Ritratti dei loro ammiratori

In questa sezione sono elencate le biografie dei più famosi ammiratori, e perciò anche protettori, delle beghine. Come già per i ritratti delle beghine, anche qui la lista sarà sempre incompleta e incompiuta. I nomi degli uni e delle altre sono in genere presentati in lingua originale.

Cominciamo ricordando che è stato grazie a questi uomini, a volte anonimi, che siamo oggi in grado di conoscere le Vitae delle seguenti beghine, alle quali è associato il loro biografo :

Beghina                                                    Biografo
Marie d’Oignies (+1213)                     Jaques de Vitry  e Thomas de Cantimpré
Odilia di Liegi (+1220)                        Anonimo canonico di St Lambert di Liegi
Juetta di Huy (+1228)                         Hugo di Floreffe, premostratense
Christine de Saint trond (+1228)   Thomas de Cantimpré
Christine de Stommeln (+1312)       Pierre de Dacie
Ida di Nivelles (+1231)                        Goswin di  Bossut, cistercense
Ida di Leuven (+dopo il 1231)          Anonimo cistercense
Margherita d’Ypres (+1234)            Thomas de Cantimpré
Julienne de Mont –Cornillon (+1259) Anonimo chierico di St Martin di Liegi
Ida di Gorsleeuw (+dopo 1262)        Anonimo cistercense
Beatrice di Nazareth (+1268)            Anonimo cistercense

Ecco una prima lista dei loro ammiratori-protettori. Cliccando sul loro nome, potrete leggere una loro breve biografia :

Adolphe de la MARCK (1288-1344)

Cesarius de HEISTERBACH (1180-1240)

Dieudonné DUFRASNE(1938-2017)

ECKHART Maître (ca 1260-1328)

Foulque de TOULOUSE (ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)

Geert GROTE (ou GROOTE) (1340-1384)

Goswin de BOSSUT (XIII°)

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)

Guido de NIVELLES (+1227)

Hugues de PIERREPONT (+ 1229)

Jacques PANTALÉON (1195-1264)

Jacques de VITRY (1170-1240)

Jan van RUUSBROEC (1293-1281) (aussi RUYBBROECK ou RUESBROEC)

Jean de NIVELLES (+ peu après 1219)

Lambert LE BEGUE (1131 – 1180 o1187)

Louis IX (saint) (1214-1270)

Louis MASSIGNON (1883-1962)

Mario (don) SENSI (1939-2015)

Pierre de DACIE (entre 1230-40 – 1289)

Robert de SORBON(1201-1274)

Thomas de CANTIMPRÉ (+1272)

Adolphe de LA MARCK (1288-1344)
Vescovo di Liegi, protegge le beghine intervenendo presso il papa Giovanni XXII e con iniziative in loro favore nella sua diocesi. Il 13 agosto 1318, grazie alle insistenze di generosi protettori (tra i quali lo stesso vescovo Adolphe de La Marck), Giovanni XXII con la sua bolla “Ratio recta” annulla la condanna promulgata sei anni prima contro le beghine dei Paesi Bassi e della regione di Liegi.

Cesarius di HEISTERBACH (1180-1240)
È stato abate e scrittore tedesco, priore della ex abbazia cistercense di Heisterbach. Cesarius ha parlato delle beghine in termini molto elogiativi come lo ricorda Walter Simons nel suo magnifico libro Cities of Ladies  : “Cesarius di Heisterbach, un monaco cistercense residente nella regione di Colonia e ben informato sugli avvenimenti dei Paesi Bassi, ha affermato che “benché queste [sante] donne, che sappiamo essere molto numerose nella diocesi di Liegi, vivano tra il popolo portando vesti come i laici, esse superano molti conventi nell’amore per Dio. Esse vivono la vita eremitica tra le folle, spirituale tra i mondani e verginale tra quelli che cercano il piacere. Dato che la loro battaglia è più grande, la loro grazia pure, e una più grande corona le aspetta” (p.35)

Dieudonné DUFRASNE (1938-2017)
Dieudonné Dufrasne era nato nel 1938 a Cuesmes nel Borinage carbonifero belga. Divenuto monaco benedettino nel 1959 e poi ordinato sacerdote nel 1963, Dieudonné era uno dei fondatori del monastero di Clerlande dove il 27 ottobre 2017 si è celebrato il suo funerale. Là si era soprattutto interessato al rinnovamento liturgico, ma anche all’animazione di gruppi e alla generosa personale accoglienza di cui anch’io avevo potuto avvalermi nel corso delle mie ricerche sulle beghine. Il suo nome resterà unito alla pubblicazione nel 2007 di Libres et folles d’amour, una delle prime opere divulgative sul movimento beghinale, in seguito poi tradotto anche in italiano con il bel titolo Donne moderne del Medioevo. Un libro in cui si palesa la sua profonda ammirazione per l’audacia amorosa delle beghine e in cui ce ne presenta tre di esse : Mechthild di Magdebourg, Hadewijch e Marguerite Porete. Dieudonné è stato “Un uomo di Dio vicino alla gente. La sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua giusta parola exprimono quanto gli stesse a cuore di essere testimone di un Dio che si è fatto carne nelle nostre gioie e nelle nostre pene“, scrive Marcela Lobo in uno dei 52 testi commemorativi .

