Ritratti di beghine

Beghinaggio di Breda

Che siano celebri o no, in questo repertorio sono riprese tutte le beghine di cui ho trovato traccia. Rendiamo insieme omaggio a tutte queste tessitrice del movimento beghinale.

A volte i tratti della loro vocazione sono imprecisi o possono modificarsi col tempo, perché la vita stessa è mutevole e molteplici le modalità dei vissuti della scelta beghinale. Inoltre, elementi laici e religiosi si intrecciano in essa e le pressioni ecclesiastiche non sono assenti.

Ogni beghina menzionata nella lista dispone, o disporrà prossimamente, di una breve biografia. Per leggerla basta cliccare sul nome. Quando possibile, un link blu rinvia a una descrizione più ampia della loro vita. Ho scritto in rosso i tratti che ci autorizzano a includerle tra le beghine o vicine al movimento beghinale. Alcune biografie sono state preparate da altre persone che ringrazio per la loro generosa collaborazione. In questo caso, il loro nome è menzionato.

Sono ricordate sia le beghine tradizionali, sia quelle moderne, ma decedute, perché tutte appartengono alla stessa avventura. La lista sarà sempre incompleta perché la memoria è da costruire, tuttavia con quelle che già ci sono, siamo davvero in buona compagnia. Eccole :

Agnès d’ANTHÉE (XIVe)

Aleydis VAN KAMERIJK  ( de CAMBRAI ) (+1235)

Alyt BAKE ( 1415-1455 )

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angelica BONFANTINI (+1244)

Angelina di MONTEGIOVE (1357-1435)

Anna VAN SCHRIECK (Anversa, + 1688)

Anna CORDEYS (Dienst e Lovanio, +1720)

Béatrice de NAZARETH(+/-1200-1268)

BLOMARDINNE (+ 1355)

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Cecilia FERRAZZI(1609 – 1684)

Chiara da MONTEFALCO (1268-1308)

Chiara da RIMINI (1282-1346)

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )

Christina EBNER (1277-1356)

Cristina di MARKYATE (1096-1115)

Christine COUCKE (XVe)

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Christine de STOMMELN (1242-1312) (de Stumbele ?)

Clusin ou Claesinne NIEUWLANT (Gent, + 1611)

COLETTE (+/- 1381-1447)

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Douceline de DIGNE(+/-1214/15 et 1274)

Elizabeth de BERG (XIIIe)

Sainte Elisabeth d’HONGRIE

Elisabeth de SPALBEEK (1246–1304)

Elisabeth de THURINGE (1207-1231)

Eve de SAINT MARTIN (1190-1265)

Francesca ROMANA al secolo Ceccolella Bussi , (+1440),

Gertrude RICKELDEYof ORTENBERG (+ 1335) and Heilke of STAUFENBERG (+ dopo il 1335).

Gertrude VAN OOSTEN(+ 1358)

HADEWIJCH (+1250 ca)

Ida of GORSLEEUW (+ dopo il 1262)

Ida van LEEUW (+ 1260 ca)

Ida de LOUVAIN + 1300

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivette ou Jutta de HUY (1157-1228)

Jeanne d’ARC (1412-1431)

Joan d’ANTHÉE (XIVe)

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

Jutta de LOOZ (ou de Huy) (+ 1227)

KATELINE (XIVe)

Katherina VANDER HULST (XVe)

KATREI Sorella (XIVe)

Linke DOBBE (XVIe)

Lutgarde de TREVES (+1231)

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

Margherita di CORTONA

Maria Bendetta di CARIGNANOe Maria Angela CANAL (XV° secolo)

Maria VAN HOUT (+1547

Marie di GREZ(+1271)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie PETYT (1623-1677)

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella VAN HOECKE (1908-2008)

Margherita d’ARLON (+1414)

Marguerite PORETE (+1310)

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

MATTEKEN (XVe)

Mechthild de MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Odile de LIÈGE (+1220)

Philippinne de PORCELLET (Marsiglia)

Rita da CASCIA (1381-1457)

Romana GUARNIERI (1913-2004)

Sofia del fu BARTOLO

SPARRONE (Aix en Provence)

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIIIe)

Ysabiaus de WARLAING (XIVe)

Abbaye de Fontevraud
Particolare – Abbazia di Fontevraud

Angelica BONFANTINI (+1244)

