servizio nel santuario di Steenart, Louis Massignon prepara uno studio e una conferenza per il giovedi 24 luglio (giorno della morte) 1924, nel 7° centenario della sua morte. Questo testo sarà poi pubblicato nella rivista La Cité chrétienne e nel 1950 in un volume d’omaggio. La figura di Christine colpisce Massignon su diversi piani, personali e spirituali. Nel Gedenkboek pubblicato nel 1950 leggiamo: “L.Massignon professore al Collège de France, che nel 1924, in occasione del 7° centenario della morte della santa Christine, aveva domandato di poter glorificare la santa in riconoscenza della grazia della sua conversione che egli attribuisce alla nostra vergine di Saint-Trond” (p.350). Sul piano scientifico e spirituale, il testo approfondisce la sua riflessione sui temi della sostituzione, dell’oblazione riparatrice di “vittime speciali” e permette a Massignon di “polemicare” sui temi del miracolo e dei fenomeni soprannaturali. (Fonte: MASSIGNON Louis, Ecrits mémorables, Tome I, Laffont, Paris, 2009) 

Mario SENSI (1939-2015)
Nasce ad Assisi nel 1939, è ordinato sacerdote nel 1963 e subito dopo nominato parroco di Colfiorito. Dottore in teologia (1967) e poi Dottore in filosofia (1970), nell’ottobre 1988, riceve l’incarico di docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense, divenendo, nel 2002, professore della cattedra di Storia della Chiesa antica e medievale. Dall’ottobre 2009 è stato professore emerito. Ha fatto emergere nella storia con una minuziosa perizia tante comunità bizzocali dell’Italia Centrale. A lui si devono le monografie più complete di queste esperienze, nate “da duro studio solitario, lento, silenzioso, indefesso” come ebbe a dire Romana Guarnieri, sua grande amica. L’opera, in due volumi, che le riassume è « Mulieres in Ecclesia ». Storie di monache e bizzzoche, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 2010
Sin dal lontano 1960, Mario Sensi, allora seminarista ventenne, si imbatté nelle bizzoche duecentesche e esplorò vari archivi parrocchiali e diocesani facendo emergere “dalla fitta nebbia un paesaggio affascinante, abitato da una folla di figure femminili minori…tutte legate tra loro da una commovente solidarietà “di genere”, attestata da innumerevoli testamenti, dettati da donne facoltose a favore di altre donne più povere di loro, pie le une, pie le altre” (Guarnieri, p.408). In Umbria erano moltissime.  Fu anche dinamico animatore dell’Associazione archivistica ecclesiastica.

Pierre de DACIE
È uno degli scrittori più importanti in lingua latina della letteratura svedese. Pierre nasce a Visby (Isola di Gotteland) tra il 1230-1240. Intorno al 1250 entra come novizio nel convento dei frati predicatori della sua città natale (il termine “domenicani” sarà in uso solo a partire dal sedicesimo secolo), dove pronunciò i suoi voti. È di temperamento nevrastenico, con una personalità dedita al rigore della disciplina domenicana. L’incontro con la beghina Christine de Stommeln nel 1267 a Cologna, dove termina i suoi studi presso lo Studium fondato da Alberto Magno, sconvolgerà la sua vita spirituale. Accade quando il 20 dicembre 1267, introdotto dal confratello Walter, va a visitare questa beghina che conosce estasi, allucinazioni e stimmati. Tra il 1267 e il 1269, Pierre incontra Christine 13 volte e poi va a studiare a Parigi presso Tommaso d’Aquino, dove rimarrà più di un anno e da lì inizierà una corrispondenza che finirà solo alla sua morte. Di ritorno da Parigi incontra  Christine per la quattordicesima volta il 29-09-1270. Rientra in Svezia dove insegna filosofia e teologia e sarà priore in diversi monasteri. Approfittando di un viaggio a Colonia, dove si è recato per i suoi problemi cardiaci, farà una quindicesima  visita a Christine che tenterà di portare in Svezia a tre riprese.
Un’ultima visita avrà luogo nel 1287 al suo ritorno dal capitolo generale di Bordeaux. Nel 1288 la sua salute diminuisce. Muore durante la Quaresima del 1289. Christine gli sopravvive durante 23 anni. Pietro scrisse la Vita di Christine, fece i resoconti delle sue visite e collezionò 38 loro lettere (quelle di Chrsitine sono dettate ai suoi confessori).
Il rapporto con Christine lo ha aiutato a superare la sua naturale malinconia e ad esprimere una forma di lirismo, più ispirato ai salmi che al dolce stil novo. Ernest Renan era interessato a questo “idillio monastico”, gioiello dell’amicizia spirituale.

Robert de SORBON (1201-1274)
Nasce in una famiglia di contadini in un piccolo comune delle Ardenne. Studia per divenire sacerdote, sarà poi promosso dottore e provvisto di una canonica nella chiesa di Cambrai. I suoi sermoni e le sue conferenze gli valgono una così buona reputazione che il re san Luigi  (Louis IX) lo sceglie come cappellano e forse anche come confessore. È il fondatore della Sorbona dove i laici che studiano teologia  possono essere sgravati dalle difficoltà materiali. Il romanzo La notte delle beghine ci fa sapere che Robert de Sorbon teneva dei sermoni nel grande beghinaggio di Parigi e difendeva le beghine. Lo storico Grundmann scrive che “Alla metà del XIII° secolo, all’Università di Parigi, due teologi insegnavano l’uno vicino all’altro: l’uno, Robert de Sorbon, vedeva le Beghine e i Papelardi come persone particolarmente pie, che proprio per la loro pietà autentica e fervente erano disprezzate e derise dai sostenitori di una vita mondana; l’altro, Guglielmo di Saint Amour, fanatico oppositore di tutto il movimento pauperistico, scagliava i suoi veementi insulti e le sue insinuazioni piene di scherno contro le Beghine e  i Papelardi” (Grundmann, Movimenti religiosi nel medioevo, Il Mulino,1974 p.339)

Thomas de CANTIMPRE (+1272)
Di una generazione più giovane di Jacques de Vitry, Thomas de Cantimpré nasce a Bellingen nel Brabante fiammingo (sud di Bruxelles) intorno al 1200. Figlio di una nobile famiglia, destinato a diventare prete, a 6 anni è inviato all’Abbazia di Cantimpré e frequenta fino ai suoi 17 anni i corsi della scuola capitolare della cattedrale dove sarà ufficialemente integrato a questa comunità di canonici regolari e riceverà l’ordinazione sacerdotale nel 1223. L’entrata di Thomas tra i domenicani nel 1232 segna una nuova tappa: prende l’abito nel convento di Leuven dove vivrà quasi sempre, eccetto brevi soggiorni a Parigi, Treviri e Colonia. Seguendo lo spirito domenicano il nuovo religioso riprende immediatamente i suoi studi: a Colonia presso San Tommaso d’Aquino e  Alberto Magno poi a Parigi nel convento di Saint-Jacques. Nel 1246 ritorna a Leuven dove esercita la funzione di sotto-priore e di lettore, poi di predicatore generale per una regione che copre parte della Germania, del Belgio e della Francia. Predicatore bilingue, percorre le Fiandre da est a ovest e anche la Francia per predicare contro gli Albigesi. Muore un 15 maggio senza dubbio verso il 1270-1272. A lui si devono varie agiografie di beghine (Béatrice de Nazareth, Christine de St Trond, Marguerite d’Ypres, le supplément à la Vie de Marie d’Oignies…). Ma la sua più celebre opera è Il libro delle api , un trattato di religione e di morale pratica nel quadro di un’allegoria sulle api. Vi si colgono elementi di antropologia, zoologia, botanica, mineralogia, astronomia, astrologia e metereologia.

 

Portraits des béguines

Breda beguinage

Célèbres ou pas, dans ce répertoire figurent toutes les béguines dont j’ai trouvé une trace. Nous rendons notre hommage à toutes ces tisserandes du mouvement béguinal.

Parfois les contours de leur engagement ne sont pas bien précis ou peuvent se transformer dans le temps, car la vie elle-même est mouvante et les modalités du choix béguinal multiples. De plus, des éléments laïcs et religieux s’entrelacent et des pressions ecclésiastiques extérieures s’exercent.

Chaque béguine ci-dessous mentionnée a ou aura, dès que possible, un brève biographie que vous retrouverez en cliquant sur son nom. Lorsque possible, un lien bleu vous envoie vers une description plus étoffée de leur vie. En cas de doute, sont marqués en rouge les traits qui nous autorisent à les considérer béguines ou proches du mouvement béguinal. Quelques biographies ont été rédigées par d’autres personnes que je remercie pour leur généreuse collaboration. Dans ces cas, leur nom est signalé.

Sont ici réunies des béguines traditionnelles, tout comme des modernes décédées, car toutes appartiennent à la même histoire. La liste sera toujours incomplète car cette mémoire est à construire, mais déjà avec celles qui sont là, nous sommes en bonne compagnie.

Les voici :

Agnès d’ANTHÉE (XIVe) (vedi Joan d’ANTHÉE )

Agnes BLANNBEKIN (c.1244-1315)

Agnès d’ORCHIES (XIII)

Aleydis VAN KAMERIJK (de CAMBRAI ) (+1235 ou 1236)

Alyt BAKE ( 1415-1455 )

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angelica BONFANTINI (+1244)

Angelina di MONTEGIOVE (ou di MARSCIANO) (1357-1435)

Angioletta da RIGNANO (XVI secolo)

Anna CORDEYS (+1720)

Anna van SCHRIECK (+ 1688)

Béatrice de NAZARETH(+/-1200-1268)

BLOEMARDINNE(+ 1336)

Catalina GUIERA (XV)

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Cecilia FERRAZZI(1609 – 1684)

Chiara da MONTEFALCO(1268-1308)

Chiara da RIMINI(1282-1346)

Christina EBNER (1277-1356)

Christine COUCKE</a (XVe)

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Christine de STOMMELN (1242-1312)

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )

Cristina di MARKYATE(1096-1115)

Clusin ou Claesinne NIEUWLANTF (+ 1611)

Colette BOYLET (+/- 1381-1447)

Colette di CORBIE (1381-1447)

Cornelia Catherina FRIJTERS (+1990)

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Douceline de DIGNE (+/-1214/15 et 1274)

Elisabette d’HONGRIE ou de THURINGE (1207-1231)

Elisabeth de SPALBEEK(1246–1304)

Elizabeth de BERG (XIIIe)

Eve de SAINT MARTIN (1190-1265)

Francesca ROMANA au siècle Ceccolella Bussi (+1440)

Gertrude van HELFTA (+ 1302)

Gertrude van OOSTEN(+ 1358)

Gertrude RICKELDEY of ORTENBERG (+ 1335) et Heilke of STAUFENBERG (+ après 1335)

HADEWIJCH (+1250 ca)

HEILBIG ou HELWIG (XIVe)

Ida van LEEUW or GORSLEEUW (+ après 1260)

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Ingrid di SKÄNNINGE(1220-1282)

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivette ou Jutta de HUY (1157-1228)

Jeanne d’ARC (1412-1431)

Joan d’ANTHÉE (XIVe)

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

KATELINE (XIVe)

Katherina VANDER HULST (XVe)

KATREI Soeur (XIVe)

Linke DOBBE (XVIe)

Lutgarde de TREVES (+1231)

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

MARCELLINA Soeur (au siècle Carolina SOLIMANDO) (XXe)

Margherita di CORTONA (1247-1297)

Marì DIAZ (circa 1490-1572)

Maria di AJOFRIN (XV)

Maria DAVILA (+ 1511)

Maria GARCÍA (1340-1426)

Maria LEPORINI (1951-2015)

Maria de TOLEDO (1437- dopo il 1484)

Maria di OSTERWIJK (+ 1574)

Maria VAN HOUT (+1547)

Maria Bendetta di CARIGNANO e Maria Angela CANAL (XVe)

Marie de GREZ(+1271)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie PETYT (1623-1677)

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella VAN HOECKE(1908-2008)

Marguerite d’ARLON (+1414)

Marguerite PORETE (+1310)

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

MATTEKEN (XVe)

Mechthild de MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Metza von WESTENHOVE (+ 1366)

Odile de LIÈGE (+1220)

Philippinne de PORCELLET (XIIIe)

Rita da CASCIA (1381-1457)

Romana GUARNIERI (1913-2004)

Sofia del fu BARTOLO (XIIIe)

SPARRONE (XIIIe)

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIIIe)

Umiliana DEI CERCHI (1219-1246)

Umiltà di FAENZA (1226-1310)

Ysabiaus de WARLAING (XIVe)

Abbaye de Fontevraud – Détail

Agnès d’ANTHÉE (XIVe) (vedi Joan d’ANTHÉE

Agnes BLANNBEKIN (c.1244-1315)
Fille de fermiers, probablement du village de Plambach (près de Vienne), elle pouvait lire mais pas écrire. Elle va vivre à Vienne, où se trouvent beaucoup de béguines. Comme celles à l’esprit libre, Agnès circule librement à Vienne, s’arrêtant plusieurs fois par jour pour prier dans des sanctuaires et assister à la messe dans différentes églises. L’une de ses pratiques de dévotion consistait, après avoir assisté à la messe (et le prêtre parti), à s’approcher de l’autel et à l’embrasser avec grande manifestation d’émotion (parfois même danser autour de l’autel), un acte interdit à la femme à l’époque médiévale. Agnès a été souvent ridiculisée pour son comportement apparemment étrange. Par exemple, un jour, un témoin l’a vue se prosterner devant une fenêtre du sous-sol. Ses détracteurs ont découvert par la suite qu’une hostie volée avait été gardée dans la salle du sous-sol. Son biographe a attribué son comportement à la connaissance divine: Agnès avait senti que le Christ était présent dans l’hostie consacrée. Life and Revelations (La vie et les révélations) d’Agnès ont été écrites par un confesseur anonyme avant d’être transcrites par le moine Ermenrich, puis publiées en 1731 sous le nom de Venerabilis Agnetis Blannbekin.

Elle châtiait avec ferveur ses compagnes béguines dont elle avait jugé l’observance religieuse trop laxiste, ainsi que les religieuses et les prêtres dont elle jugeait les comportements inappropriés. Son confesseur la reconnaît comme l’un de ses propres Maîtres, tant pour ses idées spirituelles que pour sa sophistication théologique. Beaucoup de ses  visions comportent de moines, de femmes et Jésus dans leur nudité et se caractérisent par un érotisme poussé.
«Les experts  modernes sont divisés sur les thèmes et les messages de Blannbekin. La plupart des considérations adoptent un point de vue gynocentrique, par exemple en analysant  les images érotiques du Christ dans les termes de la critique féministe…du fait que le féminisme de la troisième vague, du début des années 1990, réintroduisait la positivité sexuelle et que « Life and Revelations » revint au centre de la scène médiévale, son travail a recueilli un soutien considérable. Avant cela, l’érotisme mêlé à des révélations chrétiennes était traité avec dédain… les critiques modernes se préoccupent aussi d’expliquer les préjugés (communs à l’époque) apparaissant dans son travail envers les homosexuels, les lépreux, les juifs et les personnes de couleur. Il s’agit là d’une tare à l’universalité du travail de Blannbekin, mais c’est toujours une occasion pour les érudits de la spiritualité féminine de se plonger dans la vie d’une béguine «étrange» qui présente des sujets d’intérêts communs dans le mysticisme médiéval ». (wiki.en)
(sources: Laura Swam, The winsdom of beguines, p.42 et Wikipedia.org)

Agnès d’ORCHIES (XIII)
«En 1255, le roi Louis IX de France (Saint Louis) visita la cour du béguinage Sainte-Élisabeth à Gand. Impressionné par ce qu’il a vu, le roi va fonder la cour du béguinage Sainte-Catherine à Paris vers 1260. Sa première grande maîtresse était Agnès d’Orchies de Flandre ».
Source: Laura Swam, The winsdom of beguines, p.32)

Aleydis VAN KAMERIJK (de CAMBRAI ) (+1235 ou 1236)
Elle fut peut-être cette amie dont parle Hadewijch qui l’inclue dans la liste des 107 Parfaits (Lijst der volmaakten), en appendice à sa XIIIe Vision. Déjà âgée, Aleydis fut l’une des premières  béguines à être mise au bûcher (en 1235 ou 1236) par l’inquisiteur Robert Le Bougre, à Cambrai, à cause de son « juste amour » (“om hare gerechte minne”). Elle était accusée de suivre des doctrines panthéistes et spiritualistes. Son exécution toucha fortement les gens, car cette femme était considérée comme une sainte par beaucoup, y compris dans la haute société.

Alyt BAKE ( 1415-1455 )
Elle est prieure au couvent Galilée des chanoinesses de St Augustin à Gand. Alyt décrit «le chemin de croix» d’après 4 manières amenant à une participation spirituelle à la souffrance et à l’identification avec le Christ.