ECKHART Mastro (ca 1260-1328)
Forse si chiamava Giovanni, era nato a Hochheim, in Turingia, intorno al 1260, da una famiglia della piccola nobiltà. Entrato nell’ordine domenicano, svolge il suo noviziato a Erfurt, poi nel 1285 è  inviato a Colonia allo Studio generale domenicano, dove avevano operato Alberto Magno (+1280) e Tommaso d’Aquino (+1274).
Il 18 aprile 1294 è a Parigi come lettore delle Sentenze di Pietro Lombardo, primo incarico di insegnamento, in forza del quale si conseguiva la licenza per il dottorato in teologia, condizione per una cattedra. Fu anche lui, come Tommaso d’Aquino, per 2 volte magister actu regens, ordinariato dell’università di Parigi. L’ultima fase di insegnamento la svolge a Colonia. Scrive in lingua volgare 4 trattati e circa 120 sermoni.
Mastro Eckhart fu anche uomo di governo : dal 1294 al 1298 priore del convento di Erfurt e vicario della Turingia. Nel 1303, priore provinciale della provincia domenicana della Sassonia. Poi nel 1307 di quella di Boemia e nel 1324 a Strasburgo ricopre l’incarico di vicario generale con la giurisdizione sui monasteri femminili dell’Ordine dei predicatori.
Lui stesso grande predicatore, gli si rimproverava di predicare ai laici in lingua tedesca le grandi riflessioni teologiche. In seguito a una denuncia mossa da due domenicani, calunniatori e intriganti, che contestavano il suo modo di predicare, l’arcivescovo di Colonia, Enrico II di Virneburg, nel 1326, dà inizio a un processo di inquisizione nei confronti di Maestro Eckhart, Egli allora fa appello alla sede apostolica di Avignone, dove si svolgerà il processo. Muore nel 1328 durante il viaggio. Il 27 marzo 1329, papa Giovanni XXII promulga la Bolla In agro dominico, con la quale condanna ventotto proposizioni tratte dalle sue opere.
Grande figura della mistica renana, durante i 10 anni del suo mandato di Vicario generale dell’ordine Domenicano a Strasburgo, protegge le beghine e interviene in loro sostegno. In seguito sarà assiduo frequentatore del beghinaggio di Colonia. Come nota Jacqueline Kelen nel suo libro su Hadewijch, Mastro Eckhart trasse molti spunti dalla mistica beghinale che seppe in seguito sviluppare (approfondimento della vita interiore, unione contemplativa senza intermediari, deificazione, annichilimento nell’Uno,…).

Foulque de TULOUSE(ou de MARSEILLE) (c.1155-1231)
Nasce da una famiglia genovese stabilitasi a Marsiglia. Dopo essere stato mercante e poeta, diviene monaco cistercense, dato che il suo amore per Eudoxie de Montpellier non era stato corrisposto. Così, nel 1195, scrive il suo ultimo poema e entra nell’Ordine. Sarà poi vescovo di Tolosa e parteciperà alla crociata contro gli Albigesi. Cercando rifugio a Liegi scopre le beghine da cui sarà molto colpito e che porterà in esempio. Provvisoriamente rifugiatosi a Oignies, insiste presso Jacques de Vitry affinché scriva la Vita di Marie, dato che la considera “defensor Dei” ed esempio efficace nella lotta contro i Catari. Per questo Jacques gli dedicherà quest’opera.

Geert  GROTE (1340-1384)
Canonico e notabile nella città olandese di Deventer, Geert Grote conosceva molto bene il mondo delle beghine e molto probabilmente se ne ispirò per la fondazione della Devotio Moderna, un movimento – i fratelli e sorelle della vita comune- per un cristianesimo povero, personale e laico che ebbe molto successo in Belgio, Olanda e Germania occidentale ed è considerato una delle anticipazioni della Riforma. Le Sorelle della Devotio avevano come soprannome il termine beghina, ma a differenza di queste, vivevano in comunità di beni (Charles Caspers, Breda, 2017).
Grote aveva in grande stima le beghine che pur non pronunciando voti perpetui vivevano in semplicità evangelica e non erano certo da meno dei religiosi.