Intorno all’anno 1190, Angelica decide di lasciare la sua agiata famiglia (il padre Caicle di Bonfantino e la madre Bologna) e di ritirarsi come eremita su un terreno del Colle della Guardia datole dalla famiglia. Negli anni successivi si forma una comunità e nel 1194, l’allora vescovo di Bologna, Gerardo Ghisla, su ordine di Celestino III, pone la prima pietra di quella che sarà la Chiesa di San Luca.
Possiamo parlare di Angelica come di una beghina ? A mio parere, si. In « 101 donne che hanno fatto grande Bologna » (ed Newton Comptoir Editori, 2012), Serena Bersani dice “non è chiaro in quale ambito delle istituzioni religiose si sia collocata Angelica. Di certo non fece professione di voti a una determinata regola, ma era una donna che si era convertita alla vita religiosa, votata all’eremitaggio e in seguito alla costituzione di una forma comunitaria di tipo cenobitico. Pur non appartenendo a una struttura religiosa istituzionalizzata, ebbe sempre l’approvazione della sede apostolica e del vescovo di Bologna” (p.25) Si legge inoltre che ricevuti i terreni in dono dalla madre, Angelica decise due anni dopo di farne dono ai canonici di Santa Maria di Reno “riservandosene l’usufrutto a vita a patto che l’aiutassero a costruire la chiesa e il monastero che avrebbe poi ospitato gli stessi canonici”. L’atto fu formalizzato davanti al notaio il 30 luglio 1192. Presto però iniziarono le liti coi canonici e Angelica riuscì a farli partire grazie a una bolla papale. I possedimenti passarono sotto la giurisdizione della Santa Sede. Morto il padre, la madre comprò altri terreni sul colle e il suo esempio fu imitato da altri benefattori bolognesi. Alla morte dell’anziana Angelica  nel 1244, la chiesa e il monastero erano già ben consolidati e pronti a trasformarsi da comunità eremitica a comunità monastica.

Angelina da MONTEGIOVE (1357-1435)
by Anna Clotilde FILANNINO

Anna Clotilde Filannino devant le tableau de la
Bienheureuse Angelina da Montegiove

La beata Angelina da Montegiove è una donna umbra, vissuta tra il sec. XIV e il XV, conosciuta come la fondatrice del Terz’Ordine francescano claustrale. In  realtà lei ha creduto nella possibilità di vivere una forma di consacrazione alternativa a quella monastica. Vi ha creduto  e ne ha ottenuto il riconoscimento ufficiale, consentendo non solo a se stessa e alle sue compagne  ma anche a molte  donne di uscire dall’illegalità, che era stata per decenni la condizione di tante e aprendo una strada ad altre che, per il numero chiuso degli ingressi nei monasteri femminili, non potevano incamminarsi per una via di consacrazione. Queste altre sono donne in gran parte umbre che vivevano un’analoga  esperienza a Foligno, in Assisi e a Todi, sostenendosi vicendevolmente. Nei decenni successivi, gruppi di donne di altre città  dell’Italia centrale – Firenze, Ascoli, Viterbo e più tardi Perugia e L’Aquila—si uniranno ad esse  e il loro rapporto diverrà più intenso fino a condurle alla decisione di dar vita nel 1428  ad una  Congregazione, la Congregazione di Foligno—di cui Angelina diviene ministra generale con l’autorità di visitare, esortare, trasferire le sorelle da una sororità all’altra. Siamo di fronte ad una realtà di donne che desiderano vivere intensamente la loro vita spirituale in modo analogo a quella che si riscontra nei beghinaggi dell’Europa fiamminga. La loro esperienza in Italia, dopo qualche decennio dall’approvazione, fu ripetutamente ostacolata  perché considerata in contrasto con il tentativo di riforma  portato avanti dai Francescani Osservanti della seconda generazione. Ci volle l’umile  tenacia  di Angelina e delle sue sorelle per non soccombere e tenere fede alla felice intuizione di cui erano  portatrici.

