Rita da CASCIA (1381-1457)

Rita da Cascia, La più antica immagine conosciuta della santa (cassa solenne, 1457)

Moglie, madre, poi vedova e infine monaca agostiniana: questi sono i successivi passaggi che abitualmente descrivono la vita di Santa Rita da Cascia. Tuttavia, l’accurato studio della storica Lucetta Scaraffia avanza una nuova ipotesi sul fatto che il Monastero di Santa Maria Maddalena, dove Rita trovò accoglienza, fosse inizialmente piuttosto una casa bizzocale. Ella così scrive “Anche il monastero di Santa Maria Maddalena, probabilmente, era una casa di bizzoche poi passata sotto il controllo degli Agostiniani. Il nome stesso che rimanda a una vita di penitenza piuttosto che di ritiro dal mondo, e la presenza di una confraternita femminile della Santissima Annunziata nella chiesa omonima, anticamente collegata al monastero, sembrano confermare questa ipotesi.” E ancora, la storica Lucetta afferma che “Anche se la visita fatta al Monastero nel 1465 parla di regola agostiniana sappiamo che, in molti casi, il riferimento a questa regola costituiva una mera clausola di regolarità, necessaria per l’approvazione vescovile, ma non corrispondeva a una vera e propria dipendenza da questa istituzione. Casi analoghi sono stati riscontrati nella valle spoletana, dove, su tredici fondazioni femminili sorte alla fine del XIII secolo, sette sole furono istituzionalizzate dai vescovi, di cui sei dichiaravano di aver assunto la regola agostiniana, ma ancora dopo il Concilio di Trento i visitatori apostolici denunciavano lo stato bizzocale delle donne che ne facevano parte” (Da Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili, Vita e pensiero, Milano, 2014, p.108-109).