Goswin de BOSSUT (XIII°)
Cistercense dell’abbazia di Villers, è il presunto autore della Vita di Ida di Nivelles e forse di altre biografie. Dei contatti intensi, informali e non istituzionali, esistevano infatti tra i monaci di Villers e le beghine della zona di Nivelles-Oignies. 

Guiard de CRESSONESSART ( XIII- XIV°)
Chierico della diocesi de Beauvais, fu incarcerato nel 1308 e condannato nel 1310 al carcere a vita per aver aiutata e difeso Marguerite Porete. Romana Guarnieri così scrive di lui: “Strenuo difensore della “vita apostolica”, si dichiara inviato da Cristo a sostenere e salvare quei fedeli che tutto hanno dato e vivono in perfetta povertà, e per questo vengono perseguitati 

Guido de NIVELLES (+1227)
Sacerdote, cognato di Marie d’Oignies, fu il cappellano del lebbrosario di Willambroux, quando anche Marie e il marito vi si trovavano. In seguito officiò nella cappella dell’adiacente comunità beghinale fino alla sua morte avvenuta nel 1227.

Hugues de PIERREPONT (+1229)
Principe vescovo di Liegi dal 1200 al 1229, accoglie e promuove nella sua diocesi il movimento penitenziale femminile, di cui Marie d’Oignies è una delle figure più note.

Jacques PANTALÉON (1195-1264)
Arcidiacono di Liegi, era grande ammiratore di Julienne, la beghina-reclusa di Mont-Cornillon, più tardi monaca agostiniana, la quale, in seguito a una visione, promuove la Festa del Corpus Domini. Egli la sosterrà presso l’allora vescovo di Liegi, Robert de Thourotte. Divenuto poi lui stesso papa, Urbano IV (1261-64), con la sua bolla «Transiturus de hoc mundo», nel 1264, ufficializzerà questa festa prescrivendola a tutta la chiesa.

Jacques de VITRY (1170-1240)
Originario di Vitry-sur-Seine (Reims), parroco d’Argentueil, « magister parisiensis », canonico regolare a Saint Nicolas d’Oignies, arcivescovo d’Acri (1216), ausiliario del Vescovo-Principe di Liegi, cardinale vescovo di Frascati (1228), muore a Roma nel 1240. Accompagnò i crociati nell’assedio di Damietta (1218).
Grande difensore delle beghine, contribuì a sostenerle e a farle riconoscere dall’autorità ecclesiastica. Jacques de Vitry fu colpito dalla figura di Marie d’Oignies, di cuis scrisse una « vita » in vista della beatificazione. Era partito da Parigi, dove era maestro de teologia. “Stanco di studi aridi e di mondanità e assetato di vita interiore, aveva finito per stabilirsi vicino a lei (Marie) come canonico del piccolo e povero priorato agostiniano (Romana Guarnieri, Donne e chiesa tra mistica e istituzioni, p.76). Profondamente colpito dalla sua saggezza, abbandonò l’insegnamento per diventare un umile predicatore itinerante. D’ora in poi Marie sarà l’ispiratrice di tutti i suoi sermoni. Per Jacques donne come Marie potevano salvare la cristianità dalla minaccia eretica.