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angela da Foligno
http://lanuovabq.it/it/santangela-da-foligno-1-1

Nous savons vraiment très peu de choses sur Angela. C’était une femme qui vivait à Foligno dans la seconde moitié du XIIIe siècle. Le Liber (Livre) est l’unique source de reconstruction de sa vie. Il s’agit certainement de l’un des textes les plus importants du mysticisme chrétien. C’est un véritable chef-d’œuvre littéraire, dicté par elle dans sa langue vernaculaire à son confesseur, le frater scriptor, traditionnellement indiqué – mais sans fondement – dans le frère Arnaldo, un frère mineur du couvent local, membre de sa famille, qui a transcrit en latin simple et facile à comprendre, car elle savait lire, mais pas écrire.
Angela naît en 1248 à Foligno, où elle mène une vie normale de mariée et de mère, avec un style de vie plutôt mondain qu’elle désavouera plus tard radicalement. Après la mort en quelques mois de temps, vers 1285, de sa mère, de son mari et de ses enfants, elle vit une conversion profonde: conformément à saint François, elle vend ses biens, distribue le produit de la vente aux pauvres, devient pénitente volontaire et, en 1291, adhère au Troisième Ordre franciscain et veut maintenir son statut laïc. Ses grandes pénitences et ses privations (parmi lesquelles un jeûne de 12 ans est également mentionné) la mènent rapidement aux sommets du parcours spirituel et de l’expérience de Dieu et en particulier de la Trinité. Le sommet du voyage spirituel pour Angela est la perte de sa propre identité, de son nom, de sa volonté et de se cacher en Dieu. L’identification de sa volonté avec la volonté de Dieu se fait par la charité et la pénitence qui sont précisément les deux piliers de la spiritualité d’Angela.
À Foligno, carrefour de chemins et de spiritualité, sont nés de nombreux couvents et monastères  orientés au paupérisme. Cependant, Angela évite d’entrer dans une communauté franciscaine régulièrement constituée et vit plutôt en solitaire dans son foyer où elle s’enferme “ad poenitentiam peragendam” et où elle habite avec une sœur nommée Masazuola. C’est peut-être l’un des éléments qui permettent à Romana Guarnieri et au père Massimo Vedova de la considérer comme une béguine passée plus tard, comme cela arrivait souvent dans le centre de l’Italie, au Troisième ordre franciscain. Après 1294, année probable de la composition du Memoriale, autour d’Angela se réunit un cénacle de vie spirituelle et d’action sociale que nous connaissons par le biais des instructions et des lettres. On y trouve les plus grands représentants du courant rigoriste du mouvement franciscain. Angela, entourée de ses disciples qu’elle bénit “de tout coeur (…) présents et absents“, décède à Foligno le 4 janvier 1309, priant avec les paroles du Christ sur la croix (Instr., XXXVI, 66sg, 136sg).
Cette grande mystique, récemment canonisée par le pape François en 2013, se distingue par la connaissance intellectuelle de l’être divin et se rapproche d’autres contemporaines du mysticisme nordique: Mathilde de Magdebourg, Mathilde de Hackeborn, Gertrude de Helfta, Marguerite Porete.
Source: œuvres de Don Mario Sensi, de Domenico Sebastiani, d’Alessandra Bartolomei Romagnoli, de Romana Guarnieri et du père Massimo Vedova.

Angelica BONFANTINI (+1244)

Aux environs de 1190, elle décide de quitter sa famille aisée (père Caicle di Bonfantino – mère Bologna) et de se retirer en ermite sur un terrain du Colle della Guardia donné par la famille. Dans les années qui suivent autour d’elle se forme une communauté et en 1194, l’évêque de Bologna, Gerardo Ghisla, sur ordre de Celestino III, pose la première pierre de celle qui sera l’Église de San Luca. Peut parler d’Angelica comme d’une béguine? À mon avis, oui.
Dans 101 donne che hanno fatto grande Bologna » (“101 femmes qui ont rendu Bologne grande) (ed Newton Comptoir Editori, 2012), Serena Bersani écrit à pag.25 qu’ “il n’est pas évident dans quel cadre institutionnel religieux se soit placée Angelica. Certes, elle n’a pas professé des vœux, mais c’était une femme qui avait choisi la vie religieuse, vouée à l’ermitage et ensuite à la constitution d’une forme communautaire de type cénobite. Bien que n’appartenant pas à une structure religieuse institutionnalisée, elle eut toujours l’approbation du siège apostolique et de l’évêque de Bologne ». Nous apprenons aussi que deux ans après avoir reçu de sa mère les terrains en cadeau, Angelica décide de les offrir aux chanoines de Sainte Marie de Rhin, « en se gardant à vie l’usufruit à condition que ceux-ci l’aident à bâtir l’église et le monastère qui auraient par après accueillis les chanoines eux-mêmes ». L’acte fut passé chez le notaire le 30 juillet 1192. Rapidement après des querelles commencèrent et Angelica grâce à une bulle papale parvint à faire partir les chanoines. Les propriétés passèrent ainsi au Saint-Siège. Après le décès du père, la mère acheta d’autres terrains sur la colline et son exemple fut suivi par l’autres bienfaiteurs bolognais. Au moment de la mort d’Angelica déjà âgée, l’église et le monastère étaient bien consolidés et prêts à se muer d’une communauté érémitique à une monastique.

Angelina da MONTEGIOVE (1357-1435) ( ou de MARSCIANO)
by Anna Clotilde FILANNINO

Anna Clotilde Filannino devant le tableau de la
Bienheureuse Angelina da Montegiove

La Bienheureuse Angelina da Montegiove  est une femme d’Ombrie, qui a vécu entre le XIV et XV et qui est connue pour être la fondatrice du Tiers Ordre Franciscain cloitré. En réalité, elle a cru dans la possibilité de vivre une forme de consécration alternative à celle monastique. Elle y a cru et elle en a obtenu la reconnaissance officielle, en permettant ainsi à soi-même et à ses compagnes, mais aussi à bien d’autres femmes de sortir de l’illégalité qui pendant des décennies avait été la conditions de beaucoup d’elles. Elle a ouvert une voie à celles qui, à cause du nombre limité d’accès aux monastères féminins, ne pouvaient pas entreprendre une voie de consécration. Ces autres femmes sont pour la plupart d’Ombrie et vivent une expérience similaires à Foligno, Assise, Todi en s’entraidant mutuellement. Dans les décennies suivantes, des groupes de femmes d’autres villes de l’Italie centrale – Florence, Ascoli, Viterbo et plus tard Pérouse et L’Aquila- s’uniront. Le lien deviendra plus intense au point de les amener à la décision de fonder en 1428 une Congrégation – la Congregazione di Foligno– dont Angelina devient la ministre générale avec autorité de visiter, exhorter, transférer les sœurs d’une sororité à une autre. On est face à une réalité de femmes qui désirent vivre intensément leur vie spirituelle de la même manière que l’on retrouve dans les béguinages du nord en Europe. Leur expérience en Italie, quelques décennies.
après l’approbation, fut entravée à plusieurs reprises, car elle était considérée en opposition à la reforme promue par les Franciscains Observants de la deuxième génération. Il aura bien fallu l’humble détermination d’Angelina et de ses sœurs pour ne pas succomber et rester fidèles à l’heureuse intuition dont elles étaient porteuses.

Angioletta da RIGNANO (XVI secolo)

Erémitage de Saint Augustin (Foggia)-Gargano

Nous connaissons la béguine Angioletta et une “escouade de pieuses femmes ses consoeurs” à cause d’un procès affreux qui s’est déroulé le “15 mensis martis AD 1597“. Le procès a commencé après la découverte du corps d’un nouveau-né non loin de l’ermitage de Sant ‘Agostino. Angioletta, fille d’un agriculteur de Rignano Garganico (Foggia), et d’autres femmes pieuses “Pie bizzoche” allaient tous les mois prier dans une grotte proche de Stignano et devaient être très proches des moines frères mineurs de Stignano. C’était une présomption commune qu’Angioletta avait été enceinte sans être mariée. “Le pouvoir civil ne pouvant pas frapper les frères mineurs a injustement incarcérée l’une  de ces femmes pieuses, plus facilement condamnables  et accusés de sorcellerie … Malheureusement, Angioletta a été jugée sommairement et a été  murée vivante dans une grotte“. Source : Gabriele Tardio, Donne eremite, bizzocche e monache di casa, Edizione SMiL, maggio 2007. p.13 ,

Anna CORDEYS (Dienst e Lovanio, +1720)

Anna VAN SCHRIECK (Anversa, + 1688)

Béatrice de NAZARETH (+/-1200-1268)

Béatrice de Nazareth
Wikipedia

Elle naît à Tirlemont (Tinen) aux environs de l’année 1200. Il n’y a pas de consensus sur l’origine sociale de ses parents, mais l’hypothèse proposée par Roger De Ganck, qui a le plus écrit sur Béatrice, les présente issus de la classe moyenne. Béatrice est la plus jeune de six enfants. Elle reçoit sa première éducation de sa mère, qui hélas meurt lorsqu’elle n’a que sept ans. Elle est de ce fait envoyée par son père dans la proche  ville de Zoutleeuw (Léau) pour vivre avec un groupe de béguines. On ne connaît pas grande chose de cette période si ce n’est que ce séjour fut très riche d’affection réciproque. C’est du fait de cette « enfance béguinale » que Béatrice, quoique moniale, trouve place dans cette gallérie de portraits.
Revenue à la maison, elle manifeste à l’exemple de ses trois sœurs aînées le désir d’une vie monastique et de ce fait est transférée à l’âge de 10 ans dans le monastère cistercien de Florival (ou Bloemendael) comme oblate.  A 15 ans elle est novice (bien qu’on n’envisageait en général cela qu’à partir de 18 ans). En avril 1216, elle fait sa profession et elle passe sa vie entière de moniale au sein de la communauté cistercienne en devenant en 1237 l’abbesse du monastère de Nazareth, fondé l’année précédente par son père. Elle y restera jusqu’à sa mort, advenue le 29 aout 1268.
Béatrice est intellectuellement brillante, dotée de sens artistique et d’une mémoire exceptionnelle, appliquée dans les études, connaissant le latin et familiarisée avec les traités théologiques (depuis Augustin jusqu’ à ses jours). Juste après sa profession monastique elle sera envoyée au couvent de la Ramée pour y apprendre l’art de l’écriture et de l’enluminure, afin d’écrire et illustrer les livres nécessaires à son église. Mais c’est à Nazareth, aux portes de Lierre dans l’abbaye de Notre-Dame, où elle avait été envoyée, qu’elle écrit son expérience mystique dans Les sept degrés de l’amour sacréSeuen manieren van Heilige ), publiée en 1926. Dans cette œuvre, rédigée dans le dialecte du Brabant, Béatrice relate son expérience de Dieu en traçant un parcours qui résume la forme la plus élevée, par l’amour, d’union entre Dieu et la créature. Les sept « manières », comme autant de marches, constituent un chemin unitaire de l’âme, laquelle, en éprouvant l’expérience d’amour, comprend au même temps qu’elle peut se réaliser pour l’homme uniquement si on reconnaît qu’elle provient de Dieu et à Lui elle s’oriente.
Fin 1267, elle tombe gravement malade, au point que le 29 août 1268 elle reçoit l’extrême onction et meurt après avoir communié. Elle est enterrée à Nazareth. C’est probablement sa communauté qui commissionne la Vita Beatricis , rédigée semblerati-il par Guillaume d’Afflighem en 1297, bien qu’on parle d’auteur anonyme. Elle a le titre de bienheureuse et son jour de commémoration est le 29 juillet. Une brève histoire d’elle se retrouve également  dans Lilia, écrite par le même Henriquez qui relate la vie de Ida de Nivelles.
C’est à Béatrice que l’on doit l’expression « agir sans pourquoi » qu’utilise Maitre Eckart et qui sera plus tard  reprise aussi par Jacopone da Todi et par Ste Cathérine de Gênes : aimer Dieu sans pourquoi.
Dépeinte par Gaspard de Crayer au 17e siècle comme une jolie jeune vierge respirant la santé, elle s’était tant «mortifiée», qu’elle était devenue une épave, car « elle se livra, surtout dans les débuts de sa vie religieuse, à des pénitences extraordinaires » (Paul De Jaegher S.J., Anthologie mystique, Desclée De Brouwer, Paris, 1933, p.43)
Autre source d’approfondissement : “I sette modi di amare Dio. Vita di Beatrice” (edizioni Paoline,2016), par Franco Paris e Elena Tealdi

BLOEMARDINNE (+ 1336)

Statua di Bloemardinne sul municipio di Bruxelles

L’historien Lemmens l’inclut parmi les grandes figures du Libre Esprit et ainsi écrit d’elle :
« Bloemardine (Heilwege Blommaert) de Bruxelles (+1336). Issue sans doute des classes supérieures, elle possédait plusieurs maisons, habitait, pense-t-on, près de Ste-Gudule et aurait été la voisine de Ruusbroeck. Elle prêtait de l’argent à de nombreux ecclésiastiques dont des chanoines du chapitre. Certains ecclésiastiques la considérèrent comme « mulier religiosa » mais elle ne vécut jamais dans un béguinage. Personnalité obscure et confuse, d’une éloquence passionnée, elle appartenait au courant mystique du XIIIe s. mais reprit plus ou moins les idées de Marguerite Porete. Elle aussi pensait que l’homme pouvait atteindre un état dans lequel le péché comme le développement moral devenaient impossibles et que dans une complète passivité devant Dieu, il pouvait satisfaire toutes ses passions même les plus honteuses. Elle fut créditée d’une littérature abondante dans laquelle les tendances panthéistes des Frères du Libre Esprit trouvaient un écho. Elle-même semble avoir sincèrement cru en ses théories et ne se considérait pas comme hérétique. Elle eut des puissants protecteurs dans les classes supérieures de Bruxelles et du duché de Brabant, de nombreux partisans le révéraient et parmi eux l’épouse du duc de Brabant Jean III, Marie d’Evreux à qui elle laissa comme relique après sa mort le siège en argent sur lequel elle s’asseyait pour écrire et enseigner. On lui attribua la fondation de l’hôpital de la Trinité à Bruxelles que le chapitre de Ste Gudule refusa de reconnaître pendant cinq ans ». (p.112-113)
Certains auteurs, comme Lemmens, la reconnaissent en Heilwige Bloemard, fille d’échevin et pieuse béguine de Bruxelles qui avait fondé un hospice dans lequel elle même soignait les malades.
L’ influence  de Bloemardine fut considérable. Beaucoup de ses adeptes lui attribuaient des miracles. En reconnaissance, ils lui offrirent un siège en argent, comme dans la vision d’Isaie (Isaie VI, I ss).  Cette chaise d’apparat fut longtemps conservée dans le trésor de la Cour de Bruxelles
Dans Le monde des religions de juillet-aout 2017 , Audrey Fella écrit qu’elle était dévouée aux déshérités et qu’elle fonda un foyer pour personnes âgées, d’où sa grande renommée dans la population bruxelloise. De sur il y a l’accusation que lui adresse Henri Pomerius, biographe de Ruysbroeck qui rapporte qu’elle écrivait « sur l’esprit de liberté et sur un certain amour impie et voluptueux qu’elle appelait séraphique ». Il la taxe de « femme perverse…vénérée par une multitude de disciples qui suivaient ses opinions, elle était assise sur un siège d’argent, enseignant et écrivant ».  Aussi elle avait été fortement contrastée par Ruysbroeck (1293-1381) dans l’ouvrage « Le règne des amants de Dieu ». Il fut son plus virulent adversaire et fit brûler les écrits de Bloemardine, au grand mécontentement des Bruxellois. Mais ces controverses ne sont pas confirmées car aucun écrit d’elle ne nous est parvenu. A sa mort le siège en argent fut donné à la duchesse du Brabant, Marie d’Evreux, et le foyer fut repris en 1371 par le chapitre de Sainte Gudule, pour lequel sa fondatrice était « digne de louange et dévouée au Christ » (p.33)

« Une effigie de Bloemardine se trouve dans le déambulatoire de l’église Ste-Gudule, cette fois sous la forme d’une petite tête – symbolisant l’hérésie – écrasée par le talon rageur de Jan van Ruusbroec. Vers 1900, l’Administration communale de Bruxelles entreprit d’orner davantage les façades de l’Hôtel de Ville. Tout un peuple de statues prit place sur les façades principale et latérales. Parmi elles, la statue de Bloemardine, qui se trouve rue de la Tête d’Or, au niveau du 2e étage, à droite de la fenêtre centrale. Sur le socle sont représentés deux anges portant la chaise en argent. En 1975, des féministes bruxelloises du mouvement de la « Porte ouverte » célébrèrent le 640e anniversaire de la mort de Bloemardine en fleurissant le pied du mur de l’Hôtel de Ville et en y apposant un écriteau lui rendant hommage et la déclarant première féministe bruxelloise».  ( Ghislaine Verlacht, A la recherche des dames de jadis…au coeur de Bruxelles, groupe Changeons les livres )

jadis…au coeur de Bruxelles, groupe Changeons les livres )

Catalina GUIERA (XV)
Elle était une riche veuve de Avila qui vivait comme une beata depuis la mort de son mari. Elle dicta son testament en 1463 et prit des dispositions détaillées dotant plusieurs de ses foyers pour le soutien continu de ses compagnes beatas. (Laura Swam, p.44)

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Caterina da Bologna ICONE SACRE MIRABILE – WordPress.com

Enfant, elle est instruite à Bologne par sa mère et ses proches, en raison des nombreuses absences de son père, un important avocat de Ferrara, qui souhaitait qu’elle apprenne également le latin. En 1424, à l’âge de 11 ans, Caterina fait son entrée à la cour d’Este en tant que demoiselle de compagnie de Margherita d’Este, fille naturelle de Niccolò III. Elle reçoit l’éducation de son temps: elle étudie la musique, la peinture, la danse, elle apprend la poésie et devient experte dans l’art de la miniature et du recopiage. En 1427, elle quitte la cour d’Este et rejoint un groupe de jeunes femmes de nobles familles qui vivaient en commun, initialement soucieuses de suivre la spiritualité des Augustins. En 1432, elle adopte avec ses compagnons la règle de Sainte-Claire, approuvée par le pape Innocent IV, et commence la vie de cloître franciscain au monastère du Corpus Domini (wikipedia)
À 13 ans, elle rejoint la communauté féminine du Corpus Domini de Ferrara juste à l’époque où l’évêque tente d’imposer une normalisation en acceptant la règle des Augustins. Quelque temps après l’arrivée de Catherine, cependant, la communauté opte pour la règle des Clarisses. […] En 1456, les supérieurs de l’ordre décident d’ouvrir une communauté similaire à celle de Ferrara à Bologne. Caterina se voit confier la tâche de la fonder et de la diriger. […] À Bologne, Caterina a repris l’habitude de réconforter ses sœurs avec d’intenses versets de passion religieuse, composés et chantés pour elles, inspirés par la production poétique de l’amour courtois … Nous lui devons l’une des célébrations les plus douces et les plus tourmentantes du mariage mystique.
Peu de temps avant sa mort, Catherine a raconté dans le texte Le sette armi spirituali (Les sept armes spirituelles), livré à son confesseur, son intense expérience mystique.
Source: Lucetta Scaraffia, Spose di Dio, in Ruha, Il femminile di Dio, Piccola biblioteca mille lire p.25-26
Catherine et son initiale communauté “de jeunes femmes qui vivaient ensemble”, comme beaucoup d’autres initiatives féminines qui voulaient choisir une voie religieuse, mais laïque, ont été plus tard, forcées de choisir une règle et souvent la clôture. Le texte de Lucetta Scaraffia laisse entrevoir cet étau qui a conduit à la transformation du mouvement béguinal en Italie.