HADEWIJCH (+1250 ca)
by Alessia VALLARSA

Hadewijch by Christine Daine,
Clarisse de Belgique

Sulla figura storica di Hadewijch ci si muove ancora nell’incertezza: la sua opera contiene pochi riferimenti biografici e manca una Vita a lei dedicata. La lingua brabantina dei suoi scritti la situa nel ducato di Brabante, ad Anversa secondo una tarda tradizione, o forse a Bruxelles. Viene considerata attiva attorno alla metà del XIII secolo ma c’è chi invece la colloca agli inizi del XIV. Non rimane che la sua opera, che consta di 31 lettere in prosa e 16 in rima, 45 canzoni e 14 visioni. Nella letteratura neerlandese Hadewijch occupa un posto fondamentale essendo una delle primissime autrici grazie alle quali, fatto eccezionale, la prosa e la mistica fanno ingresso in questa letteratura. Donne – mistica – prosa: è stato sottolineato come questo legame non sia un caso. Hadewijch parlò di Dio non più in latino ma nel volgare neerlandese. Con un’operazione creativa ed audace il linguaggio della mistica uscì dall’ambiente dei chierici e venne riformulato in volgare. Molto probabilmente Hadewijch fu una beghina, forma di vita religiosa, quest’ultima, sorta all’interno del vasto movimento religioso femminile che nelle regioni del Brabante e della diocesi di Liegi ebbe straordinaria fioritura. H. Grundmann ha evidenziato come la nascita della letteratura spirituale in volgare sia direttamente legata all’espandersi di tale movimento femminile. Dagli scritti emerge che Hadewijch fu guida di un gruppo di amiche che esortava a vivere radicalmente per la minne, il nobile Amore, unico grande tema della sua vita, metafora della relazione tra amanti, quindi anche tra una donna e Dio. Per questo scrisse per loro lettere, canzoni e visioni, opere che rivelano la sua familiarità con la bibbia, la patristica, i mistici del XII sec. e la lirica dell’amor cortese di cui adottò, soprattutto per le canzoni, lo stile, i temi e, scoperta recente, le melodie: parlò dell’amor cortese per parlare dell’amore mistico. Sollecitò un’amica in questo modo: “Fa’ che non ti basti nulla che sia da meno della minne”.

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivana Ceresa nasce nel 1942 in provincia di Mantova, città dove poi abiterà fino alla sua morte nel 2009. Lei che fin dalle scuole superiori avrebbe voluto essere teologa, dovrà aspettare le ricadute del Concilio Vaticano II per poter accedere alla facoltà di teologia, inaccessibile alle donne fino agli anni 70. Divenne quindi insegnante di lettere e solo più tardi teologa. Il suo libro “Dire Dio al femminile” è stato per molte donne una presa di coscienza delle questioni di genere e della necessità di un’uscita dal patriarcato. Ivana si definiva una beghina e diceva : “io sono la beghina di ogni tempi, perché sono una beghina un po’ in incognito…Amo alla maniera delle beghine, in modo anticonformista e un po’ trasgressivo” (Ivana Ceresa, L’utopia e la conserva, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2011). La sua amicizia con Romana Guarnieri, la storica che identificò nel 1946 il libro di Margherita Porete, e con Luisa Muraro, grande studiosa del mondo beghinale, ha rinforzato questa sua identificazione che la portava a dire: “essere beghina oggi è continuare la scelta di queste donne, cioè vivere nel mondo senza essere del mondo”. Nel 1996, Ivana realizza la sua opera più importante: la fondazione dell’Ordine della Sororità di Maria SS. Incoronata, riconosciuta dal vescovo di Mantova, Egidio Caporello, il 18 marzo 2002. Nell’introduzione alla Regola dell’Ordine della Sororità Ivana fa riferimento alle beghine del Nord e come le beghine esprimevano una forte libertà femminile con la loro autonomia e indipendenza nei confronti del controllo maschile, sia ecclesiastico che civile, così pure la Sororità afferma: “Noi siamo donne convocate dallo Spirito Santo per rendere visibile la presenza delle donne nella Chiesa e nel mondo”.

Sorella KATREI (XIV secolo)