Jan van RUUSBROEC ou RUYSBROEC ou RUYSBROECK (1293-1381)
Frequenta molto da vicino l’ambiente beghinale, dato che sua madre trascorre gli ultimi anni di vita nel beghinaggio di Bruxelles, dopo aver lasciato il villaggio di Ruysbroeck per essere vicina al figlio che stava per diventare sacerdote presso la Cattedrale di Ste Gudule a Bruxelles. Lo stesso Ruusbroec assume la guida spirituale di una comunità di beghine di Bruxelles. Dopo 20 anni di servizio parrocchiale, si ritira a Groenendal con altri due compagni per vivere una vita più contemplativa. “Quando la si riferisce al quadro dell’epoca, la fondazione di Goenendal può apparire come altra cosa dal desiderio di una vita spirituale al riparo dalle preoccupazioni e dagli incarichi parrocchiali. Era prendere la giusta strada tra la corruzione del clero e la sregolatezza dei folli d’amore in rottura con la Chiesa” (Claude-Henri Rocquet, p.45)
Infatti così si esprime Ruysbroeck nel suo Del tabernacolo spirituale: “Guardate i principi della Chiesa e ditemi se sono bravi pastori. I loro palazzi sono pieni di servitori. Da loro abbondano grandezza e potenza, ricchezza del mondo. La loro tavola crolla di piatti e di nettare, i loro armadi e i loro bauli sono pieni di vestiti preziosi e di gioielli, hanno in abbondanza tutto ciò che la terra offre di più magnifico. Ma non hanno mai abbastanza e più ricevono, più vogliono. Sono simili al miserabile mondo affamato di beni terrestri perché non ha il gusto di Dio
Molti tratti della sua spiritualità sono di origine beghinale. Paul Verdeyen affirma che « ha dovuto essere molto influenzato  dagli scritti della beghina Hadewijch e possiamo addirittura affermare che Ruusbroec e i suoi confratelli hanno « salvato » la posterità letteraria di Hadewijch. Dato che, chiunque conosce la storia degli scritti femminili di quest’epoca, sa che la beghina Hadewijch ha dovuto far fronte a numerosi problemi”. Dolce, umile, luminoso, solitario, è il certosino Denys che, nel XV° secolo, lo soprannomina l’Ammirabile per la profondità e la quantità delle sue opere scritte in lingua materna, il thiois, il vecchio fiammingo.
Una ben diversa lettura ne viene data da Jacqueline Kelen che gli rimprovera di aver “espropriato” Hadewijch senza averla citata una sola volta.
(Fonti : Les activités de Ruusbroec à Bruxelles, conferenza di Paul VERDEYN s.j. il 14 febbraio 1998 – Claude-Henri ROQUET, Petite vie de Ruysbrouck, Desclée de Brouwer, Paris, 2003 – Jacqueline KELEN, Hadewijch d’Anvers ou la voie glorieuse, Albin Michel, 2011).

Jean de NIVELLES (+ poco dopo 1219)
Importante figura dell’ambiente ecclesiastico di Liegi, si ritirò poi nel monastero di Oignies,  tra il 1215 e 1219. Ebbe considerevole influenza sullo sviluppo del primo nucleo di beghine a Liegi, senza esserne per altro il fondatore. Jacques de Vitry diceva di lui che era “luce, maestro e padre spirituale dell’intera diocesi”.

Lambert LE BÈGUE (1131 – 1180 o1187)
Sacerdote di Liegi da cui alcuni hanno fatto erroneamente derivare il nome di “beghine”, mentre sarebbe più corretto supporre che l’epiteto “Le Bègue” gli fosse attribuito per sua protezione verso le beghine. Fu anche considerato fondatore del movimento beghinale in seguito a un’idea emersa in ambiente clericale intorno al 1250 per affermarne la preminenza maschile. Secondo il professore D’Haenens, l’epiteto Bègue sarebbe Bège e farebbe allusione all’abito di lana grezza che portavano Lambert e i suoi discepoli. Fu arrestato, maltrattato e imprigionato nel castello di Revogne-lez-Rochefort, poi portato in prigione a Roma per aver predicato contro gli scandali e la simonia della Chiesa di Liegi. Pare che avesse inviato al papa Callisto III un testo critico – l’Antigraphum Petri (la difesa di Pietro) – in cui denunciava il lassismo dei preti. A quel tempo, molti chierici vivevano apertamente con le loro spose.
La traduzione in lingua vernacolare degli Atti degli Apostoli (tradotti in rima perché la gente analfabeta potesse memorizzarli più facilmente), di alcuni testi del Nuovo Testamento e di Vite di Santi, tra le quali quella di Santa Agnese, gli valsero una condanna e la prigione. Ma riabilitato dal papa Callisto III al quale aveva inviato un’apologia in sua difesa, ritornò a Liègi dove morì poco tempo dopo (nel 1180 o 1187 secondo le fonti). Poco prima della sua morte, avrebbe fatto erigere a sue spese una chiesa a San Christophe e alcune casette destinate ad accogliere delle donne desiderose di vivere sotto la sua direzione, al riparo dal mondo o, come altri dicono, una casa ritiro per donne sole, vedove dei crociati. (Fonti: J.Delmelle, Lemmens, p. 103-105, Simons)

Louis IX (santo) (1214-1270)
Diviene re di Francia all’età di 12 anni. Conduce due crociate (VII e VIII). Nel 1260 fonda il grande beghinaggio di Parigi che pone direttamente sotto la sua protezione e di cui affida la prima direzione a una « Magistra » fiamminga, Agnès de Orchies. Questo beghinaggio, che sarà chiuso nel 1471, poteva ospitare circa 400 donne, vedove o giovani nubili.