Cecilia FERRAZZI (1609 – 1684)

Cecilia Ferrazzzi , https://www.press.uchicago.edu/ucp/books/book/chicago/A/bo3619422.html

C’était une mystique et une promotrice d’activités de bien-être social, condamnée par l’Inquisition pour fiction de la sainteté.
Fille d’un artisan aisé, elle a montré  très tôt des signes d’inclination religieuse. Après la naissance d’une nouvelle fille en 1623, ses parents consentirent à son intention d’entrer dans le couvent, mais leur mort lors de la grande peste de 1630 fit échouer le projet. Cecilia a donc vécu pendant quelques années dans la maison de protecteurs laïques, continuant à manifester les signes de sa vocation, accompagnée d’extases et de visions.
Son confesseur, le père carmélite Bonaventura Pinzoni, était convaincu qu’elle était destinée à un avenir de sainteté, tandis que le vicaire patriarcal Giorgio Polacco était plutôt d’avis qu’elle était possédée par le diable. Finalement, Cecilia trouva hospitalité à la maison des carmes de Santa Teresa (fondée par sa soeur Maria). Dans les années quarante, elle commence à se consacrer à l’accueil de jeunes femmes en situation difficile, principalement des filles abandonnées et orphelines (« putte pericolanti », des jeunes femmes en danger”). La nouvelle activité rencontra un vif succès et trouva des protecteurs et des bailleurs de fonds parmi les membres respectables du patriciat: en 1658, Francesco Vendramin acheta un bâtiment à Sant’Antonio di Castello pour l’institut Ferrazzi. La nouvelle maison pouvait accueillir jusqu’à trois cents filles.
Vers la fin de 1663, cependant, Cecilia fut dénoncée et arrêtée en juin 1664 sur ordre de l’inquisiteur Agapito Ugoni. Soumise à un procès pour fiction de sainteté, le 1er septembre 1665 elle fut condamnée à sept ans de prison. En 1667, la peine fut commuée en résidence forcée à Padoue, sous la garantie du cardinal Gregorio Barbarigo, et en janvier 1669, elle retrouva la pleine liberté (également et surtout grâce à la pression de ses protecteurs et à une intervention du doge de Venise, Domenico Contarini, sur la Congrégation du Saint-Office). Elle vécut dans une relative tranquillité les dernières années de sa vie et mourut à Venise le 17 janvier 1684.
La maison qu’elle avait fondée avait été confiée après son arrestation aux Capucins et elle survit encore aujourd’hui en tant que corps laïc (Institut professionnel féminin “Vendramin Corner”) ».
Source: http://www.ereticopedia.org/cecilia-ferrazzi

Chiara da MONTEFALCO (1268-1308)

Chiara nait de Damiano et Iacopa à Montefalco, une petite ville ombrienne qui domine la vallée de Spoleto. Chiara avait une soeur et un grand frère, Giovanna et Francesco. Giovanna fonde, avec l’aide financière de son père, le «reclusorio » de San Leonardo, dont elle devient la première régente; les femmes se retirent là-bas, vivant recluses et prient, inspirées par la règle (encore à l’époque non pleinement reconnue) de François d’Assise. La petite Chiara est marquée par l’exemple que la famille lui a proposé et, à l’âge de six ans, elle entre dans le reclusorio de Giovanna, où elle passe les sept années suivantes. La communauté s’agrandit. Giovanna et les femmes du reclusorio s’installent alors sur la colline de Santa Caterina del Bottaccio, dans un bâtiment non encore achevé. Mais la nouvelle colonie, qui impliquait la construction d’un véritable monastère, n’est pas accueillie pacifiquement dans la ville. À côtés de trois autres anciens couvents, un franciscain, un deuxième augustin et un autre bénédictin, le reclusorio de Giovanna est considéré comme nuisible à Montefalco, car il s’ajoutait aux autres communautés qui vivaient déjà d’aumône. Ainsi, on essaie de convaincre les femmes de renoncer à leurs projets. En 1290, Giovanna demande à l’évêque de Spoleto de faciliter l’institutionnalisation de la communauté, dans laquelle sera introduite la règle de saint Augustin, qui, contrairement à la règle franciscaine, était déjà pleinement reconnue. Avec le nouveau monastère de la Sainte Croix et de Sainte Catherine d’Alexandrie, les deux moments de l’histoire de ces religieuses fusionnent: celui de la vocation érémitique, représentée par l’expérience solitaire, avec l’autre de la règle monastique. Giovanna devient abbesse et la communauté reste sous la juridiction directe de l’évêque. Chiara grandit en suivant le destin de ce lieu; seulement à l’occasion de la grande famine de 1283, avec un autre compagne, elle quitte le reclusorio pour aller mendier, mais après huit fois, elle est empêchée de continuer. A partir de ce moment, jusqu’à la mort, elle reste cloitrée.
(Source: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiara_da_Montefalco)
Selon Romana Guarnieri, Chiara démarre avec un élan de pauvreté, mendiant “un morceau de pain pour l’amour de Dieu”, mais elle est rapidement ramenée à meilleur conseil, dans l’attente d’être complètement cloitrée (Ruah, p. 39).

Chiara da RIMINI (1282-1346)

Francesco da Rimini, Vision de la bienheureuse Chiara, 1340, http://www.nationalgalleryimages.co.uk/

Elle appartenait à une famille très riche de Rimini, mais dès son plus jeune âge elle est privée  du soutien et des conseils de sa mère et, plus tard, de son mari. Bientôt, elle va tomber en proie aux dangers auxquels sa jeunesse et sa beauté l’exposaient et commence à mener une vie de dissipation. Le père et le frère meurent le même jour alors qu’ils sont en guerre contre les Malatesta, de sorte que toutes les richesses de la famille Agolanti en viennent à se concentrer dans les mains de la jeune veuve.
À l’âge de 34 ans, un événement inhabituel se produit: alors qu’elle assiste à la messe à l’église des franciscains, elle semble entendre une voix mystérieuse qui lui ordonne de dire un “Notre Père” et une “Ave Maria”, au moins une fois avec ferveur, passion et attention. Chiara obéit à l’ordre, ne sachant pas d’où il vient, puis commence à réfléchir à sa vie. Elle prend la décision d’entrer dans le Tiers Ordre franciscain afin d’expier ses péchés par une vie de pénitence. Bientôt, elle devient un modèle de toutes les vertus, mais surtout de la charité envers les pauvres et les affligés. Lorsque les Clarisses sont contraintes de quitter la ville à cause de la guerre, c’est principalement grâce aux efforts de Chiara qu’elles peuvent obtenir un couvent et des moyens de subsistance à Rimini. Plus tard, avec d’autres compagnes elle entre dans l’ordre des Clarisses et elle devient supérieure du couvent de Notre-Dame des Anges à Rimini avec la bénédiction de l’évêque de Rimini Guido Abasio. Elle aurait oeuvré en vue de beaucoup de miracles et, vers la fin de sa vie, le Seigneur lui aurait fait cadeau de très hautes grâces spirituelles. (Source : Wikipedia)
Nous retrouvons en Chiara une figure féminine dont la collocation pourrait être celle de béguine, du moins avant sa profession monastique.

Christina EBNER (1277-1356)

https://alchetron.com/Christina-Ebner#demo

Christina Ebner n’est pas une béguine, mais nous relatons sa biographie pour montrer les passages entre les mondes béguinal et monastique.
Christina nait dans la ville impériale de Nuremberg, enfant du patricien Seyfried Ebner et de son épouse, Elizabeth Kuhdorf. En 1289, à l’âge de douze ans, elle entre au monastère Saint Jean-Baptiste d’Engelthal, une communauté de religieuses du Second Ordre dominicain située en dehors de la ville. Fondé comme béguinage cinquante ans plus tôt, ce monastère allait devenir, au cours des cent prochaines années, un centre de renommée en matière de spiritualité et d’apprentissage. Selon certains, il aurait très bien pu être le centre le plus important de la vie mystique au début du XIVe siècle en Allemagne, voire dans toute l’Europe.
Moins d’un an après son admission, Christina tombe gravement malade. Cette affliction réapparait jusqu’à trois fois par an au cours de la suivante décennie. En outre, dans le temps, elle souffre souvent de diverses maladies. Elle avait des comportements ascétiques rudes, par exemple des flagellations avec des poiles de hérisson. À peu près à la même époque, elle commence à avoir des fréquentes visions religieuses, que son confesseur, frère Conrad de Füssen, l’encourage à écrire. Elle commence donc à écrire son premier livre, Leben und Offenbarungen (Vie et révélations) en 1317. Elle continue à y travailler au moins jusqu’en 1324. En 1338, elle commence une correspondance avec le prêtre séculier Henry de Nördlingen, qui est un propagateur enthousiaste de la spiritualité mystique et de la littérature. Par son entremise, elle commence une correspondance avec la bienheureuse Margareta Ebner, qui était également une religieuse dominicaine activement impliquée dans le mouvement spirituel de cette période. Tout en ayant le même nom de famille “Ebner”, Margareta n’était pas de la famille de Christina . Vers 1340, Christina commence à compiler le livre des soeurs (Schwesternbuch), un récit de visions mystiques et d’expériences de vie des autres religieuses de son monastère, appelé Von der genaden uberlast (Du fardeau de la grâce). Entre 1344 et 1352, elle écrit un deuxième livre de Revelations (Offenbarungen). Elle y traite d’événements historiques et politiques de son époque, tels que les émeutes de Nuremberg en 1348; le tremblement de terre de la même année; le déclenchement de la peste noire; les processions des flagellants de 1349; et la longue querelle entre l’empereur romain germanique Louis IV et le Saint-Siège. Christina ne se limite pas au rôle de spectatrice. Elle s’intéresse profondément aux événements, développe ses propres opinions à leur sujet et tente même activement d’influencer leur cours. À ce moment-là, sa réputation s’était largement répandue dans le nord de l’Europe. En 1350, l’empereur Charles IV lui-même vint lui rendre visite au monastère, cherchant sa guidance et ses prières. En 1351, elle est finalement visitée pour la première fois par son confident de longue date, Henry of Nördlingen, qui passa trois semaines en tant que visiteur au monastère. À cette époque, il lui remet une copie de l’œuvre mystique de Mechthild de Magdeburg Das fließende Licht der Gottheit (La lumière fluente de la divinité), que l’on retrouve dans ses œuvres ultérieures et dans celles des autres religieuses de la communauté. Christina meurt dans son monastère d’Engelthal le 27 décembre 1356, à l âge de 67 ans. Jean Taulerio, disciple d’Eckhart, a été son grand ami.
Source: wikipedia

Christine COUCKE (XVe)
Peu de temps après 1471, cette béguine de Sainte Elisabeth à Courtrai lègue sa maison à la fille de son neveu, Jaenkin’t Kint Joos, qui avait alors 11 ans et vivait probablement avec elle, si elle promettait de devenir Béguine à l’âge de 24 ans (probablement l’âge minimum d’admission). Source: Walter Simons

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Image : Wikipedia,  Christina Mirabiis,  Fasti Mariani Calendario dei Santi, 1630 – 24 luglio

Le dominicain Thomas de Cantimpré a écrit la vie de cette “extatica” ou “admirabilis” née en 1150 ou 1160 à Saint-Trond et décédée en 1224.
Initiée par la famille pour devenir une bergère, Christine connaît ses premières expériences mystiques en pâturant les animaux. Jésus était constamment près d’elle. Son comportement et ses capacités, au-delà de la compréhension humaine, suscitent la répugnance et l’admiration. Elle n’a jamais été un être “socialement acceptable”.
Après une maladie dont elle s’est miraculeusement remise, elle commence une vie de prédication itinérante dans le diocèse de Liège, mais de manière discrète, car elle était convaincue que la prédication relevait de la responsabilité des prêtres. Pendant 9 ans elle vit à Borgloon avec Jutta, une anachorète. Nous savons qu’en 1259 à Borgloon, près de l’hôpital de Gratem, juste à l’extérieur des murs de la ville, il y avait une présence béguinale dans le service hospitalier (Simon, p. 42). Christina généralement mendie de porte à porte non pas pour elle, mais pour alléger les péchés de ceux qui la nourrissent. Si elle mange de la nourriture obtenue illégalement, elle tombe malade.
Son corps auquel elle avait infligé les pires épreuves, vers la fin de sa vie, lui est totalement soumis. Son expérience ressemble à celle d’un fakir (résistance au feu, eau bouillante, froid, poids écrasant), mais aussi se rapproche du chamanisme pour sa capacité à transformer le corps (oiseau, balle, femme-serpent) et à se guérir dans les moments de plus grande difficulté (lait de sa poitrine, huile produite par le corps …). Elle avait à cœur les âmes damnées Ayant visité l’enfer et le purgatoire lors d’une mort apparente, elle avait fait du salut de ces âmes le sens de son expiation. On la retrouve sur l’échafaud des pendus et parmi les tombes des cimetières. Selon sa jubilation ou ses grands cris d’angoisse, les habitants peuvent connaître la destination surnaturelle du mourant. Au cours de ses extases, un son qui sortait de sa gorge et de sa poitrine causait des frissons à ses auditeurs. Lors de sa première inhumation, elle se lève et vole vers le plafond de l’église. La peur fait fuir toutes les personnes présentes. Elle retourne dans son corps après avoir choisi, comme un bodhisattva bouddhiste, de ne pas quitter la terre pour racheter les âmes du purgatoire et ainsi les sauver. Plus tard, avec son corps éthéré, elle vit parmi les arbres. Elle meurt en 1224 et est enterrée dans le monastère bénédictin où elle séjournait malade depuis trois semaines. Ses restes sont actuellement dans le sanctuaire des Rédemptoristes de Stennaert.
L’orientaliste Louis Massignon (1883-1962) fut très impressionné par cette femme dont le culte fut approuvé par Pie IX en 1857. Sur l’invitation du Père Van Straeten, recteur des Rédemptoristes , Louis Massignon prépare, à l’occasion du 7ème centenaire de la mort de Christine, une conférence qui se tiendra le 24 juillet (date anniversaire du décès) 1924. Le texte est ensuite publié dans La cité chrétienne et dans un volume en 1950. La figure de Christine frappe Massignon à différents niveaux, personnel et spirituel. Dans le Gedenkboek, publié en 1950, on lit: “Le professeur M. Massignon du Collège de France qui, en 1924, au 7ème centenaire de la mort de sainte Christine, avait demandé à pouvoir glorifier la sainte en reconnaissant la grâce de sa conversion qu’il attribue à notre Vierge de Saint Trond “(p.350)
Jacques de Vitry dans le prologue à la Vie de Marie (daté de 1115, selon Greven) s’adresse à son ami l’évêque Foulque de Toulouse et parle, sans le nommer, de la “résurrection” de Christine et de ses expériences du Purgatoire sur terre, « et elle a longtemps été affligée par Dieu d’un châtiment extraordinaire … Elle conduisait quand je l’ai vue, écrit Jacques, les âmes sur le seuil du purgatoire, les faisant même traverser et les emmenant sans dommage au royaume suprême “. Ce témoignage de Jacques de Vitry a été repris par Thomas de Cantimpré, qui rassemble également – entre 1239 et 1249 – d’autres récits de ceux qui l’ont connue: le comte Louis de Looze, Jutta de Loon, son ami ermite, et Thomas de St Truiden, ancien recteur de l’église de Santa Maria et ensuite 29e abbé du couvent bénédictin de San Trond. Mais son écrit offre une image plutôt caricaturale et avide d’exagérations inutiles, bien qu’il reste la seule source après le XIVe siècle. Au fil des siècles, ce texte a été revisité et commenté.
Pour revenir à Massignon, ce qui l’a frappé, tout comme Jacques de Vitry, est le rôle réparateur de Christina, cette perception que nous sommes en partie responsables des erreurs des autres et qu’il convient de les expier. C’est la substitution mystique, preuve universelle et triomphale du sacrifice de Jésus: Christine monte sur le gibet pour prier et souffrir aux côtés de criminels déjà étranglés, désireuse d’arracher leur âme de la damnation en rejoignant leur torture physique.