Questa è la storia di sorella Katrei, figlia (spirituale, ndr) di Meister Eckhart a Strasburgo” (p.11)”con questo enigmatico incipit si apre un testo del XIV° secolo scritto, in medio alto tedesco, incluso da Franz Pfeiffer nel volume dedicato a Master Eckhart. Ma chi è sorella Katrei ? Marco Vannini, curatore dell’edizione italiana, suppone che con molta probabilità Katrei fosse una beghina, molto ispirata dal pensiero di Eckhart e che per finire, pur umile ragazza, superò persino il Maestro per la radicalità delle sue conclusioni. Forse anche perché lui era più di lei “preoccupato di salvarne la compatibilità con l’istituzione ecclesiastica” (p.11) arguisce Marco Vannini.
Beghina perché Katrei poteva operare liberamente le sue scelte, spostare la sua residenza e essere indipendente da ogni autorità. L’appellativo sorella forse interviene per indicare la sua appartenenza al movimento del Libero Spirito, al quale anche Eckhart si era avvicinato. Per  questo fu accusato di eresia e chiamato a giudizio, ma morì durante il viaggio affrontato per andare a giustificarsi presso lo stesso papa.
Strasburgo contava allora 85 case di beghine e Colonia 169. Luoghi ben conosciuti e anche frequentati da Master Eckhart, soprattutto durante il suo incarico di Vicario generale dell’Ordine a partire dal 1314 a Strasburgo, ma anche poi a Colonia dove insegna nello Studium dominicano forse a partire dal 1324.
Nella sua profonda esperienza spirituale, raccolta nel manoscritto sopracitato, Katrei approda alla conclusione di poter conseguire una stabile condizione di grazia (bewerung in tedesco), di unione permanente con Dio. Non il Dio (got) determinato nei modi, quello delle varie religioni, ma la Divinità senza nome (gotheit), fondo senza fondo, della quale non ci si può appropriare. Questo avviene attraverso “quel completo venir meno…ovvero quel completo annichilimento che coinvolge necessariamente anche i legami e i contenuti religiosi”(p.17).
Fonte: Pseudo Master Eckhart, Diventare Dio. L’insegnamento di sorella Katrei, a cura  di Marco Vannini, Adelphi edizioni, Milano, 2006

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie nasce a Nivelles (Belgio) nel 1177 da genitori facoltosi, che ben presto delude per la sua indifferenza nei confronti di vestiti e ornamenti. Pur conoscendo bene il mondo cistercense, non voleva diventare monaca. A 14 anni i genitori la obbligano a sposare Jean, anche lui proveniente da un’agiata famiglia di Nivelles. Fin da subito dopo il matrimonio, finalmente fuori dall’orbita genitoriale, avvia intense pratiche ascetiche di digiuno, preghiera e carità. Dopo alcuni mesi dal matrimonio, Jean vive una conversione che lo avvicina a Dio. Insieme decidono per una “vita apostolica” che comportava anche una relazione coniugale come fratello e sorella, senza relazioni sessuali. Lasciano la loro casa di Nivelles e vanno a raggiungere un’informale comunità di vita apostolica non molto distante, a Willambroux, che vive vicino a un lebbrosario, dove  resteranno per 12 (o forse 15) anni. Il fratello di Jean, Guido, è cappellano della chiesa locale e direttore spirituale di questa comunità.
Insieme agli altri membri della comunità, Marie e Jean nutrono e curano i lebbrosi, ma anche altri ammalati o poveri, istruiscono i bimbi, offrono formazione religiosa e pregano insieme.
Maria diventa una “santa vivente”. Tante persone parlano di lei e vogliono vederla. Ha reputazione di una preghiera efficace, sa leggere nelle anime, riconoscendone anche lo stato di salvezza o di peccato e richiama le persone al pentimento. Troppo disturbata da queste folle in arrivo da città e dintorni, nel 1207 si trasferisce nei pressi del priorato di St Nicolas a Oignies, vivendo da reclusa, in una cella accanto al coro della chiesa, una vita di digiuni e preghiere, ma anche prodigando consigli spirituali. Nel 1208, conosce Jacques de Vitry, un canonico che arriva da Parigi per incontrarla ed eventualmente diventare suo discepolo. Marie lo sprona a ritornare a Parigi, dove viene ordinato nel 1210, e poi di ritornare a Oignies per servire i lebbrosi e i bisognosi. Maria diventa la sua “magistra”, inaugurando un’avvincente complicità spirituale in cui sono stati l’un per l’altra una reciproca guida. Marie è anche ricordata per la sua predicazione, pratica adottata dalle beghine perlomeno prima che Gregorio IX la proibisse nel 1228, e per il dono della profezia. È nota per i suoi incredibili digiuni, l’ultimo dei quali della durata di 53 giorni: alla sua morte all’età di 36 anni pesava 33kg. Tuttavia, contrariamente a quanto a volte si legge (anche sul sito “Santi e beati”), non ricevette le stimmate. E’ così onorata, da essere considerata la “prima beghina”, dato anche che intorno a lei si formò la prima comunità beghinale storicamente accertata. Morì il 23 giugno 1213, giorno in cui viene commemorata come beata nel Martirologio romano. Nella prima domenica successiva al 23 giugno, una processione con l’urna delle sue reliquie parte dalla chiesa di Notre Dame de Oignies.
Dopo la sua morte si parlò molto di lei: pare che persino Francesco d’Assisi fosse uno dei suoi ammiratori e che Gregorio IX (papa dal 1227-1241), “smetteva di bestemmiare solo portando al collo il dito di Maria d’Oignies”, come curiosamente riportato da Chiara Frugoni (Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, p.44).