Louis MASSIGNON (1883-1962)
Orientalista e teologo francese, grande conoscitore dell’islam e in particolare della sua mistica. Fu molto colpito dalla beghina Christine di Sint-Truiden (+1224), santa sencondo Massignon, beata secondo Pio IX (nel 1857). Su invito del p.Van Straeten, rettore dei Redentoristi che conservano le reliquie della santa e prestano servizio nel santuario di Steenart, Louis Massignon prepara uno studio e una conferenza per il giovedi 24 luglio (giorno della morte) 1924, nel 7° centenario della sua morte. Questo testo sarà poi pubblicato nella rivista La Cité chrétienne e nel 1950 in un volume d’omaggio. La figura di Christine colpisce Massignon su diversi piani, personali e spirituali. Nel Gedenkboek pubblicato nel 1950 leggiamo: “L.Massignon professore al Collège de France, che nel 1924, in occasione del 7° centenario della morte della santa Christine, aveva domandato di poter glorificare la santa in riconoscenza della grazia della sua conversione che egli attribuisce alla nostra vergine di Saint-Trond” (p.350). Sul piano scientifico e spirituale, il testo approfondisce la sua riflessione sui temi della sostituzione, dell’oblazione riparatrice di “vittime speciali” e permette a Massignon di “polemicare” sui temi del miracolo e dei fenomeni soprannaturali. (Fonte: MASSIGNON Louis, Ecrits mémorables, Tome I, Laffont, Paris, 2009) 

Mario SENSI (1939-2015)
Nasce ad Assisi nel 1939, è ordinato sacerdote nel 1963 e subito dopo nominato parroco di Colfiorito. Dottore in teologia (1967) e poi Dottore in filosofia (1970), nell’ottobre 1988, riceve l’incarico di docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense, divenendo, nel 2002, professore della cattedra di Storia della Chiesa antica e medievale. Dall’ottobre 2009 è stato professore emerito. Ha fatto emergere nella storia con una minuziosa perizia tante comunità bizzocali dell’Italia Centrale. A lui si devono le monografie più complete di queste esperienze, nate “da duro studio solitario, lento, silenzioso, indefesso” come ebbe a dire Romana Guarnieri, sua grande amica. L’opera, in due volumi, che le riassume è « Mulieres in Ecclesia ». Storie di monache e bizzzoche, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto, 2010
Sin dal lontano 1960, Mario Sensi, allora seminarista ventenne, si imbatté nelle bizzoche duecentesche e esplorò vari archivi parrocchiali e diocesani facendo emergere “dalla fitta nebbia un paesaggio affascinante, abitato da una folla di figure femminili minori…tutte legate tra loro da una commovente solidarietà “di genere”, attestata da innumerevoli testamenti, dettati da donne facoltose a favore di altre donne più povere di loro, pie le une, pie le altre” (Guarnieri, p.408). In Umbria erano moltissime.  Fu anche dinamico animatore dell’Associazione archivistica ecclesiastica.

Pierre de DACIE
È uno degli scrittori più importanti in lingua latina della letteratura svedese. Pierre nasce a Visby (Isola di Gotteland) tra il 1230-1240. Intorno al 1250 entra come novizio nel convento dei frati predicatori della sua città natale (il termine “domenicani” sarà in uso solo a partire dal sedicesimo secolo), dove pronunciò i suoi voti. È di temperamento nevrastenico, con una personalità dedita al rigore della disciplina domenicana. L’incontro con la beghina Christine de Stommeln nel 1267 a Cologna, dove termina i suoi studi presso lo Studium fondato da Alberto Magno, sconvolgerà la sua vita spirituale. Accade quando il 20 dicembre 1267, introdotto dal confratello Walter, va a visitare questa beghina che conosce estasi, allucinazioni e stimmati. Tra il 1267 e il 1269, Pierre incontra Christine 13 volte e poi va a studiare a Parigi presso Tommaso d’Aquino, dove rimarrà più di un anno e da lì inizierà una corrispondenza che finirà solo alla sua morte. Di ritorno da Parigi incontra  Christine per la quattordicesima volta il 29-09-1270. Rientra in Svezia dove insegna filosofia e teologia e sarà priore in diversi monasteri. Approfittando di un viaggio a Colonia, dove si è recato per i suoi problemi cardiaci, farà una quindicesima  visita a Christine che tenterà di portare in Svezia a tre riprese.
Un’ultima visita avrà luogo nel 1287 al suo ritorno dal capitolo generale di Bordeaux. Nel 1288 la sua salute diminuisce. Muore durante la Quaresima del 1289. Christine gli sopravvive durante 23 anni. Pietro scrisse la Vita di Christine, fece i resoconti delle sue visite e collezionò 38 loro lettere (quelle di Chrsitine sono dettate ai suoi confessori).
Il rapporto con Christine lo ha aiutato a superare la sua naturale malinconia e ad esprimere una forma di lirismo, più ispirato ai salmi che al dolce stil novo. Ernest Renan era interessato a questo “idillio monastico”, gioiello dell’amicizia spirituale.