Christine de STOMMELN (1242-1312)

Monument à Chrisitne de Stommeln
www.santiebeati.it

Christine naît en 1242 à Stommeln (Cologne). Le père était un fermier prospère soucieux que sa fille reçoive une éducation. Bien que Cristina ne sache pas écrire, elle pouvait néanmoins lire le psaltérion. Dans le bref récit de sa jeunesse, rédigé par son curé, Johannes, sous sa dictée, Christine déclare qu’à l’ âge de 9 ans, la Vierge Marie lui est apparue et lui a appris la séquence du Saint-Esprit. Déjà, en 1247, à l’âge de 5 ans, elle eut une vision de l’enfant Jésus.
À 12 (ou 13) ans, elle échappe à un mariage arrangé par son père et, désireuse de partager une vie plus religieuse, elle entre au béguinage de Cologne. À l’âge de 15 ans, elle reçoit les stigmates aux mains et aux pieds et les marques de la couronne d’épines sur la tête. Le diable la tenta plusieurs fois, jusqu’au seuil du suicide. Christine, par exemple, perdait continuellement du sang de sa bouche et de ses narines, le démon la fouettait avec des fouets épineux, il inondait le lit de puces, la forçait au silence pendant 15 jours et, pendant 14 jours supplémentaires, la privait de sommeil la recouvrant de pustules au moment où elle essayait de s’endormir. Il la battait avec des marteaux chauffés au rouge et l’humiliait en la recouvrant d’excréments matérialisés à partir de rien. Les signes extérieurs de ces expériences ont amené ses sœurs à croire qu’elle était folle et quelques années plus tard elles l’éloignèrent. Christine dut quitter la communauté, qui la satisfaisait tellement, à cause d’une maladie qui l’avait frappée, mais surtout parce qu’elle était mal comprise par les autres qui n’appreciaient pas son excentricité.
Le 20 décembre 1267, elle rencontre un jeune frère dominicain suédois (un frère de Christine était également entré dans l’Ordre). C’était un étudiant de Cologne, Pierre de Dacia († 1289), avec lequel elle entre dans une harmonie spirituelle à prédominance épistolaire. Lui-même écrit la “Vie” (vie Christinae Stumbelensis) de la bienheureuse jusqu’en 1286. Pierre, élève d’Albert le Grand, devient plus tard son guide avec un amour spirituel intense qu’ Ernest Renan n’hésitera pas à définir “idylle mystique“.
Christine a des extases et des apparitions et, en 1269, elle reçoit  les stigmates aux mains et aux pieds, qui deviennent visibles à certaines périodes de l’année. Pendant toute sa vie, elle a été éprouvée par de nombreuses souffrances qu’elle a endurées en cherchant toujours la valeur de la Croix. L’année de la mort de Pietro, les assauts du diable cessent et Cristina, toujours vêtue de la robe de béguine, vit en paix jusqu’en 1312, année de sa mort à Stommeln. Reconnue comme bienheureuse, son culte a été approuvé par Saint Pie X (Giuseppe Melchiorre Sarto, pape de 1903 à 1914). Elle est commémorée le 6 novembre (jour de sa mort) dans le martyrologe romain à Lotharingie. En 1342, ses reliques sont transférées à Nideggen et à partir de 1568, elles reposent dans l’église de Jülich.
Sources: Antonio Borrelli, dans http://www.santiebeati.it/dettaglio/91331
Le site www.cristianita.it
Pierre de Dacie, L’Amour et la Dilection. La vie de Christine de Stommeln suivie de Lettres de Pierre et de Christine, William Blake et cie, 2005 (Vincent Fournier, postface de Marie-Françoise Notz)

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )
En 1471, cette béguine du béguinage de saint Alexis à Dendermonde (Belgique) laissa la moitié de sa maison du béguinage à chacune des filles de son frère qui aurait exprimé avant ses 15 ans le désir de devenir béguine.
Source: Walter Simons, op.cit.p

Cristina di MARKYATE (1096-1115)

Couverture https://www.kobo.com/es/it/ebook/christina-of-markyate-1

« C’est à un manuscrit du XIVe siècle, conservé à la British Library à Londres, que nous devons tout ce que nous savons aujourd’hui de l’une des figures les plus fascinantes et les moins connues du mysticisme médiéval: Christina de Markyate, une anachorète laïque, plus tard moniale. C’est le seul cas documenté de mysticisme féminin avant Julian de Norwich et Margherita Kempe. La Vie de Cristina de Markyate, tel est le titre de l’œuvre indirectement attribuable à Cristina, est un texte anonyme et incomplet, écrit à l’origine au XIIe siècle par un moine du monastère bénédictin de St Albans qui lui était proche. La biographie de Cristina se situe dans l’un des moments les plus difficiles de l’histoire anglaise médiévale, la transition d’époque qui suit la bataille de Hastings en 1066, au cours de laquelle les Normands avaient sévèrement vaincu les Anglo-Saxons.
Née d’une riche famille de marchands d’origine anglo-saxonne, Cristina est une femme forte et déterminée qui choisit de se consacrer très jeune au Christ en prononçant en secret un vœu de chasteté. Échappée d’une tentative d’abus par le puissant évêque de Durham Ranulfo Flambard (bras droit du roi Guillaume le Rouge), Cristina attire la vengeance de l’évêque qui n’accepte pas le refus et parvient finalement à lui arracher le consentement matrimonial. À l’épilogue tragique suit toutefois l’évasion de la maison paternelle et du monde: vers 1118, grâce à l’aide de son maître, le chanoine de Huntingdon Sueno, Cristina embrasse la vie anachorétique et est secrètement conduite à la cellule d’Alfwena Flamstead. Elle y trouve refuge pendant deux ans, puis est transférée dans un ermitage bénéficiant de la protection de l’abbaye de St Albans, un lieu où elle restera très longtemps: la cellule de l’ermite Roger à Markyate. Les années passées à Flamstead et à Markyate sont des années d’emprisonnement: le moindre soupçon de sa présence dans ces lieux aurait attiré ses persécuteurs qui ne s’étaient pas rendus à sa fuite.
L’expérience anachorétique marque également le développement spirituel et intellectuel de Cristina; illettrée elle n’est pas capable d’écrire mais lit le latin. Au cours de ces années, ses visions spirituelles et extatiques se multiplient. Dans celles-ci l’expérience du divin se déroule principalement par l’intermédiaire de la Vierge Marie et du Christ. À Markyate, vers 1122, elle reçoit une vision rassurante du Christ transcrite dans la Vita (Vita, ch. 39, traduction de F. P. Ammirata).
Bientôt Cristina est déliée du lien conjugal et, à la suite de la mort de certains de ses persécuteurs les plus brutaux et de la résignation de ses parents, elle est enfin libre de vivre comme une “épouse du Christ”. À la mort de l’ermite Roger, Cristina, qui a entre-temps rejeté les propositions, arrivées de l’étranger, de diriger les communautés féminines de Fontevrault et de Marcigny, choisit obstinément de prendre en charge l’ermitage de Markyaté. Vers 1130, elle entre en contact avec son troisième maître, l’abbé Jouffroy de St Albans, un homme puissant, sensible à la religiosité féminine, qui avait déjà soutenu la fondation du couvent de Sopwell pour les “sanctae mulieres” de l’ermitage des bois d’Eywoda. L’abbé Jouffroy fonde le couvent de Markyat afin que Cristina, après sa profession monastique à St Albans, puisse “guider et éduquer” ses disciples. La narration de la vie est mystérieusement interrompue vers 1140, quelques années avant l’érection du couvent de Markyate. Grâce à certaines sources, nous avons des nouvelles de deux faits supplémentaires qui nous permettent d’établir qu’au moins jusqu’en 1155 Cristina était toujours en vie. Après 1155, il n’y a plus aucune nouvelle de la prieure visionnaire, ni de ses cultes.
Source: Iole Turco, http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/cristina-di-markyate/

Clusin ou Claesinne NIEUWLANT (+ 1611)
Béguine du XVIème, elle insiste sur les dangers de l’autodestruction que peut avoir l’élan de l’esprit. «Pour aller vers l’Absolu, l’être humain doit être détournée de son esprit et mené vers son non-etre »

Colette BOYLET (+/- 1381-1447)
Elle vit à Gand (Gent) entre 1381 et 1447 et présente de nombreuses caractéristiques similaires à celle de sainte Rita de Cascia: sa naissance est miraculeuse, à l’instar de celle de Rita (gestation tardive annoncée dans un rêve). Au cours de sa vie, elle rencontre tous les saints qui sont ses contemporains et après sa mort, elle fait des miracles, en aidant avant tout les parturientes à travers les “grains” miraculeux ou son manteau.
(Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili. Rita da Cascia tra devozione e arte contemporanea”, Vita e pensiero, 2014, Milano, p.93)
À l’âge de 18 ans, elle commence sa formation parmi les béguines, puis parmi les tertiaires franciscaines. En 1406, elle devint Clarisse: elle se sent appelée à réformer la congrégation de Sainte-Claire et reçoit donc le mandat de Benoît XIII, qui lui impose le voile à Nice. Son travail, non sans obstacles, a conduit à la naissance de 17 monastères. Elle est décédée en 1447 à Gand.
(Matteo Liut, https://www.avvenire.it/ du 6 mars 2019)

Colette di CORBIE (1381-1447)

Saint Colette , détail de sainte Claire et de sainte Colette, vers 1520, par le maître de Lourinhã; Musée national d’art ancien, Portugal

Elle naît de parents âgés à Corbie (près d’Amiens), qui décèdent alors qu’elle était adolescente. Elle rejoint alors les béguines de sa ville natale mais ensuite aspire à une observance plus strict des pratiques ascétiques. Elle choisit les Clarisses et devient recluse.. Ses visions  continuent à la solliciter de prendre en charge la réforme des franciscains. Et elle le fait: elle a réformé sept communautés de Franciscains et a établi (ou réformé) dix-sept communautés de consoeurs. Colette a mené une vie discrètement austère même au milieu de son vaste travail de réforme et aurait continué à avoir des visions, expérimenté la lévitation dans la prière, prophétisé et eut la capacité de lire dans la conscience des autres. (Source, Laura Swam, p.33)

Cornelia Catherina FRIJTERS (+1990)
Dernière béguine hollandaise, elle décède à Breda en 1990.

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Dorothée de Montau, http://reflexionchretienne.e-monsite.com/medias/images

Elle se marie à un homme riche, pieux, mais de mauvais caractère, avec qui elle enfantera neuf enfants. Devenue veuve, elle se transfère à Marienwerder (Allemagne) et là elle sera guidée, jusqu’à la fin de sa vie, par son directeur spirituel, et ensuite biographe, le célèbre Jean de Marienwerder. Il rassemblera ses communications spirituelles dans trois Vita en latin et une en allemand, Leben. Nous avons aussi d’elle encore une œuvre en latin, Septilium, où sont exposées sept grace qu’elle a reçues et les 36 dégrés de l’amour résumables en trois palliers progressifs : ferventer ardens, magnificus, excellenter magnificus, exprimés aussi par trois adjectifs : fort, stable, insurmontable. Et encore le Liber de festis, recueil de ses visions, d’après les périodes liturgiques. Cette œuvre est en partie inédite.
Une étude doctrinale approfondie des œuvres et même de la vie de Dorothée serait souhaitable et en particulier de ses expériences mystiques (stigmates invisibles, renouveau du cœur, extases, visions), afin de la faire connaître au delà du monde germanique où elle est vénérée comme patronne de la Prusse. (BLASUCCI A., CALATI B., GREGOIRE R., La spiritualità del medievo, volume 4 della Storia della spiritualità, Borla , p.483-484

Douceline de DIGNE  (+/-1214/15 et 1274)

Couverture du livre de Kathleen Garay et Madeleine Jeay

Originaire du Midi de la France, elle nait a Digne d’une famille bourgeoise pieuse, puis grandit à Barjois. Elle prend la décision de devenir béguine en revenant d’un séjour au couvent des clarisses de Digne. (wikipedia)
Aux environs de l’année 1240, Douceline de Digne, soeur du franciscain Hugues de Digne, fonde deux béguinages en Provence qui pratiquent des œuvres de bienfaisance, connues collectivement sous le nom de Maison de Roubaud. Pour elle, le rôle de fondatrice et de mère spirituelle de religieuses laïques inclue un engagement envers les idéaux de charité active et de pauvreté absolue. La thèse d’étude de Kelly Lynn Morris amène deux issues interdépendantes. La première, d’après le récit de Douceline, nous pouvons affirmer que ses expressions de charité évangélique et de pauvreté absolue étaient le reflet orthodoxe d’un ensemble d’idéaux spirituels franciscain, béguinal et mystique. La deuxième, mets en discussion l’évaluation d’Aviad Kleinberg, qui présente Douceline comme agent conscient dans la création et la manipulation de sa sainteté. La thèse di Kenn Lynn Morris démontre que le développement de la sainteté orthodoxe de Douceline était fondé sur un engagement coopératif de la communauté visant à créer un mode de vie qui incarne la charité active .
Source: www.medievalist.net, www.wikipedia.com
Kelly Lynn Morris,The vita of Douceline de Digne : (1214-1274): Beguine spirituality and orthodoxy in thirteenth century Marseilles, University of Cagary (Canada), July 2001

Élisabeth d’HONGRIE ou de THURINGE (1207-1231)

Elisabeth d’Hongrie
http://www.parrocchiadonbosco.it

Fille du roi d’Hongrie André II et de Gertrude de Merano, à 14 ans elle est mariée à Loudovic IV de Thuringe. De très grande sainteté, elle garde sa tenue princière pour ne pas heurter son mari, mais tient son époux céleste près d’elle par la « pénitence » (cilice) et le sert en prêtant secours aux veuves, aux enfants, aux malades, aux prisonniers. Mère à 15 ans, à 20 Élisabeth est déjà veuve avec trois enfants. Après la mort du mari, a cause da la peste en 1227, elle refuse de se remarier et elle se retire successivement dans deux chateaux, mais à la fin elle choisît une modeste habitation à Marbourg (Allemagne) où, en 1227, elle fait édifier un hôpital qu’elle maintient avec ses ressources – ce qui la désargentera totalement –  où elle se dédie entièrement au soin des pauvres et des lépreux. Elle accepte la pauvreté qui survient et travaille la laine ou même va quêter l’aumône pour secourir les autres. Son choix de pauvreté déchaine la fureur de ses beaux-frères qui parviennent même à la priver de ses enfants. Elle s’intègre dans le Tiers ordre franciscain, en se dédiant ainsi aux plus démunis, en visitant les malades deux fois par jour et en assumant les taches les plus humbles. On ne parle pas d’elle en tant que béguine, mais nous pouvons supposer qu’elle en avait les caractéristiquss avant d’atteindre le Tiers Ordre.
Elle fut célèbre pour la splendeur de ses miracles et ses œuvres charitables se répandirent  au cour des siècles. Elle meurt à Marbourg en1231 et est canonisée par le pape Grégoire IX en 1235.  Le jour de son culte est celui de la date de sa mort, le 17 novembre.
Elle est souvent choisie comme patronne des béguinages, comme par exemple celui d’Antwerpen (Anvers-Belgique)

Élisabeth de SPALBEEK (1246–1304)

Couverture du livre de Dany Jaspers, Elisabeth van Spalbeek en de Onze-Lieve-Vrouw van Lourdeskapel, Hasselt, 2006

La Vita d’Élisabeth de Spalbeek, mystique du 13e siècle et béguine du diocèse de Liège, a été écrite vers 1267 par Philippe de Clairvaux, alors abbé à la maison cistercienne et qui a reconnu en Elisabeth la réplique féminine de saint François d’Assise pour ses stigmates et son interprétation de la Passion du Christ. La version anglaise du texte n’existe que dans un seul manuscrit (la bibliothèque Bodleian, Douce 114) du quinzième siècle en anglais moyen. Le manuscrit contient également les Vitae de deux autres béguines, Christina Mirabilis et Marie d’Oignies. De toutes les femmes dont les vitae sont représentées dans ce manuscrit, celle d’Elizabeth était la plus populaire en Angleterre.
Élisabeth est probablement née dans une famille noble et, bien que béguine, elle ne vivait pas dans un béguinage, mais à la maison, dans la rurale Spalbeek (Belgique), avec sa mère et sa sœur. (Simons, p.135)
Jesse NJUS, dans sa thèse mentionnée ci-dessous, soutient qu’elle fournit un exemple exceptionnel du réseau spirituel décrit par des spécialistes tels que John Coakley et Anneke Mulder-Bakker. Comme ceux-ci l’ont montré, les saintes femmes du Moyen Age – y compris les recluses et les femmes anachorètes  – ne fonctionnaient qu’au sein de réseaux spirituels étroitement tissés qui reliaient d’autres mulieres religiosae, des clercs sympathisants et des nobles puissants qui fournissaient un soutien économique et politique en échange des prières et de l’autorité spirituelle de ces femmes. Personne n’a analysé le réseau d’Élisabeth sous cet angle, en partie parce que la source principale de sa vie – le texte de l’abbé Philippe de Clairvaux, qui a rendu visite à Élisabeth en 1266/7 – omet les noms propres de la plupart des gens qui entourent Élisabeth et omet également beaucoup de personnes avec qui elle doit avoir été en contact. En outre, d’importants documents concernant Elisabeth ont échappé jusqu’à présent à toute analyse collective. En examinant minutieusement tous les documents pertinents, Jesse NJUS a toutefois réussi à dévoiler les alliances politiques et spirituelles d’Élisabeth, qui lui ont permis de l’étudier dans son milieu et de fournir une analyse détaillée de son éventuelle influence séculière et religieuse. Il fait valoir qu’elle participait activement à la constitution et à l’extension de son propre réseau à preuve de cette «politique du mysticisme». Cela a conduit cet universitaire à réinterpréter le rôle d’Élisabeth dans le dernier événement de sa vie, la bataille judiciaire française entre la reine Marie de Brabant et le chambellan Pierre de la Broce.
Source: http://www.encyclopedia.com ; Waler SIMONS and Jesse NJUS, The Politics of Mysticism: Elisabeth of Spalbeek in Context, Church History (2008), 77:285-317 Cambridge University Press

Elizabeth de BERG (XIIIe)
Après la mort de son mari (entre 1279 et 1290), elle devint béguine Elle n’avait pas d’enfants d’elle-même. Riche, avec de nombreuses propriétés, Elisabeth possédait une maison de 5 chambres dans le béguinage de Ste Catherine à Tongres, dont trois étaient occupées par des “pauvres béguines”. Elle offrit même de l’aide à une femme mariée.
Source :  Simons,op.cit. p.73

Ève de SAINT MARTIN ou de LIÈGE (1190-1265)

Eve de St.Martin, https://shop.dolfi.com/en/blessed-saints-martyrs-patrons-e/3918-Eva-Beata-Reclusa-of-St-Martin-de-Liege-8155800.html

On connait peu de choses de sa vie. Ève est proche des milieux béguinaux en plein essor à Liège au XIIIe siècle. Elle devient recluse près de la collégiale Saint-Martin de Liège sous la règle cistercienne, encouragée par la mystique Julienne de Cornillon auprès de laquelle elle semble avoir joué le rôle de confesseur. Julienne de Cornillon, plus âgée d’une quinzaine d’années, l’avait en effet encouragée dans sa vocation et lui avait promis de la voir au moins une fois par an. C’est probablement sous l’impulsion des deux mystiques que la première Fête-Dieu est célébrée en 1246 par Robert de Thourotte, le nouvel évêque de Liège. Après la mort de ce dernier en 1246, Julienne est confrontée à une forte opposition de la bourgeoisie locale, du clergé et du nouveau prince évêque Henri de Gueldre, au point qu’elle doit s’exiler et meurt en 1258. Ève semble avoir poursuivi la mission de Julienne : elle est en relation avec Jacques Pantaléon, archidiacre de Liège de 1230 à 1250, qui deviendra ensuite pape sous le nom d’Urbain IV. Ce dernier lui envoie une missive le 8 septembre 1264 pour l’informer de l’institution de la Fête-Dieux par la bulle Transiturus de hoc mundo promulguée le 11 août 1264. Ève de Liège a été déclarée bienheureuse par l’Église catholique, le 1er mai 1902. On la commémore le 4 juin (particulièrement dans le diocèse de Liège).
Source : https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%88ve_de_Saint-Martin.

