Ivette o Jutta de HUY (1157-1228)

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Nata in una famiglia benestante, è promessa in matrimonio all’età di 13 anni. Non voleva sposarsi, ma acconsente per le pressioni dei familiari e degli amici. Nel 1181, a 23 anni, dopo 5 anni di matrimonio e dopo la morte di suo marito, distribuisce i suoi beni e lascia la casa e i suoi tre figli per servire un lebbrosario a Huy, più tardi noto come l’Ospedale dei grandi malati. Vi rimane per 10 anni con una piccola comunità di uomini e donne che la seguono. Poi, nel 1190, decide di essere immurata dall’abate di Orval in una cella vicino al lebbrosario. Suo padre, direttore di diverse proprietà del Principato di Liegi, e altri uomini seguono il suo esempio come laici senza avere una regola approvata. Il premonstratense Hugo de Floreffe ha scritto la sua Vita.
Visse secondo i principi delle proto-beguine in società di pie sorelle, per poi ritirarsi per decenni in una vera cella dove è spirata nel 1228” (p. 33 Van Aerschot).
Era in contatto con Julienne di Cornillon. (Lemmens p.107) e sebbene fosse anacoreta, istruiva le sue compagne, come scritto nella sua Vita (Simonsp.81). Ella stessa si definiva una beghina.

Fonti :
Van Aerschot Suzanne & Michiel Heriman, Les béguinages de Flandre, Service des monuments et sites du Ministère de la Région Flamande, Editions Racine, 2001
Lemmens Joseph, Une révolution du monachisme en Belgique, XIIIe-XVIIe siècles, Le cri histoire, Bruxelles, 2009, (chpitre IV : les Béguines et les Beguins)
Simons Walter, Cities of Ladies. Beguine communities in the Medieval Low Countries. 1200-1565, University of Pennsylvania Press, 2001