Robert de SORBON (1201-1274)
Nasce in una famiglia di contadini in un piccolo comune delle Ardenne. Studia per divenire sacerdote, sarà poi promosso dottore e provvisto di una canonica nella chiesa di Cambrai. I suoi sermoni e le sue conferenze gli valgono una così buona reputazione che il re san Luigi  (Louis IX) lo sceglie come cappellano e forse anche come confessore. È il fondatore della Sorbona dove i laici che studiano teologia  possono essere sgravati dalle difficoltà materiali. Il romanzo La notte delle beghine ci fa sapere che Robert de Sorbon teneva dei sermoni nel grande beghinaggio di Parigi e difendeva le beghine. Lo storico Grundmann scrive che “Alla metà del XIII° secolo, all’Università di Parigi, due teologi insegnavano l’uno vicino all’altro: l’uno, Robert de Sorbon, vedeva le Beghine e i Papelardi come persone particolarmente pie, che proprio per la loro pietà autentica e fervente erano disprezzate e derise dai sostenitori di una vita mondana; l’altro, Guglielmo di Saint Amour, fanatico oppositore di tutto il movimento pauperistico, scagliava i suoi veementi insulti e le sue insinuazioni piene di scherno contro le Beghine e  i Papelardi” (Grundmann, Movimenti religiosi nel medioevo, Il Mulino,1974 p.339)

Thomas de CANTIMPRE (+1272)
Di una generazione più giovane di Jacques de Vitry, Thomas de Cantimpré nasce a Bellingen nel Brabante fiammingo (sud di Bruxelles) intorno al 1200. Figlio di una nobile famiglia, destinato a diventare prete, a 6 anni è inviato all’Abbazia di Cantimpré e frequenta fino ai suoi 17 anni i corsi della scuola capitolare della cattedrale dove sarà ufficialemente integrato a questa comunità di canonici regolari e riceverà l’ordinazione sacerdotale nel 1223. L’entrata di Thomas tra i domenicani nel 1232 segna una nuova tappa: prende l’abito nel convento di Leuven dove vivrà quasi sempre, eccetto brevi soggiorni a Parigi, Treviri e Colonia. Seguendo lo spirito domenicano il nuovo religioso riprende immediatamente i suoi studi: a Colonia presso San Tommaso d’Aquino e  Alberto Magno poi a Parigi nel convento di Saint-Jacques. Nel 1246 ritorna a Leuven dove esercita la funzione di sotto-priore e di lettore, poi di predicatore generale per una regione che copre parte della Germania, del Belgio e della Francia. Predicatore bilingue, percorre le Fiandre da est a ovest e anche la Francia per predicare contro gli Albigesi. Muore un 15 maggio senza dubbio verso il 1270-1272. A lui si devono varie agiografie di beghine (Béatrice de Nazareth, Christine de St Trond, Marguerite d’Ypres, le supplément à la Vie de Marie d’Oignies…). Ma la sua più celebre opera è Il libro delle api , un trattato di religione e di morale pratica nel quadro di un’allegoria sulle api. Vi si colgono elementi di antropologia, zoologia, botanica, mineralogia, astronomia, astrologia e metereologia.

 

Ritratti di beghine

Beghinaggio di Breda

Che siano celebri o non, in questo repertorio sono riprese tutte le beghine di cui ho trovato traccia. Rendiamo insieme omaggio a tutte queste tessitrice del movimento beghinale.

A volte i tratti della loro vocazione sono imprecisi o possono modificarsi col tempo, perché la vita stessa è mutevole e molteplici le modalità dei vissuti della scelta beghinale. Inoltre, elementi laici e religiosi si intrecciano in essa e le pressioni ecclesiastiche non sono assenti.

Ogni beghina menzionata nella lista dispone o disporrà prossimamente di una breve biografia. Per leggerla basta cliccare sul nome. Quando possibile, un link blu rinvia a una descrizione più ampia della loro vita. In caso di dubbio, ho scritto in rosso i tratti che ci autorizzano a includerle tra le beghine o vicine al movimento beghinale. Alcune biografie sono state preparate da altre persone che ringrazio per la loro generosa collaborazione. In questo caso, il loro nome è menzionato.

Sono ricordate sia le beghine tradizionali, sia quelle moderne, ma decedute, perché tutte appartengono alla stessa avventura. La lista sarà sempre incompleta perché la memoria è da costruire, tuttavia con quelle che già ci sono, siamo davvero in buona compagnia.