Francesca ROMANA au siècle Ceccolella BUSSI(+1440)

Francesca Romana, http://asinnersguidetothesaints.blogspot.com/2010/11/st-francesca-romana-1384-to-march-9.html

Elle nait en 1384 et on la baptise avec le nom de Francesca, mais dans la maison et dans le cercle d’amis, on l’appelle Franceschella ou Ceccolella. C’est une enfant sage et précoce, si dévote au point de se construire un petit ermitage chez elle, comme lieu de rencontre personnelle avec Dieu. Cette inclination naturelle subit un brusque retournement lorsqu’ à l’âge de 12 ans elle ne peut échapper à la coutume du temps et est promise en mariage à Lorenzo de’ Ponziani, d’une famille aisée, qui commerce en bovins et céréales. Le mariage non désiré déclenche en elle une réaction nerveuse violente, de nature clairement psychosomatique. Pour la guérir les parents voudraient recourir aux arts de la magie, ce que Franceschella refuse de manière décisive. La bonne thérapie passe par une vision céleste, qui lui redonne sérénité et paix intérieure pour faire face au mariage. Dans sa nouvelle maison, elle trouve aide et soutien dans sa belle-sœur Vannozza, pieuse et sensible, de grande charité, avec laquelle, peu à peu, elle transforme la riche maison de Trastevere en un point de repère pour les nombreux démunis de la ville. Avec simplicité, Francesca accepte la vie conjugale: l’amour du marié, ses titres de noblesse, sa richesse, les trois enfants nés de leur union.
La peste arrive et emporte deux enfants. La guerre déclenchée par l’antipape Jean XXIII lui renvoie un mari grièvement blessé, tandis que le dernier fils est pris en otage: tous ces malheurs familiaux ne plient pourtant pas son âme, soutenue par la présence mystérieuse et efficace de son ange gardien, qu’elle “sent” presque marcher à côté d’elle. La ville de Rome, pillée et humiliée, trouve dans cette femme un modèle de foi et un guide. Ses richesses sont utilisées pour soigner les malades et les nécessiteux et quand elles sont épuisée, on la voit comme une “femme pauvre” à Trastevere, marchant avec son âne dans les rues pour quémander pour les nécessiteux.
Elle gagne la confiance d’un cercle d’amies avec lesquelles elle fonde un groupe d’Oblates et auxquelles elle confie l’assistance des pauvres. Dans un second temps, elle les rassemble dans une maison de Tor de ‘Specchi, fondant un monastère où elle les rejoint dès la mort de son mari en 1436. Quatre ans plus tard, le 9 mars, elle meurt aussi, mais chez elle à Trastevere, où avec son affection de mère, elle avait été rendre visite à son fils et à sa belle-fille. Rome la considère comme une sainte, la ville entière se précipite à vénérer son corps et sa renommée défie le temps: en 1608, Francesca Romana est officiellement inscrite au registre des saint(e)s et aujourd’hui encore, les jeunes couples pour la célébration du mariage préfèrent l’église de Santa Maria Nova aux Fori Imperiali, où ses restes mortels sont vénérés.
Source Gianpiero Pettiti, www.santiebeati.it

Voici quelques autres éléments biographiques repris de Mario Sensi. Une fois veuve, Francesca a travaillé dans des hôpitaux romains et s’est spécialisée dans le traitement des malades, à l’aide de remèdes naturels. Elle est fondatrice des Oblate de Torre de ‘Specchi, dix matrones romaines qui refusaient la calustration. Elles vivaient “dans la sainte pauvreté” (p.806). Elles ont d’abord choisi la protection d’une abbaye existante, puis ont obtenu, après plusieurs tentatives, l’exemption de la juridiction de l’abbé de Monte Oliveto, ce qui leur permettait le choix de leur  “présidente”, du directeur spirituel et aussi la possibilité de mendier. Elles mendiaient dans  un esprit de pénitence, donnant le produit aux pauvres. Au début, c’était une confrérie laïque dévotionnelle; huit ans plus tard elles devinrent des laïques consacrées “régulières”,  sous la règle bénédictine olivétaine, tout  “en préservant leur identité de femmes liées à la ville“.

Gertrude van HELFTA (+ 1302)
Trois siècles avant Ignace de Loyola, cette béguine allemande propose des Excercises spirituels en sept étapes pour une sorte de retraite dans la vie quotidienne.

Gertrude VAN OOSTEN ou VAN DELFT (+ 1358)

Statue de Gertrude van der Oosten à Delft, Wikipedia

Gertrude Van der Oosten (ou Gertrude Van Delft) est une béguine hollandaise qui a probablement reçu les stigmates et qui est considérée une mystique. Elle est née à Voorburcht, en Hollande, de parents paysans, puis est entrée en service domestique à Delft. Son surnom de Van Oosten, ou “de l’Orient”, vient de son habitude de chanter un hymne qui commence par: “Het daghet in den Oosten“, c’est à dire “La lumière du jour se lève à l’Est” composé par elle-même.
Après avoir vécu pieusement pendant de nombreuses années, Gertrude est admise dans le béguinage de Delft. Elle utilise ici les nombreuses possibilités de contemplation offertes par la vie dans cette communauté. Elle avait une grande dévotion pour les mystères de l’Incarnation, en particulier pour la Passion du Christ. On croit qu’elle a reçu les stigmates. Elle implore Dieu que cette grâce puisse lui être retirée et sa prière est entendue dans la mesure où le sang cesse de couler, mais les signes des stigmates demeurent. Elle a également fait preuve du don de prophétie.
Gertrude meurt le jour de la fête de l’Épiphanie, le 6 janvier 1358. Elle est enterrée dans l’église de Saint Hyppolite à Delft, le béguinage n’ayant ni église ni cimetière. Son nom n’a jamais été inscrit dans le martyrologe romain, bien qu’elle soit commémorée dans plusieurs autres. Son culte est purement local. (Source : Wikipedia)

Gertrude RICKELDEY of ORTENBERG (+ 1335) and Heilke of STAUFENBERG(+ après 1335)

HADEWIJCH (+1250 ca)
by Alessia VALLARSA

Hadewijch by Christine Daine,
Clarisse de Belgique

Sur la figure historique d’ Hadewijch on avance encore dans l’incertitude : son œuvre contient peu de notices biographiques et il n’existe aucune Vita qui lui soit dédiée. La langue brabantine de ses écrits la situe dans le duché du Brabant, à Anvers d’après une tradition tardive, ou peut-être à Bruxelles. On considère qu’elle ait vécu autour de la moitié du XIII, mais d’autres disent au début du XIV. Il ne nous reste que son œuvre : 31 lettres en prose et 16 en rime, 45 chansons et 14 visions. Dans la littérature néerlandaise Hadewijch tient une place d’honneur en étant l’une des toutes premières auteures grâce auxquelles, fait exceptionnel, la prose et la mystique font leur entrée dans la littérature. Femmes-mystique-prose : on a souligné que ce lien n’est pas un hasard. Hadewijch parla de Dieu en néerlandais vernaculaire, pas en latin. Par une opération créative et audacieuse le langage de la mystique sortit du milieu des chanoines et fut reformulé en vulgaire. Très probablement Hadewijch fut une béguine, forme de vie religieuse surgie au sein du vaste mouvement religieux féminin qui fleurit grandement dans les territoires du Brabant et dans le diocèse de Liège. H. Grundmann a mis en évidence comme la naissance de la littérature spirituelle en langue vulgaire est directement reliée au développement de ce mouvement féminin. De ses écrits  il émerge qu’Hadewijch fut conseillère d’un groupe d’amies qu’elle exhortait à vivre radicalement pour la minne, le noble Amour, seul grand thème de la vie, métaphore des relations entre les amants, donc aussi entre une femme et Dieu. Pour cela, elle écrivit pour elles des lettres, des chansons et des visions, des œuvres qui révèlent sa famililarité avec la Bible, la patristique, les mystiques du XIIe et la poésie de l’amour courtois dont elle a adopté, surtout pour les chansons, le style, les thèmes et, découverte récente, les mélodies : elle a parlé de l’amour courtois pour parler de l’amour mystique. Ainsi elle sollicitait une amie : «  Fais de la sorte qu’il ne te suffise rien de moins que la minne »

HEILBIG ou HELWIG (XIV °)
Elle a été “magistra” du groupe de neuf béguines de Schwednitz (Allemagne), appelées par le peuple “moniales capuciatae“, lesqulles ont vécu dans un esprit de liberté et de pauvreté volontaire pendant plus de trente ans. La communauté était basée sur ses propres statuts. On y pratiquait la profession de culpabilité et la flagellation sanglante. Les novices devaient passer par une ascèse très dure, mais une fois devenues parfaites, elles pouvaient s’adonner à leur volonté. Une autre mortification pratiquée était de s’allonger sur le seuil quand elles quittaient la maison, pour faire de la sorte d’être piétinées l’une par l’autre. En raison de leur proximité avec le mouvement du Libre Esprit, elles ont enduré un procès en 1332 , au cours duquel apparaissent également les noms d’une certaine Udillinde ou Uldillinda et d’Adelheyd. Une témoin de Schwednitz revendique: “Sicut Deus est deus. Ita ipsa est deus cum Deo; et sicut Christus numquam separatus est un Deo. Sic nec ipsa (Tout comme Dieu est dieu, ainsi, elle est dieu avec Dieu; et comme Christ n’est jamais séparé de Dieu, elle non plus ne l’est ) ».
Source : (GUARNIERI Romana (a cura di), Il movimento del Libero Spirito. Testi e documenti, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1965, pp 395-396 e 435)

Ida von LEEUW ou GORSLEEUW (+ dopo il 1262)
Ida nait à Gors-Opleeuw (Belgique). Ses parents sont Giselbert et Ida. Elle est élevée par les béguines de Borgloon et rejoint à l’âge de 13 ans le monastère cistercien de Rameige (néerlandais: Rameien), aujourd’hui Klein-Geten. Ida est une mystique qui a développé une grande dévotion à l’Eucharistie. Elle a décrit avec précision son développement spirituel. Ida pensait que son nom stimulait une vie pieuse. La lettre I voulait dire le bon chemin, D pour Deus (Dieu) et A pour Amor (amour). Elle meurt vers 1260. La fête d’Ida van Leeuw est le 29 octobre. Dans le passé, on pensait à tort que cette Ida viendrait de Zoutleeuw, où il y avait aussi un béguinage. Il ne faut pas le confondre avec le cistercienne Ida de Leuven, également connue sous le nom de Ida van Leeuw. Un  anonyme cistercien a écrit sa vie.
Source: https://nl.wikipedia.org/wiki/Ida_van_Leeuw

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Ida de Nivelles
https://www.dolfi.com/en/143557-sant-039-ida-ita-quot-monk-in-nivelles-quot#.XGyXuy1L1-U

Elle nait à Nivelles en 1197. A l’âge de 9 ans, après la mort de son père, elle vit dans une petite communauté de béguines de Nivelles où elle restera jusqu’à l’âge de 16 ans. Ida prend sur elle la responsabilité de mendier pour ses compagnes et avec elles se dévoue pour les soins des malades. Parfois, en 1213, elle se rend à la communauté cistercienne de Kerkom, près de Tirlemont (Tienen) qui un an plus tard se transférera à La Ramée. Un an après cela, Ida fait sa profession monastique et peu après arrive Béatrice (de Nazareth). Ida était une fille mystique et sa Vita, très probablement rédigée par un certain Goswin de Villers, offre de nombreux exemples de ses expériences mystiques. Une autre importante source sur la vie de Ida est le texte Quinques prudentes Virgines écrit pas le Cistercien espagnol chroniqueur Crisostomo Henriquez (1594-1632). On parle d’elle aussi dans les deux ouvrages suivants :
A.d’Haenens, Femmes excédentaires et vocation religieuse dans l’ancien diocèse de Liège lors de l’essort urbain. Le cas d’Ide de Nivelles, dans Hommages à la Wallonie. Mélanges offerts à Maurice A.Arnould et P.Ruelle, édit. Université de Bruxelles, 1981, p.217-235
R.Hanon de Louvet, L’origine nivelloise de l’institution béguinale, Annales de société archéologique et folklorique de Nivelles et du Braban Wallon, XVII, première partie, 1952, p.1-77
DUFRASNE Dieudonné, Libres et folles d’amour, éd. Thomas Mols, Bierges, 2007, p 89-90

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

« Une béguine d’Anderlecht (Commune de Bruxelles, ndr) s’est distinguée par son indépendance d’esprit : Isabelle Dewit, qui vit à la fin du XVIIIe siècle. Elle tient une école pour les pauvres de la paroisse à partir de 1783, ce qui lui vaut des démêlés avec ses supérieures et le maître d’école de la paroisse. Elle se verra contrainte pour exercer son activité éducatrice de recevoir les enfants hors de l’enclos béguinal ». Pascal Majérus, Ces femmes qu’on dit béguines….(p.164-165)

 

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivana Ceresa nait en 1942 en province de Mantoue, ville où elle habitera par après jusqu’à sa mort, en 2009. Elle, qui dès ses études supérieures aurait voulu devenir théologienne, devra attendre les retombées du Concile Vatican II avant de pouvoir accéder en tant que femme à la faculté de théologie, inaccessible aux femmes jusqu’aux années 70. Elle enseigna donc les lettres avant de devenir théologienne. Son livre « Dire Dio al femminile” (Parler de Dieu au féminin) a été pour plusieurs femmes une prise de conscience du sens de la différence de genre et de la nécessité d’une sortie du patriarcat. Ivana se définissait une béguine et disait : « je suis la béguine de tous les temps, car je suis une béguine un peu en incognito…J’aime à la manière des béguines, de manière anticonformiste et aussi un peu transgressive » (Ivana Ceresa, L’utopia e la conserva, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2011). Son amitié avec l’historienne Romana Guarnieri, qui en 1946 a identifié le livre de Marguerite Porete, et avec Luisa Muraro, grande studieuse du mouvement béguinal, a renforcé cette identification. Elle disait « être béguine aujourd’hui c’est continuer le choix de ces femmes, c’est-à-dire vivre dans le monde sans être du monde ». (3) . En 1996, Ivana réalise son œuvre la plus importante : la fondation de l’Ordre de la Sororité de Sainte Marie Couronnée, reconnu par l’évêque de Mantoue, Egidio Caporello, le 18 mars 2002. Dans l’introduction à la Règle de l’Ordre de la Sororité, Ivana se réfère aux béguines du Nord. Tout comme les béguines exprimaient une forte liberté féminine par l’autonomie et l’indépendance à l’égard du contrôle masculin, aussi bien ecclésiastique que civil, de même la Sororité affirme : «  Nous sommes des femmes convoquées par l’Esprit Saint pour rendre visible la présence des femmes dans l’Église et dans le monde ».

Ivette ou Jutta di HUY (1157-1228)

Image : wikipedia.nl

Originaire d’une famille fortunée, elle est promise en mariage à l’âge de 13 ans. Elle ne voulait pas se marier, mais elle y consent à la suite des pressions de la famille et de ses amis. En 1181, à 23 ans, après 5 ans de mariage, après la mort de son mari, elle distribue ses biens et quitte la maison et ses trois fils pour servir une léproserie à Huy, ensuite connue comme l’hôpital des grands malades. Elle y reste pendant 10 ans avec une petite communauté  d’hommes e de femmes à sa suite. Par après, en 1190, elle décide de se faire emmurer par l’Abbé d’Orval dans une cellule près de la léproserie.
Son père, gestionnaire des biens de la principauté de Liège et d’autres hommes suivent son exemple comme laïcs sans disposer d’une règle approuvée.  Le Prémontré Hugo de Floreffe a raconté sa vie. « Elle vécut selon les principes des proto-béguines en compagnies de pieuses consœurs, pour se cloîtrer ensuite des dizaines d’années durant dans une vrai cellule où elle expira en 1228 » (p.23 Van Aerschot). Elle fut en rapport avec Julienne de Cornillon. (Lemmens p.107) et bien qu’anachorète elle instruisait ses compagnes, comme écrit dans sa Vita. (Simons,p.81).
Elle se qualifiait elle-même de béguine.