Rita da Cascia (1381-1457)

La più antica immagine conosciuta della santa (cassa solenne, 1457)

Moglie, madre, poi vedova e infine monaca agostiniana: questi sono i successivi passaggi che abitualmente descrivono la vita di Santa Rita da Cascia. Tuttavia, l’accurato studio della storica Lucetta Scaraffia avanza una nuova ipotesi sul fatto che il Monastero di Santa Maria Maddalena, dove Rita trovò accoglienza, fosse inizialmente piuttosto una casa bizzocale. Ella così scrive  “Anche il monastero di Santa Maria Maddalena, probabilmente, era una casa di bizzoche poi passata sotto il controllo degli Agostiniani. Il nome stesso che rimanda a una vita di penitenza piuttosto che di ritiro dal mondo, e la presenza di una confraternita femminile della Santissima Annunziata nella chiesa omonima, anticamente collegata al monastero, sembrano confermare questa ipotesi.” E ancora, la storica Lucetta afferma che “Anche se la visita fatta al Monastero nel 1465 parla di regola agostiniana sappiamo che, in molti casi, il riferimento a questa regola costituiva una mera clausola di regolarità, necessaria per l’approvazione vescovile, ma non corrispondeva a una vera e propria dipendenza da questa istituzione. Casi analoghi sono stati riscontrati nella valle spoletana, dove, su tredici fondazioni femminili sorte alla fine del XIII secolo, sette sole furono istituzionalizzate dai vescovi, di cui sei dichiaravano di aver assunto la regola agostiniana, ma ancora dopo il Concilio di Trento i visitatori apostolici denunciavano lo stato bizzocale delle donne che ne facevano parte” (Da Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili, Vita e pensiero, Milano, 2014, p.108-109).

Romana GUARNIERI (1913-2004)
by Luisa MURARO

Romana Guarnieri

Romana era una studiosa appassionata e straordinariamente generosa di sé, come riconoscono tutti quelli che l’hanno avvicinata. Parlando con lei mi resi conto quasi subito che avevo trovato la depositaria delle ricchezze, da me appena intraviste, della teologia mistica femminile, protagoniste di una stagione ammirevole della civiltà europea, tra i basso Medioevo e l’alba della modernità. Le aveva accumulate negli anni, assimilate con intima partecipazione e ora le metteva a mia disposizione.
Il nostro è stato un lungo incontro, scandito da regolari soggiorni in casa sua, da lunghe conversazioni e da qualche escursione extra moenia. Tutto è stato bello, niente è stato facile, proprio come doveva essere. Romana mi raccontò, per cominciare, della sua amicizia con don Giuseppe De Luca, della sua conversione alla Chiesa cattolica e della loro intensa collaborazione nella casa editrice che avevano fondata insieme, fino alla morte di lui, arrivata troppo presto. Imparai a conoscerla. Lei non prendeva le misure dalla cortesia convenzionale né da altre esteriorità, ma dall’interiorità. Lo faceva, però, restando connessa alla sua interlocutrice, a riprova di una forza e di una calma che si nutrivano a vicenda. Romana aveva un dono speciale, amava le anime. Fuori dagli argomenti di studio, se non era sollecitata, non parlava di religione ma aveva sempre una finestra spalancata sul cielo. Al centro della sua conversione e della sua fede Romana metteva l’amicizia e l’amore di Gesù, lo chiamava proprio così. Interrogata da me, disse che erano superiori all’amicizia e all’amore che la legavano a don Giuseppe De Luca, l’uomo che la fece incontrare con il suo Gesù. Era sincera, senz’ombra di dubbio. Penso anche che questa fosse la verità, per quanto sorprendente. Lo penso perché lei ha dato prova della sua superiore fedeltà a questo amore soprannaturale, nell’amicizia stessa che la legò all’uomo senza mai diventare un attaccamento né, tanto meno, una dipendenza. Sì, era una donna libera e lo era grazie a Dio. Era una beghina.

Per leggere il testo integrale inviatoci da  Luisa Muraro cliccare sul seguente link: Romana Guarnieri testo completo