Eccole :

Agnès d’ANTHÉE (XIV) (vedi  Joan d’ANTHÉE )

Aleydis VAN KAMERIJK (de CAMBRAI ) (+1235 o 1236)

Alyt BAKE ( 1415-1455 )

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angelica BONFANTINI (+1244)

Angelina di MONTEGIOVE (1357-1435) (o di MARSCIANO)

Anna CORDEYS (Dienst e Lovanio, +1720)

Anna van SCHRIECK (Anversa, + 1688)

Béatrice de NAZARETH(+/-1200-1268)

BLOEMARDINNE(+ 1336)

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Cecilia FERRAZZI(1609 – 1684)

Chiara da MONTEFALCO(1268-1308)

Chiara da RIMINI(1282-1346)

Christina EBNER (1277-1356)

Christine COUCKE</a (XVe)

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Christine de STOMMELN (1242-1312) (de Stumbele ?)

Clusin ou Claesinne NIEUWLANTF (Gent, + 1611)

COLETTE (+/- 1381-1447)

Cornelia Catherina FRIJTERS (+1990)

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )

Cristina di MARKYATE(1096-1115)

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Douceline de DIGNE (+/-1214/15 et 1274)

Elisabetta d’UNGHERIA o di TURINGIA (1207-1231)

Elisabeth de SPALBEEK(1246–1304)

Elizabeth de BERG (XIIIe)

Eve de SAINT MARTIN (1190-1265)

Francesca ROMANA al secolo Ceccolella Bussi  (+1440)

Gertrude van HELFTA (+ 1302)

Gertrude van OOSTEN(+ 1358)

Gertrude RICKELDEY of ORTENBERG (+ 1335) and Heilke of STAUFENBERG (+ dopo il 1335)

HADEWIJCH (+1250 ca)

HEILBIG o HELWIG (XIV°)

Ida van LEEUW or GORSLEEUW (+ dopo il 1260)

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivette ou Jutta de HUY (1157-1228)

Jeanne d’ARC (1412-1431)

Joan d’ANTHÉE (XIVe)

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

Jutta de LOOZF (ou de Huy) (+ 1227)

KATELINE (XIVe)

Katherina VANDER HULST (XVe)

KATREI Sorella (XIV°)

Linke DOBBE (XVI°)

Lutgarde de TREVES (+1231)

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

Margherita di CORTONA (1247-1297)

Maria Bendetta di CARIGNANO e Maria Angela CANAL (XV° secolo)

Maria van HOUT (+1547)

Marie di GREZ(+1271)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie PETYT (1623-1677)

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella van HOECKE(1908-2008)

Marguerite d’ARLON (+1414)

Marguerite PORETE (+1310)

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

MATTEKEN(XVe)

Mechthild de MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Metza von WESTENHOVE (+ 1366)

Odile de LIÈGE (+1220)

Philippinne de PORCELLET (XIII°)

Rita da CASCIA (1381-1457)

Romana GUARNIERI (1913-2004)

Sofia del fu BARTOLO (XIII°)

SPARRONE (XIII°)

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIIIe)

Ysabiaus de WARLAING (XIVe)

Abbaye de Fontevraud
Particolare – Abbazia di Fontevraud

Agnès d’ANTHÉE (XIVe) (vedi Joan d’ANTHÉE)

Aleydis VAN KAMERIJK (de CAMBRAI ) (+1235 o 1236)
Si tratta forse di quell’amica di cui parla Hadewijch e che lei annovera nell’elenco dei 107 Perfetti (Lijst der volmaakten), in appendice alla Visione XIII. Già anziana, fu una delle prime beghine a essere mandata al rogo (nel 1235 o 1236) dall’inquisitore Robert Le Bougre, a Cambrai, a causa del suo “giusto amore” (“om hare gerechte minne”), con l’accusa di professare dottrine panteistiche e spiritualiste. La sua esecuzione commosse la gente dato che questa donna era da molti considerata una santa, anche tra le persone dell’alta società.