Jeanne d’ARC (1412-1431)
Une thèse la définit tertiaire franciscaine, mais une autre aussi « béguine » s’appuyant sur un document à elle contemporain, Cronique Morosini, 1429, qui la déclare expressément comme telle.
Jacqueline Kelen écrit : « Durant son pénible procès, Jeanne d’Arc fut traitée soit de béguine soit de sorcière » (dans Hadewijch, p.20)

Joan d’ANTHÉE et Agnès d’ANTHÉE (XIVe)
Joan est une béguine recluse de Liège, installée dans l’église de Sainte Catherine, près de la cellule d’une autre recluse, Agnès d’Anthée, en 1392
Source : Simons, p. 75

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Immagine : iconographie chretienne

Restée orpheline en jeune âge, elle et sa sœur Agnès sont confiées à la maison de Cornillon, à l’entrée de Liège. Cette maison s’est ouverte à coté de l’abbaye prémontrée. Julienne fera ainsi partie d’une communauté de béguines s’occupant de lépreux dans la léproserie du Mont Cornillon. Cette léproserie comprend quatre partie, dont deux pour les frères et sœurs en bonne santé s’occupant des malades accueillis dans les deux autres parties. La double intervention, municipale et ecclésiastique, sur cette institution suscitera conflits et tension tout particulièrement lorsque Julienne exercera les fonctions de prieure. Cette période est très dure pour elle qui aurait voulu humblement rester à la ferme de la communauté, méditer les Ecritures en français et en latin, se tourner vers les livres de St Augustin et St Bernard. Le conflit arrive au point qu’elle doit même s’éloigner avec deux autres compagnes dans un monastère cistercien à Fosses, près de Namur, où elle vivra comme recluse jusqu’à sa mort en 1258.
A la suite d’une vision,  elle promeut la fête du Saint Sacrement, dont il y a une première mention en 1246, à l’occasion de la première célébration de cette fête à Liège par le nouvel évêque Robert de Thourotte. Elle implique dans ce projet Isabelle de Huy, béguine d’une grande réputation de sainteté, et Eve de Saint Martin. Cette fête Dieu sera ensuite prescrite, en 1264 à toute l’église par Urbain IV (l’ancien archidiacre de Liège, Jacques Pantaléon) dans sa bulle Transiturus de hoc mundo.  Les premiers textes de l’Office avaient au départ été dictées par Julienne elle-même, mais par après on confia la tache au bien plus célèbre Thomas d’Aquin. Le symposium organisé par la Gilde du Très Saint Sacrément de Niervaert à Breda en 2014 à l’occasion du 750° anniversaire de la Bulle, a fait connaitre une donnée importante. Des experts américains ont récemment découvert que les textes de l ‘Office du célèbre théologien sont en bonne partie repris aux travaux de Julienne.
Un auteur anonyme, en qui certains reconnaissent son amie recluse Eve de Saint Martin, a rédigé, la «Vitae beatae Julianae». De là on apprend qu’elle jouissait du don de guérison et de prophétie et qu’elle pouvait « voir » ce qui est obscur pour l’intelligence du commun des mortels.
Source: Delhez Charles (sous la directon de), Julienne de Cornillon, éd. Fidélité, Namur,1996

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

Julian di Norwich, https://www.pinterest.com.au/pin/132363676530962527/

Elle vit comme recluse dans une cellule adjacente à l’église de St. Julian à Conisford, à Norwich, capitale du Norfolk, en Angleterre, au cœur de cette ville puissante et prospère  qui en ce XIVe siècle est seconde par importance seulement à Londres, du fait de sa collocation sur la « voie de la laine » reliant le Yorkshire aux Flandres. Le vendredi 13 mai (d’autres disent le 8 mai) 1373, elle reçoit 16 Révélations sur la passion du Christ et sur la Trinité qu’elle nous a léguées en anglais dans Revelations of Divine Love. Cet écrit est une méditation a mi-chemin entre l’autobiographie spirituelle et le traité théologique. Elle a pris 20 ans pour l’écrire, le réécrire et le peaufiner, sans même citer son nom, dans le souci que les révélations soient à l’avantage de tous les frères et sœurs dans la foi.

« Durant sa vie elle avait demandé trois grâces : une grave maladie pour pouvoir se détacher de tout attachement terrestre, une vision corporelle du Christ souffrant pour mieux sentir sa passion et trois « blessures » spirituelles : le vrai repenti de ses péchés, la cum-passion avec le Christ, le désir « avec bonne volonté » de Dieu ». (DELLA CROCE Giovanna, I mistici del nord, Ed.Studium, Roma, 1981, p.57).

C’est  précisément dans la phase la plus aiguë de la maladie qu’elle reçoit les “révélations” sur lesquelles elle même portera son discernement, nous rassurant ainsi sur leur nature non pathologique. Au centre de son message on retrouve la miséricorde de Dieu, d’où l’optimisme qui se dégage de son édifice spirituel : « Tout sera bien » ( ch. 27) est le message qui semble au mieux le caractériser et qui est si souvent rappelé dans le livre des Révélations.  La mystique de Julienne est fondamentalement Christocentrique. A travers cette relation d’Amour ( “le Christ est  pour cette femme le grand Amant  toujours  prêt à se sacrifier « joyeusement » pour la rédemption du monde », écrit Domenico Pezzini ) elle accède à la vision trinitaire. Cela lui permet d’outrepasser le climat spirituel de son époque de l ‘Homme des douleurs pour accéder à la lumière de la résurrection car dans la passion de Jésus brille l’immense amour de Dieu qui pénètre tout l’univers et qui repousse, détruit et met en dérision les forces du mal.  Ainsi qu’à la fin « tout sera bien », “All shall be well”, comme elle aime rappeler.
D’après elle, nous sommes des créatures qui avons besoin d’être rassurées par la maternité de Dieu qui ne nous prive pas du lait de la vie supranaturelle. La réalisation de la maternité de Dieu, confiée au Fils, deuxième figure de la Trinité, est l’une de ses affirmations les plus originales en syntonie avec certains courants théologiques contemporaines. « La chère et aimable parole Mère est si douce et bonne qu’elle ne peut être vraiment dite de personne et par personne si ce n’est que par lui et à lui qui est la vrai Mère de la vie et de tout» (ch. 60). Mais il ne faut pas entendre cela comme une revendication de maternité à l’encontre de la paternité, quant plutôt une vision de Dieu plus riche et équilibrée. « Et de même que dans Sa courtoisie Dieu oublie nos péchés du moment que nous nous en repentons, ainsi veut-Il que nous aussi nous oubliions nos péchés et nos craintes inquiètes. Car Dieu veut que nous soyons toujours pleins d’assurance dans l’amour et paisibles et tranquilles, comme Il l’est envers nous ». La découverte d’un Dieu si familier nous ouvre à la confiance et à la joie, sentiments dont son livre surabonde.
Grande maîtresse du discernement, équilibrée et lucide, elle allie la piété affective à une robuste assise théologique. On parle d’elle aujourd’hui comme d’une possible « docteure de l’Eglise » outre que d’une femmes ayant pour le style de sa prose une place importante dans la littérature anglaise. On  trouvera aussi en elle une femme géniale et, reprenant la belle image de P. Renaudin, un visage souriant qui fait don au monde de sa joie intérieure.
« Sa mission est de nous sauver et sa gloire est de le faire et sa volonté est que nous le sachions : il veut en effet que nous l’aimions doucement et ayons confiance en lui de façon suave et forte au même temps. Et cela il le révéla par ces aimables paroles « Je te garde avec une protection absolue» (ch.61)

KATELINE (XIVe)
Fille de Bouden Vedelaer, elle est violemment arrachée au béguinage Wijngard de Bruges (en 1344 ou 45) par trois personnes pour la faire marier de force. Averti par les autres béguines, l’huissier de justice de Bruges poursuit les trois hommes, prouvant que l’affaire avait été sérieusement prise en compte . Kateline pourra alors retourner au béguinage.
Source : Walter Simons, p.71

Katherina VANDER HULST (XVe)
Veuve habitante au beguinage d’Alost, elle a été violemment enlevée une nuit, aux environs de l’année 1459, par un certain Egied de Drivere.
Source : Walter Simons, p.72

KATREI Soeur (XIVe siècle)

« Voici l’histoire de sœur Katrei, fille (spirituelle ndr) de Maître Eckhart à Strasbourg » (p.11) « avec ces mots énigmatiques s’ouvre un texte du XIVe siècle, écrit en Moyen-haut allemand, inclus par Franz Pfeiffer dans le volume consacré à Maître Eckhart. Mais qui est-elle soeur Katrei? Marco Vannini, curateur de l’édition italienne, suppose que Katrei était probablement une béguine, très inspirée par la pensée d’Eckhart et qui pour finir, même si humble fille, dépassa même le Maître par la radicalité de ses conclusions. Peut-être parce qu’il était plus qu’elle «inquiet de sauver la compatibilité avec l’institution ecclésiastique» (p11), argumente Marco Vannini. Béguine du fait que Katrei pouvait opérer librement ses choix, déménager sa résidence et être indépendante de toute autorité. L’appellatif de sœur intervient peut-être pour indiquer son appartenance au mouvement du Libre Esprit, auquel Eckhart s’était également intéressé. Pour cela, il a été accusé d’hérésie et convoqué en procès, mais il est mort pendant le voyage entrepris pour aller se justifier auprès du pape lui-même.
Strasbourg avait alors 85 maisons de béguine et Cologne 169. Lieux bien connus et également fréquentés par Maître Eckhart, surtout durant son mandat de Vicaire général de l’Ordre (depuis 1314) à Strasbourg, mais aussi à Cologne, où il enseigne dans le Studium dominicain peut-être à partir de 1324. Dans sa profonde expérience spirituelle, recueillie dans ce manuscrit, Katrei arrive à la conclusion de pouvoir atteindre un état stable de la grâce (bewerung en allemand), l’union permanente avec Dieu. Non pas le Dieu (got) déterminé de ldiverses manières, par les diverses religions, mais la Divinité sans nom (gotheit), fond sans fond, dont on ne peut pas s’approprier. Cela passe par «cette disparition complète … cette annihilation complète qui inclut nécessairement les liens et les contenus religieux» (p.17). Source : Pseudo Master Eckhart, Diventare Dio. L’insegnamento di sorella Katrei, a cura  di Marco Vannini, Adelphi edizioni, Milano, 2006

Linke DOBBE (XVIe)
En 1579, le domaine du Grand Béguinage de Bruxelles est pillé. La première église est occupée par les luthériens pendant 5 ans. A ce moment quelques béguines organisent un culte catholique clandestin. La béguine Linke lit d’anciens sermons qu’elle avait recopiés ; elle est chassée de la ville après avoir été châtiée corporellement.

Lutgarde de TREVES (+1231)
Probablement la première béguine à avoir été condamnée au bûcher en 1231.

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

Lydwine, également connue sous le nom de Liduina, Lidwina, Ludwina ou Liedewij est un mystique  néerlandaise. Son culte en tant que sainte a été confirmé en 1890 par le pape Léon XIII. Elle est l’une des saintes les plus vénérées des Pays-Bas.
Lydwine était la fille unique de Peter, un veilleur de nuit, et Petronella, qui avaient huit autres fils. À la suite d’une chute sur la glace, à l’âge de 15 ans, Lydwine reste paralysée et passe le reste de sa vie au lit. L’invalidité augmente progressivement et au cours des dernières années de sa vie elle ne pouvait utiliser que sa main gauche. Les documents historiques sur la maladie de Lydwine donnent un tableau clinique qui rappelle la sclérose en plaques. En fait, elle a commencé à souffrir d’une maladie débilitante à partir de 15 ans, peu après sa chute, puis ses capacités motrices ont diminué et elle a commencé à souffrir de maux de tête et de maux de dents graves. À l’âge de 19 ans, elle était paralysé des deux jambes et avait des problèmes de vue. Au cours des 34 années suivantes, son état s’est détérioré même s’il y a eu des périodes de stabilité. Selon certains auteurs, elle aurait présenté les symptômes de l’anorexie.
Pour sa force d’esprit, de nombreux contemporains, en particulier des malades chroniques, viennent lui rendre visite pour recevoir conseils et réconfort. Elle meurt à l’âge de 53 ans. Selon les hagiographies, Lydwine aurait eu les stigmates. Après sa mort, sa tombe est devenue une destination  pour les pèlerinages.
Thomas de Kempis en a écrit une biographie. Une autre célèbre hagiographie de la sainte a été écrite, en deux versions différentes, par le prédicateur franciscain Johannes Brugman entre 1433 et 1456. Une statue et les reliques de la sainte sont conservés dans l’église de Sainte Lydwine à Schiedam.
Sources: https://it.wikipedia.org/wiki/Liduina_di_Schiedam
Caroline Walker Bynum, Fête sacrée et jeûne sacré: l’importance religieuse de l’alimentation des femmes du moyen âge, Presses de l’Université de Californie, Berkeley, 1987, p. 124

Margherita di CORTONA (1247-1297)

Bartolomeo DI TOMMASO, secolo XV, Sainte Magherita di Cortona avec le commanditaire de l’oeuvre

Elle fait partie du Troisième Ordre Franciscain Séculier. D’après certains, elle aurait même un rôle important dans son expansion. Son histoire pourrait aussi être celle d’une béguine qui cherchait un refuge institutionnel dans le Tiers Ordre en harmonie avec ses choix de vie pénitente et pauvre, considérant l’impossibilité alors d’avoir un autre statut, religieux et laïque en même temps. D’humbles origines, elle perd rapidement sa mère et, à partir de 17 ans, vit more uxorio (en concubinage) avec un riche marchand de Montepulciano, Arsenio (identifié avec Raniero del Pecora, des seigneurs de Valiano), dont elle eut également un fils. Le couple passe beaucoup de temps dans un pavillon de chasse, appartenant à la famille Pecora, sur les collines à la frontière entre l’Ombrie et la Toscane. En 1273, lors d’une chasse, Arsenio est attaqué et assassiné à cause des querelles entre Guelfes et Gibelines de l’époque. Margherita, selon la légende, trouve le corps de son amant en suivant son chien à pied. Rejetée avec son fils par la famille d’Arsenio, rejetée par son père et sa nouvelle épouse, elle s’adresse aux franciscains de Cortona, en particulier aux frères Giovanni da Castiglione et Giunta Bevegnati, ses directeurs spirituels puis biographes. Elle confie la garde de son fils aux frères mineurs d’Arezzo et, en 1277, devient tertiaire franciscaine, se consacrant exclusivement à la prière et aux œuvres de charité.
Sa spiritualité porte une attention particulière à la Passion du Christ, en accord avec ce que François d’Assise et Angèle de Foligno ont vécu. Margherita a vécu de nombreuses crises et visions mystiques. Elle a donné vie à une congrégation de tertiaires, appelée les Poverelle; fonda un hôpital en 1278 dans l’église de San Basilio et la Confrérie Santa Maria della Misericordia pour les femmes désireuses d’assister les pauvres et les malades. Femme mystique, mais aussi d’action, courageuse, recherchée pour ses conseils, elle était attentive à la vie publique et, dans les conflits entre les Guelfes et les Gibelins, était une pacificatrice. La biographie de son confesseur Frà Giunta Bevegnati, qui raconte les nombreuses extases et visions de Margherita, a contribué à en faire l’une des saintes les plus populaires du centre de l’Italie. Son corps est conservé à Cortona, dans la basilique qui lui est dédiée, dans une urne placée au-dessus du maître-autel. Honorée comme bienheureuse depuis sa mort, Innocent X en approuva le culte le 17 mars 1653 mais elle ne fut canonisé que le 16 mai 1728 par Benoît XIII avec le titre de Nova Magdalena.
Source: wikipedia

Maria Bendetta di CARIGNANO et Maria Angela CANAL (XV° secolo)
Ce sont deux nobles femmes de Venise qui fondent en 1495 le béguinage de de Sainte Elisabeth, affilié aux frères mineurs de l’Observance avec la règle Supra montem (Sensi,p. 795).

Maria LEPORINI (1951-2015)

Maria Leporini

Dernière de six enfants, Maria est née d’une famille pauvre qu’elle aimait décrire “capable d’affections sereines et de joie“. À 14 ans, elle décide de faire partie de la congrégation des stigmatines, fondée par Anna Fiorelli Lapini (1809-1860) qui en 1850 créa l’Institut des filles pauvres des saints stigmates de saint François d’Assise. Maria approfondira la vie de la fondatrice grâce à sa thèse en théologie (1989). En 1986, avec d’autres sœurs, elle décide de s’installer dans le quartier romain de Tor Bella Monaca, dans la banlieue dégradée de la capitale. Là, avec Tilde Silvestri et les habitants, elle s’engage dans la promotion  de la «formation autonome». Enseignante de soutient, elle devient statutaire en 1995 dans l’école primaire  d’où elle va poursuivre sa mission de travail éducatif global dans le quartier. Depuis 1998, elle se forme à la thérapie par les fleurs de Bach et à diverses autres orientations thérapeutiques, grâce auxquelles elle aidera de nombreuses personnes. En 2009, avec d’autres  “elle prend congé des Stigmatines par fidélité à sa conscience et à sa vocation” et poursuit son engagement sans faille pour transformer le monde, toujours du côté des plus pauvres. À partir de ce moment  elle se définit comme une “nouvelle béguine“.
Source: Adriana Sbrogiò, Tilde Silvestri, Maria Cristiana Solari, Fa che non si perda tutto questo amore!In memoria di Maria Leporini, Identità e differenza, Spinea, 2015
Adriana Sbrogiò e Marco Cazzaniga, Può accadere il meglio con amore e libertà femminile. Le nuove beghine, Identità e differenza, Spinea, 2014

Maria VAN HOUT (+1547)
La béguine Maria  vivait à Oisterwijk, près de Tilburg, aux Pays-Bas, où elle mourut en 1547.

