Romana GUARNIERI (1913-2004)

by Luisa MURARO

Romana Guarnieri

Romana era una studiosa appassionata e straordinariamente generosa di sé, come riconoscono tutti quelli che l’hanno avvicinata. Parlando con lei mi resi conto quasi subito che avevo trovato la depositaria delle ricchezze, da me appena intraviste, della teologia mistica femminile, protagoniste di una stagione ammirevole della civiltà europea, tra i basso Medioevo e l’alba della modernità. Le aveva accumulate negli anni, assimilate con intima partecipazione e ora le metteva a mia disposizione.
Il nostro è stato un lungo incontro, scandito da regolari soggiorni in casa sua, da lunghe conversazioni e da qualche escursione extra moenia. Tutto è stato bello, niente è stato facile, proprio come doveva essere. Romana mi raccontò, per cominciare, della sua amicizia con don Giuseppe De Luca, della sua conversione alla Chiesa cattolica e della loro intensa collaborazione nella casa editrice che avevano fondata insieme, fino alla morte di lui, arrivata troppo presto. Imparai a conoscerla. Lei non prendeva le misure dalla cortesia convenzionale né da altre esteriorità, ma dall’interiorità. Lo faceva, però, restando connessa alla sua interlocutrice, a riprova di una forza e di una calma che si nutrivano a vicenda. Romana aveva un dono speciale, amava le anime. Fuori dagli argomenti di studio, se non era sollecitata, non parlava di religione ma aveva sempre una finestra spalancata sul cielo. Al centro della sua conversione e della sua fede Romana metteva l’amicizia e l’amore di Gesù, lo chiamava proprio così. Interrogata da me, disse che erano superiori all’amicizia e all’amore che la legavano a don Giuseppe De Luca, l’uomo che la fece incontrare con il suo Gesù. Era sincera, senz’ombra di dubbio. Penso anche che questa fosse la verità, per quanto sorprendente. Lo penso perché lei ha dato prova della sua superiore fedeltà a questo amore soprannaturale, nell’amicizia stessa che la legò all’uomo senza mai diventare un attaccamento né, tanto meno, una dipendenza. Sì, era una donna libera e lo era grazie a Dio. Era una beghina.

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