Marie de GREZ(+1271)
Beguine de Nivelles, elle a été enterrée dans l’abbaye de Villers la ville en 1271, dans le prestigieux espace derrière l’autel où reposaient déjà Julienne de Cornillon, Heledwis, l’anachorète de St Syr à Nivelles, et Marquina, une anachorète de Willambroux. (Source : Simons, p.46)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie d’Oignies

Marie naît à Nivelles (Belgique) en 1177 de parents nantis qu’elle déçoit bien rapidement à cause de son indifférence à l’égard des robes et des bijoux. Tout en connaissant bien le monde cistercien, elle ne veut pas devenir moniale. À 14 ans les parents l’obligent à marier Jean, lui aussi issu d’une famille aisée de Nivelles. Aussitôt après le mariage, enfin à l’abri de l’orbite parentale, Marie entreprend des intenses pratiques ascétiques de jeûne, de prière et de charité. Quelques mois après le mariage Jean vit une conversion qui le rapproche de Dieu. Ensemble ils se décident pour une « vie apostolitque » qui comporte aussi des relations conjugales comme frère et sœur, sans relations sexuelles. Ils quittent leur maison à Nivelles et rejoignent une communauté informelle de vie apostolique pas très loin, à Willambroux, laquelle vit près d’une léproserie. Ils y resteront durant 12 (ou peut-être 15) années. Le frère de Jean, Guido, est le chapelain de l’église locale et directeur spirituel de cette communauté.
Aves les autres membres de la communauté, Marie et Jean nourissent et soignent les lépreux, mais aussi d’autres malades et des pauvres, instruisent les enfant, offrent une formation religieuse et prient ensemble. Marie devient une « sainte vivante ». Beaucoup de gens parlent d’elle et veulent la voir. Elle est réputée avoir une prière efficace, elle sait lire dans les âmes, en reconnaissant même leur état de salut ou de péché et elle les invite à la repentance. Trop dérangée par des foules qui arrivent de la ville et des environs, en 1207 elle se retire dans les environs du prieuré de St Nicolas à Oignies, en vivant en récluse, dans une cellule à coté du chœur de l’église, une vie de jeun et de prière, mais en élargissant aussi des conseils spirituels. En 1208, elle connait Jacques de Vitry, un chanoine venant de Paris pour la rencontrer et devenir éventuellement son disciple. Marie l’incite à retourner à Paris, où il est ordonné prêtre en 1210, et puis de revenir à Oignies pour servir les lépreux et les nécessiteux. Marie devient sa “magistra”, inaugurant ainsi une forte complicité spirituelle grâce à laquelle ils ont été l’une pour l’autre un guide mutuel. Marie est aussi rappelée pour le don de prophétie et pour sa prédication, un apostolat adopté par les béguines du moins tant que Grégoire IX ne l’interdise en 1228. Elle est connue pour ses jeûnes impressionnants, le dernier desquels dura 53 jours : au moment de sa mort à l’âge de 36 ans, elle pesait 33kg. Cependant, contrairement à ce que l’on lit par ici et par là, elle n’a pas reçu des stigmates. Elle est si honorée au point d’être considérée la « première béguine », du fait aussi qu’autour d’elle se constitua la première communauté béguinale historiquement documentée. Elle meurt le 23 juin 1213, et ce jour elle est commemorée dans le Martyrologue chrétien. À l’occasion du premier dimanche après le 23 juin, une procession part de l’église Notre Dame de Oignies avec ses reliques.
Après sa mort on parla beucoup d’elle : il semblerait que même François d’Assises était l’un de ses admirateurs et que Grégoire IX  (pape du 1227 au 1241) « s’arrêtait de blasphémer uniquement quand il portait à son cou le doigt de Marie d’Oignies » comme curieusement rapporté par l’historienne Chiara Frugoni (Vita di un uomo: Francesco d’Assisi (Life of a man: Francis of Assisi), Einaudi, p.44).

Marie PETYT (1623-1677)
Elle a décrit ses nombreuses auto analyses. Elle aussi s’infligeait de nombreuses mortifications entre autre par l’ usage de la “disciplina”.

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella Pattjin

La dernière béguine au monde meurt durant son sommeil le dimanche 14 avril 2013 à Kortrijck dans le home Sint-Jozef qui l’avait accueillie après qu’elle ait habité dans le béguinage de Kortrijck (Courtrai) de 1960 à 2005. C’est en s’intégrant dans la communauté du Mont-Saint-Amand (Gent) que Marcella  démarre son histoire béguinale qui a duré 71 ans. Sa vie, avec celle d’autres béguines, a été décrite par Claude Bouckaert, in De Laatste der Begijnen, Uitgeverij Groeninghe, 2000. Presque aveugle elle jouait du piano, de l’orgue, de l’accordéon et avait le sens de l’humour. En 2012 les autorités communale l’avaient fêtée avec magnificence.
Source : http://www.lavenir.net/article/detail.aspx?articleid=DMF20130414_00296052 et info personnelles)

Marcella VAN HOECKE (1908-2008)

Marcella Van Hoecke

La dernière béguine de Gand, Marcella Van Hoecke, est décédée mercredi (21 mai 2008) dans une maison de repos gantoise. Marcella Van Hoecke allait avoir 100 ans. Sa mort marque la fin d’une présence de 800 ans des béguines à Gand. Marcella Van Hoecke est née le 28 juillet 1908 à Kalken et est entrée au béguinage Onze Lieve Vrouw Ter Hoyen en 1935. De 1956 à 1988, elle a été mère supérieure du couvent Onze Lieve Vrouw ter Bloemen. De 1968 à 1994, elle a également pris la tête du béguinage ter Hoyen. En 1994, Marcella s’était retirée dans la maison de soins Avondvrede, où elle est décédée mercredi. Ses funérailles sont prévues le 31 mai en l’église du béguinage.
Source : communiqué de presse de La libre Belgique, Mis en ligne le 23/05/2008

Marguerite d’ARLON (+1414)

Marguerite PORETE (+1310)

Marguerite Porete, icona by Martina Bugada

Née dans le Hainaut vers 1250, cette mystique de grande formation intellectuelle écrit en 1290 «Le miroir des âmes simples et anéanties et qui seulement demeurent en vouloir et désir d’Amour». Ce texte circule rapidement parmi les contemplatives en France. Le Miroir est condamné une première fois – entre 1300 et 1306 – par Gui de Colmieu, évêque de Cambrai; il est brûlé sur la place publique de Valenciennes et interdit de lecture sous peine d’excommunication. L’évêque suivant, Philippe de Marigny, rend la vieà Marguerite  encore plus difficile : il lui intente un deuxième procès et ensuite la défère devant le tribunal de l’Inquisition. Toujours traquée par les hiérarchies, Marguerite est ensuite emprisonnée pendant pus d’ un an (laps de temps accordé à la réflexion par l’Inquisition). Elle n’esquive pas le conflit et reste conséquente jusqu’à la mort. Marguerite refuse de prêter serment de “vérité” devant le tribunal de l’Inquisition, estimant qu’elle ne peut pas donner sa caution à une institution inique. Elle refuse également de recevoir l’absolution sacramentelle pour des fautes qu’elle estime ne pas avoir commises. Marguerite est mise au bûcher à Paris à la Place de Grève –aujourd’hui Place de l’Hôtel de Ville – le 1er juin 1310, après un procès spectaculaire avec 21 théologiens réunis sous la direction de Guillaume de Paris. Ce même Guillaume est le confesseur de Philippe le Beau, monarque despote qui écrasa aussi les Templiers. Une immense foule et les plus hautes autorités civiles et ecclésiastiques assistent à son martyre. Les gens du peuple sont complètement retournés par la noblesse de cette femme qui monte au bûcher “par honnêteté d’amour”.
Le miroir des âmes simples et anéanties a été la raison de sa condamnation par une troupe de théologiens inquiets qui ne se sont basés que sur quelques sentences (15 propositions « male sonantes ») extraites de leur contexte et considérées comme hérétiques. Le livre est conçu comme un dialogue entre Amour et Raison, cette dernière étant toujours prise en défaut. L’original en langue picarde est perdu ; a survécu une version en français vernaculaire du XVe qui a été ensuite utilisée pour les traductions en anglais, italien et latin.

« Le génie de Marguerite fut d’appliquer l’esprit de l’érotique provençale au domaine de la spiritualité. Transfert réussi dès lors que le rapport âme Dieu repose sur la « pure amour » et non sur l’obéissance aux vertus. Dieu est Amour et Amour est Dieu, est-il écrit dans le Miroir. Amour ne désire rien sinon l’effacement, l’anéantissement de la volonté de l’âme au profit du vouloir divin. Le thème n’a rien d’original. Ce qui l’est davantage, c’est le chemin suivi vers ce vouloir  infini : le « nient-vouloir ». (Luc Richir, supplément à la vie, 4 mars 2004)

Pendant des siècles, on a cru l’ouvrage perdu. C’est l’historienne Romana Guarnieri qui le retrouve en 1946 dans le Fonds de la Bibliothèque Vaticane et le publie pour la première fois en 1962 avec ses commentaires critiques. Le père Paul Verdeyen a publié en latin ce traité en reprenant la traduction faite par l’Inquisition et en flamand par le Corpus Christianorum.

« Je me repose en paix complètement, seule, réduite à rien, toute à la courtoisie de la seule bonté de Dieu, sans qu’un seul vouloir me fasse bouger, quelle qu’en soit la richesse. L’accomplissement de mon œuvre, c’est toujours ne rien vouloir. Car pour autant que je ne veux rien, je suis seule en lui, sans moi, et toute libérée ; alors qu’en voulant quelque chose, je suis avec moi, et je perds ainsi ma liberté. Et si je ne veux rien, si j’ai tout perdu de mon vouloir, il ne me manque rien : libre est ma conduite, et je ne veux rien de personne. Quand je ne veux rien, et que j’ai perdu tout hors de mon vouloir, c’est alors qu’il ne me manque rien ; libre est mon maintien. Je ne veux rien de personne » ( Miroir des âmes simples et anéanties ).
L’historien Lemmens souligne les divergences qui existent entre les spécialistes sur la figure de Marguerite, qui probablement béguine, n’en était pas moins une béguine atypique. En fait foi le texte du Miroir où elle écrit :
 “Amis, que diront béguines, et gens de religion
quant ilz orront l’excellence de nostre divine chançon?
Béguines dient que j’erre, prestres, clers et prescheurs
Augustins, et carmes, et les frères mineurs
pource que j’escri de l’estre de l’affinée Amour”.
(cap.122, 86-89)

Etait-elle une béguine isolée, errante ou vécut-elle dans le béguinage de Valenciennes préposé au service de l’hôpital de Sainte Elisabeth ? On sait qu’elle œuvra à Valenciennes, en Lorraine et dans l’évêché de Reims et puis même à Paris. Son livre fut même introduit à la chartreuse de Londres par des suivant de la reine. Parfois considérée comme proche des Frères du Libre esprit, il semble bien qu’elle n’en fait jamais partie. (Lemmens, 112).
Simone Weil dans ses Cahiers cite quelques extraits du Miroir, sans encore pour autant en connaitre l’auteur qui fut longtemps considéré un mystique masculin.

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

photo: Google Images

Thomas de Cantimpré est l’auteur de sa Vita. Il nous dit que Margherita a vécu pieusement avec sa mère et ses sœurs, sous la direction d’un moine dominicain, Zeger de Lille, dès l’âge de 18 ans jusqu’à sa mort en 1237. Ce confesseur a essayé de freiner les quêtes l’aumône qu’elle faisait pour les lépreux. Ses visions ont acquis une         renommée dans toute la Flandre. On ne sait toutefois pas si elle faisait partie d’une communauté béguinale, attestée à Ypres à partir de 1240 (Simons, p.44). Elle fait partie du mouvement extatique.

MATTEKEN (XVe)
Béguine du Grand Béguinage de Gand (Gent), elle eut vers 1470 une vision avec le Christ crucifié au moyen d’un crucifix dénommé « croix de Matteken », œuvre du 14ème siècle, ce qui en explique la dévotion qu’on accorda à cette croix.

Mechthild de MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Mechthild de Magdeburg, icône by Martina Bugada

Elle naît en 1208 ou en 1210 dans une famille aristocratique de la Saxe. Dès très jeune, à l’âge de 12 ans, elle reçoit sa première expérience mystique dont elle raconte dans IV, 26 de son œuvre La lumière ruisselante de la Déité.  Cela l’incite à laisser très jeune la maison paternelle. Au couvent pour filles de haut lignage, elle préfère se joindre à une communauté de béguines à Magdeburg, où elle mène une vie dédiée à la prière, la  pénitence  et à ses rencontres extraordinaires avec Dieu. Pendant environs 30 ans elle ne profère mot de ses expériences, et ce n’est qu’en 1250, sous conseil de son confesseur, le dominicain Heinrich Von Halle, qu’elle commence à écrire ses expériences sur des feuilles éparses, ensuite réunies par Heinrich lui-même. Ainsi, vers l’âge de 40 ans, elle écrit en bas allemand un traité « visionnaire » (la vision étant considéré l’une des formes de communication divine) en prose et en vers dont le titre est La lumière ruisselante de la Déité, un texte que Eckhart lui même va plus tard connaître. Elle ne l’achèvera qu’à la fin de sa vie. Cette œuvre lui procurera des admirateurs, mais aussi de nombreux opposants, surtout parmi le clergé haut placé (le pape y compris), qu’elle n’a pas hésité à châtier. Cette hostilité l’oblige à quitter, vers l’âge de 60 ans, la communauté de Magdeburg pour trouver protection d’abord dans sa famille et ensuite dans le couvent cistercien de Hefta, avec l’abbesse Gertrude von Hackerbon. Ici, âgée et épuisée par ses privations volontaires, elle trouve un milieu de vie très propice et un haut lieu de spiritualité. Dans la paix de ce couvent elle achève son ouvrage et meurt, comme cistercienne, en 1282.
La plupart des critiques littéraires pensent que son ouvre, déjà bien connue, aurait inspiré à Dante Alighieri le fascinant personnage de Matelda qu’il nous présente dans le Purgatoire, XXVII, 40-42.
Machtheld  diffuse la dévotion au Sacre Cœur et cela ne nous surprend guère lorsque l’on songe qu’elle est une des mystiques les plus représentatives de la « mystique nuptiale » (Minnemystik en flamand et Brautmystk en allemand)

« I, 10 – En aimant Dieu on gagne sur trois choses
L’homme qui gagne sur le monde
et prive son corps de tout vouloir nuisible
et gagne sur le démon
est l’âme qui aime Dieu.
Si le monde lui assène un coup,
sa douleur n’est pas grande.
Si sa faiblesse la fait faillir quelque peu,
son esprit ne veut pas en faire une maladie.
Si le démon le vise,

l’âme ne s’en occupe.
Elle doit aimer et encore aimer
Et du reste ne pas s’en préoccuper »
Mechthild di Magdeburg, La fluente luce della divinità, Ed.Giunti, Firenze, 1991, p.40), traduction personnelle)

Metza von WESTENHOVE (+ 1366)
Jugée “relapsa” (revenue aux convictions hérétiques) près d’un demi-siècle après la première condamnation , cette béguine déjà fort âgée fut mise au bûcher  à Strasbourg en 1366.
Source : GUARNIERI Romana (a cura di), Il movimento del Libero Spirito. Testi e documenti, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1965, p.451)

Odile de LIÈGE (+1220)

Ecole dédiée à Sainte Odile à Grivegnée (Liège)

Ses parents la promettent en mariage à un homme à l’âge de 7 ans et 8 ans plus tard, ils la forcent à se marier, mais pendant 5 ans, les époux ont toujours évité les relations sexuelles. Elle donne naissance à Jean, qui deviendra plus tard curé de la paroisse de St Lambert à Liège, mais après 5 ans, son mari décède. En 1203, elle a une vision extatique de la passion du Christ, suivie d’autres visions pendant l’Eucharistie sous l’apparence d’un enfant. Elle choisit alors la voie du célibat, même si son vœu a été parfois trahi par des prêtres lascifs, comme le dit son hagiographe (source : Simons, p. 69-70). Peu avant sa mort, elle affecte un fonds de dotation à un couvent de 24 béguines dans sa maison située près de l’église Sainte Marie Madaleine, mais on ignore combien de temps elles y ont vécu.
Sa Vita a été écrite par un chanoine anonyme de Liège. Il est dit que les béguines vivaient dans différentes parties de la ville, servant des églises ou étant des anachorètes.(surce: Simons, p.38)

Philippinne de PORCELLET (Marsiglia)
Originaire d’Arles, elle est disciple de Douceline de Digne et fait partie de la communauté qui s’installe autour d’elle à l’extérieur de la ville d’Hyères, où se retrouvent des dames provençales désireuses de se consacrer à Dieu, sans cependant s’imposer une règle commune. Elles se consacrent aux pauvres et aux malades. En 1297, Philppine rédige en occitan La Vida de la beneaurada sancta Douceline.
Source : wikipedia

Rita da Cascia (1381-1457)

La première image de Sainte Rita
Caisse solemnelle (1457)

Épouse, mère, ensuite veuve et enfin moniale augustinienne : celles-ci sont les successives étapes qui habituellement décrivent la vie de Sainte Rita da Cascia. Toutefois, la recherche pointue de l’historienne Lucetta Scaraffia avance une nouvelle hypothèse à propos du monastère de Sainte Marie Madeleine, là où Rita fut accueillie, lequel était probablement une maison de béguines. Ainsi écrit l’historienne : « Aussi le monastère de Sainte Marie Mdeleine était probablement une maison de bizzoche (béguines de l’Italie centrale ndr) ensuite passée sous le contrôle de Augustiniens. Le nom lui-même renvoie à une vie de pénitence plutôt que de retrait du monde, et la présence de la confrérie de la Très Sainte Annonciation dans l’église  homonyme, anciennement liée au monastère, semblent confirmer cette hypothèse ». Et encore, Lucetta Scaraffia affirme que « Même si la visite effectuée au Monastère en 1465 évoque la règle augustinienne, nous savons que, dans bien des cas, l’introduction de cette règle constituait une simple clause de régulation, nécessaire pour l’approbation de l’évêque, mais elle ne correspondait pas à une dépendance vrai et effective de cette institution. Des cas semblables ont été enregistrés dans la vallée de Spoleto où sur treize fondations féminines nées à la fin du XIIIe siècle, seulement sept furent institutionnalisées par les évêques, dont six déclaraient suivre la règle augustinienne, mais encore après le Concile de Trente les visitateurs apostoliques en dénonçaient la situation béguinale des femmes qui les composaient » (Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili, Vita e pensiero, Milano, 2014, p.108-109).

Romana GUARNIERI (1913-2004)
by Luisa MURARO

Romana Guarnier

Romana était une chercheuse passionnée et extraordinairement généreuse de soi, comme reconnaissent tous ceux qui l’ont approchée. En parlant avec elle je m’ étais aussitôt rendue compte que j’avais trouvé en elle la dépositaire des richesses, que je venais juste d’entrevoir, de la théologie mystique féminine, protagonistes d’une période admirable de la civilisation européenne, entre le bas Moyen-âge et l’aube de le modernité. Elle les avait accumulées durant les années, les avait assimilées avec une participation intime et à présent elle les mettait à ma disposition. La nôtre a été une longue rencontre, rythmée par des séjours réguliers dans sa maison, par des longues conversations et par quelques excursions extra moenia. Tout a été beau, rien n’a été facile, juste comme cela devait être. Romana me parla, pour commencer, de son amitié avec don Giuseppe De Luca, de sa conversion à l’Église catholique et de leur intense collaboration dans la maison d’édition qu’ils avaient fondée ensemble. J’ai appris à la connaître. Elle n’adoptait jamais les formules de la courtoisie conventionnelle ni d’autres extériorités, mais de l’intériorité. Elle le faisait en restant toutefois connectée à son interlocutrice, à preuve d’une force et d’un calme qui se nourrissaient mutuellement. Romana avait un don spécial, elle aimait les âmes. En déhors des arguments d’étude, si elle n’était pas sollicitée, elle ne parlait pas de religion, mais elle avait toujours une fenêtre ouverte sur le ciel.  Au centre de sa conversation et de sa foi Romana mettait l’amitié et l’amour de Jésus, elle l’appelait proprement ainsi. Interrogée par moi, elle me dit qu’ils étaient supérieurs à l’amitié et à l’amour qui la liaient à don Giuseppe De Luca, l’homme qui oeuvra à la rencontre avec son Jésus. Sans aucun doute elle était sincère. Je pense aussi que, pour autan surprenant, cela était bien vrai. Je le pense car elle a donné preuve de la supérieure fidélité à cet amour surnaturel dans l’amitié même qui la lia à l’homme sans que jamais cela ne devienne un attachement ni encore moins une dépendance. Oui, elle était une femme libre et elle l’était grâce à Dieu. Elle était béguine.
Pour lire l’entièreté du texte envoyé par Luisa Muraro cliquez sur le link: Romana Guarnieri texte complet

Sofia del fu BARTOLO (XIIIe)

Recluse de Trevi (Ombrie), nous connaissons Sofia du défunt Bartolo di Bernardo pour sa déposition lors du procès de canonisation du bienheureux Simone da Collazzone. Sofia devint un récluse vers 1232. “Après cinq ans, elle contracta une arthrose telle qu’elle ne pouvait plus bouger” et pourtant elle put rester à sa place grâce à l’aide d’une consœur qui gardait le contact avec le monde alors que Sofia observait une clôture très sévère. Elle a reçu dans sa “prison” diverses recluses temporelles, par exemple Illuminata de Pietro da Montefalco, le temps du Carême, mais aucune communauté ne s’est développée autour d’elle.
Source: Mario Sensi, Storie di bizzoche tra Umbira e Marche, p.12

SPARRONE (XIIIe)
Béguine d’Aix-en-Provence, elle est mentionnée dans la liste des «Beghine, Begardi, Beghinaggi », éditée par A.Mens dans le Dictionnaire des Instituts de perfection, pp. 1166-1180. Sparrone faisait également partie de la communauté des Dames de Roubaud née autour de Douceline de Digne.

Page du Dialogus miracolorum
de Cesarius d’ Heisterbach

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIIIe)

Cesarius de Heisterbach (1180-1240) en parle dans son Dialogus magnus visionum et miraculorum comme d’une femme religieuse et visionnaire, vouée à une intense dévotion pour l’Eucharistie. À partir de 1267, elle partage sa maison avec au moins une autre religieuse, ce qui donna vie à une petite communauté béguinale qui a duré jusqu’au 18ème siècle (Simons, p.44).

Ysabiaus de WARLAING (XIVe)
Béguine de Douai, en 1355 elle aidait le personnel de St Jean des Trouvés, devant l’hôpital municipal Saint Pierre pour les enfants trouvés. (Simons, p.77)

 

 

Dalla rete

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Articoli e libri
Blog & Facebook & Twitter
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Articoli e libri (in ordine cronologico decrescente)

Line KORTOBI ha pubblicato due ottimi dossiers sul giornale Libération nel luglio 2019:
https://www.liberation.fr/amphtml/france/2019/07/19/beguinage-quand-le-troisieme-age-s-inspire-du-moyen-age_1734278

https://www.liberation.fr/apps/2019/07/beguinage/

Apolline Vranken,  Des béguinages à l’architecture féministe. Comment interroger et subvertir les rapports de genre matérialisés dans l’habitat ?
tesi di Master 2 in architettura, Prix de l’Université des Femmes, 2018

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Blog & Facebook & Twitter

Debby VAN LINDEN:  https://begijnhovenqueeste.wordpress.com

Debby VAN LINDEN: https://www.facebook.com/Begijnenhovenqueeste-Community-of-beguine-news-796709140445669/

Debby VAN LINDEN: https://twitter.com/BeguineNews

Sisters of Valley https://www.facebook.com/search/top/?q=sisters%20of%20valley

Siti di informazione
Belgio

Sito UNESCO dei 13 beghinaggi fiamminghi registrati nella World Heritage List

Le jardin du béguinage https://www.habitat-groupe.be/acteurs-logement/le-jardin-du-beguinage

Le petit béguinage de La Lauzelle https://www.habitat-groupe.be/le-petit-beguinage
Interview sur le Petit béguinage réalisée avec l’aide d’Evelyne Simoens

Begijnhof van Turnhout www.vriendenbegijnhof.be (segnalato da M. Hugo Vanden Bossche)

Francia

Agence Vivre en béguinage www.vivre-en-beguinage.fr
La Maison des babayagas www.lamaisondesbabayagas.eu

Germania

Fondazione  http://www.beginenstiftung.de
Federazione  www.dachverband-der-beginen.de
BEGINE – Treffpunkt und Kultur für Frauen e. V. – http://www.begine.de
Beginenhof in Berlin  http://www.beginenwerk.de/
Beginenhot Tännich http://www.beginenhof-thueringen.de/index.html

Italia

Metter in ordine la differenza: l’esperienza della Sororità di Mantova, http://www.iaphitalia.org/images/sororita.pdf

Paesi Bassi

Begijnhof van Breda :  http://www.begijnhofbreda.nl/

Resto del mondo

http://begine.wordpress.com/ sito in lingua tedesca, poco aggiornato, che recensisce esperienze di donne che vivono insieme in vari luoghi del mondo

Sisters of Valley https://www.sistersofcbd.com
Giovanni Drogo, Sister of the Valley  https://www.nextquotidiano.it/suore-cannabis-terapeutica-sister-of-the-valley/

Vidéos sur Youtube

Les Béguines  http://www.youtube.com/watch?v=Bm5EzC-x_MU

Testi cartacei

Articoli e libri in ordine alfabetico per autore. Se al titolo è collegato un link, ciò significa che una breve sintesi o il testo stesso sono disponibili.

Potete anche voi collaborare per rendere questa lista più completa, inviando ulteriori riferimenti bibliografici a : info@beguines.info

Sr Felicitas,
Beghinaggio di Bruges
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Il movimento beghinale ieri

Statua di beghina
Beghinaggio d’Antwerpen (Anvers)

Verso la fine del XII° secolo appare un fatto inedito: delle donne cominciano ad esistere senza essere né  mogli né monache. Sono vicine di casa o abitano nella stessa casa  o in casette a schiera in una stessa via. Altre sono eremite vicino a una chiesa, altre vivono presso dei malati, altre ancora, sole o in gruppo, vicino a un convento maschile. Oppure, soprattutto se povere, scelgono una vita apostolica errante, pregando e mendicando al grido di  “un pane per l’amor di Dio”.

Nasce così, con una molteplicità di forme, il movimento delle beghine che ha però dappertutto lo stesso scopo: vivere in ambiente urbano, ma ritirate, una vita di perfezione basata sulla preghiera, il lavoro santificato, il servizio ai bisognosi, la vita comunitaria e la ricerca mistica, anche con forme di ascetismo.

L’esperienza beghinale é un originale mixer di elementi laici : individualità, indipendenza istituzionale, lavoro retribuito e di elementi religiosi : vita consacrata ma con voti revocabili, preghiera intensa, servizio ai bisognosi e ricerca mistica.

Il primo gruppo di beghine storicamente documentato si sviluppa intorno a Marie d’Oignies ( vissuta tra il 1177e il 1213), la quale dopo aver per 12 anni curato dei lebbrosi insieme al marito si ritira nel 1207 a vita beghinale a Oignies, nell’Hainaut, provincia del Belgio. Un altro gruppo si forma grazie al prelato Lambert le Bègue che un po’ prima della sua morte, avvenuta a Liegi nel 1187, aveva fatto costruire alcune casettine intorno alla chiesa di San Christophe per accogliervi delle donne desiderose di vivere in disparte del mondo. Si sa anche dell’esistenza a Nivelles a partire dal 1208 di un gruppo di donne che si consacravano alla preghiera e alla carità.

L’aumento considerevole del loro numero, le peripezie per le donne di una vita errante e le pressioni ecclesiastiche per una collocazione protetta portano alla creazione dei beghinaggi, quadrilateri di casette individuali cintati da mura, che acquisiscono poi lo statuto di parrocchie. Il movimento ha la sua massima espansione nel XIII° secolo e a partire dalla sua seconda metà si sviluppa soprattutto nei beghinaggi.

Una tale diversità e l’assenza di una struttura centralizzata rendono difficile la quantificazione del numero delle beghine : si sa, da una lettera del papa Giovanni XXII° al vescovo di Strasburgo, che nel 1321, circa 200.000 beghine vivono nella sola Germania occidentale. Nel 1372, 1300 beghine vivono a Bruxelles, più del 4% degli allora 30.000 abitanti. Si é parlato di circa un milione di beghine in Europa al momento della loro massima espansione, ma questo dato resta solo una stima non documentata.

Santa Begga con begardi e beghine (Mechelen)

Il movimento beghinale non ha un’origine precisa e non ha neppure una fondatrice. Si é cercato nel XVII° secolo di identificarla in Santa Begga ma il tentativo fu rapidamente accantonato in quanto Begga, sorella della badessa Gertrude di Nivelles, morì ben prima, precisamente nel 693. Senza fondatrice, senza origine precisa, il movimento beghinale é anche senza regola unica, visto che ogni beghinaggio dispone della sua propria regola. E non da ultimo, il movimento beghinale é anche senza una storiografia codificata, il che spiega in parte la sua scarsa visibilità storica.

Queste donne semi religiose, sono chiamate con nomi diversi secondo i diversi paesi di residenza. Jacques de Vitry in uno dei sui sermoni, scritti tra il 1229e il 1240, ce li enumera

in Latino                MULIER   RELIGIOSA
In Francese            PAPELARDE
In Lombardo          HUMILIATA
n Toscano              BIZZOCA
In Tedesco              COQUENNUNNE
In Fiammingo         BEGIJN

L’origine del nome fiammingo é incerta.
Forse é una corruzione filologica del termine « albigesi », oppure deriva dal colore dell’abito « beige » o ancora dal vecchio tedesco « beggen, beggan » : pregare, o dal vecchio francese « begart » : sciorinare preghiere o infinedal celtico, in francese, « bègue-béguelle  » : sempliciotto, bigotto.

m2-21begarts
Begardi

Il movimento beghinale include anche degli uomini, i begardi. Come le beghine, anch’essi non sono legati da voti definitivi, non hanno una regola unica e i membri di una comunità sono soggetti soltanto al loro superiore locale;  ma diversamente da esse, i begardi non hanno proprietà privata. I fratelli dello stesso convento fanno borsa comune, dimorano insieme sotto lo stesso tetto e mangiano alla stessa mensa. In genere, sono di umili origini: tessitori, tintori e cosi’ via e per questa ragione intimamente collegati alle corporazioni dei mestieri. Sappiamo persino che nessun uomo poteva essere ammesso al convento dei begardi a Bruxelles se non fosse stato membro della Compagnia dei tessitori e questo con ogni probabilità non fu il solo caso. I begardi sono spesso uomini colpiti dalla sorte. Uomini sopravvissuti ai loro amici o i cui legami famigliari sono stati infranti da un infausto evento e che, per ragioni di salute cagionevole o di età avanzata o forse a causa di un incidente, non possono vivere soli.

Il priodo di grande fervore religioso che vede nascere il movimento beghinale, é lo stesso degli ordini mendicanti (francescani e domenicani) e di un folto numero di movimenti qualificati di eretici ( Apostolici, Albigesi, Catari, Liberi spiriti, Poveri volontari….) e violentemente repressi dalla Chiesa.  Il movimento beghinale è anch’esso considerato sospetto e in odore di eresia. Grazie all’intervento attivo di alcuni prelati si ottennero nel XIII° secolo due Bolle papali di protezione delle beghine per alcune diocesi dell’ attuale Belgio (Bolla di Gregorio IX nel 1233 e di Urbano IV nel 1269), ma la repressione proseguendo altrove, le beghine tedesche, francesi, italiane e altre resistettero con fatica.

Beghine

L’Inquisizione creata nel 1231 condanna al rogo anche le beghine. Tra esse, Lutgarde di Treviri nel 1231, Aleydis di Cambrai nel 1236 e Marguerite Porete nel 1310. Il Sinodo di Vienne (1311-1312) condanna il movimento beghinale come eretico, ma questa condanna è mitigata da due bolle papali : la prima di Giovanni XXII nel 1319 per le beghine del Brabante e nel 1343 quella di Clemente VI per le beghine olandesi.
Perseguitate, sottomesse a procedure inquisitoriali, spesso spogliate dei loro beni,, addirittura obbligate a chiudere le loro istituzioni, solo le beghine dei Paesi Bassi possono proseguire senza troppe aggressioni, ma il clima è dappertutto di sospetto e di stretta osservanza all’autorita. Tempi difficili in cui le nuove costruzioni , come il beghinaggio di Hoogstraten (B) nel 1380, sono estremamente rare. La repressione durò fino a che furono tutte trasferite in comunita chiuse e ben ordinate. I begardi più ostinati , furono più volte condannati a livello locale e chiusero la loro vicenda con l’estinguersi del Medio Evo.

La crisi della Riforma nei Paesi Bassi settentrionali passati al Calvinismo fa sparire tutti i beghinaggi, eccetto ad Amsterdam e a Breda. Nei Paesi Bassi meriodionali, il movimento riprende fiato, ma su di lui aleggia la Contro Riforma, che richiede una ancor piu accentuata tutela dei direttori spirituali e una piu severa clausura.
Il governo austriaco che con la pace di Utrecht (1713) ottiene il governo di questi territori non incoraggia il movimento anzi gli mette una serie di ostacoli – permessi e tasse – che  obbligano le beghine a vendite forzate e a basso prezo dei beghinaggi. Infine l’occupazione francese nel 1795 ne incamera i beni e ne accetta l’esistenza solo in  quanto servizio assistenziale. Nel 1824 le beghine riottengono il porto dell’abito, ma non ottengono però i loro beni, e per un certo periodo sono vietate anche nuove professioni.

Marcella Pattijn

Nonostante ciò, nel 1896 vivono in Belgio 1230 beghine, nel 1960 ne vivono ancora 600 in 11 beghinaggi, ma alla fine del secolo se ne possono contare solo sulle dita di due mani. L’ultima beghina al mondo, Marcella Pattijn, (1920- 2013), muore domenica 14 Aprile 2013 a Kortrijck nella casa per anziani Sint-Jozef dove si era trasferita dopo aver abitato nel beghinaggio di Kortrijck dal 1960 al 2005.

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