Alyt BAKE ( 1415-1455 )
Fu priora presso il convento Galilea delle canonichesse di Sant’Agostino a Gent. Alyt descrive « il cammino della croce » in quattro maniere che portano a una partecipazione alla sofferenza e all’identificazione con il Cristo

Angela da FOLIGNO (1248-1309)

Angela da Foligno
from http://lanuovabq.it/it/santangela-da-foligno-1-1

Di Angela in realtà sappiamo pochissimo. Era una donna vissuta a Foligno nella seconda metà del Duecento. L’unica fonte per ricostruire la sua vita è il Libro, decisamente uno dei testi più importanti della mistica cristiana, vero capolavoro letterario, da lei dettato in volgare al suo confessore, il frater scriptor, tradizionalmente -ma senza fondamento- indicato con frate Arnaldo, frate minore del locale convento, suo parente, il quale trascriveva in un latino semplice e di facile intendimento, dato che lei sapeva leggere, ma non scrivere.
Angela nasce intorno al 1248 a Foligno dove vive una normale vita di sposa e di madre, con uno stile di vita piuttosto mondano che in seguito sconfesserà radicalmente. Dopo la morte della madre, del marito e dei figli nel corso di pochi mesi, verso il 1285, vive una profonda conversione: in conformità con S. Francesco, vende le sue proprietà, ne distribuisce il ricavato ai poveri, si fa penitente volontaria e, nel 1291, aderisce al terz’Ordine francescano e vuole mantenere il suo statuto laicale. Le sue grandi penitenze e privazione (tra le quali viene citato anche un digiuno durato 12 anni) la conducono rapidamente alle vette del cammino spirituale e dell’esperienza di Dio ed in particolare della Trinità. Termine del cammino spirituale per Angela è la perdita della propria identità, del proprio nome, della propria volontà per nascondersi in Dio. L’identificazione della propria volontà con la volontà di Dio avviene attraverso la carità e la penitenza che sono appunto i due pilastri della spiritualità di Angela.
A Foligno, crocevia di strade e di spiritualità, erano nel frattempo sorti numerosi conventi e monasteri a indirizzo pauperistico. Tuttavia Angela evita di entrare in una comunità francescana regolarmente costituita e vive invece da reclusa nella sua casa che trasforma in un carceread poenitentiam peragendam“, insieme a una consorella, di nome Masazuola. Forse questo è uno degli elementi che permettono a Romana Guarnieri e a padre Massimo Vedova di considerarla una beghina in seguito passata, come spesso avveniva nell’Italia centrale, al terz’Ordine francescano.
Dopo il 1294, anno probabile della composizione del Memoriale, attorno ad Angela si costituisce un cenacolo di vita spirituale e di azione sociale che conosciamo attraverso le Istruzioni e le lettere. In esso si ritrovano i maggiori esponenti della corrente rigorista del movimento francescano. Angela, attorniata dai suoi discepoli, che benedice “di tutto cuore (…) presenti e  assenti“, muore a Foligno il 4 gennaio 1309, pregando con le parole di Cristo in croce (Instr., XXXVI, 66sg, 136sg).
Questa grande mistica, recentemente canonizzata da papa Francesco nel 2013, si distingue per la conoscenza intellettuale dell’essere divino e si accosta ad altre contemporanee della mistica nordica: Matilde di Magdeburgo, Matilde di Hackeborn, Gertrude di Helfta, Marguerite Porete.

Fonte : i lavori di don Mario Sensi, Domenico Sebastiani, Alessandra Bartolomei Romagnoli, Romana Guarnieri, padre Massimo Vedova.

Angelica BONFANTINI (+1244)

Intorno all’anno 1190, Angelica decide di lasciare la sua agiata famiglia (il padre Caicle di Bonfantino e la madre Bologna) e di ritirarsi come eremita su un terreno del Colle della Guardia datole dalla famiglia. Negli anni successici si forma una comunità e nel 1194, l’allora vescovo di Bologna, Gerardo Ghisla, su ordine di Celestino III, pone la prima pietra di quella che sarà la Chiesa di San Luca.
Possiamo parlare di Angelica come di una beghina ? A mio parere, si.
In « 101 donne che hanno fatto grande Bologna » (ed Newton Comptoir Editori, 2012), Serena Bersani dice “non è chiaro in quale ambito delle istituzioni religiose si sia collocata Angelica. Di certo non fece professione di voti a una determinata regola, ma era una donna che si era convertita alla vita religiosa, votata all’eremitaggio e in seguito alla costituzione di una forma comunitaria di tipo cenobitico. Pur non appartenendo a una struttura religiosa istituzionalizzata, ebbe sempre l’approvazione della sede apostolica e del vescovo di Bologna” (p.25) Si legge inoltre che ricevuti i terreni in dono dalla madre, Angelica decise due anni dopo di farne dono ai canonici di Santa Maria di Reno “riservandosene l’usufrutto a vita a patto che l’aiutassero a costruire la chiesa e il monastero che avrebbe poi ospitato gli stessi canonici”. L’atto fu formalizzato davanti al notaio il 30 luglio 1192. Presto però iniziarono le liti coi canonici e Angelica riuscì a farli partire grazie a una bolla papale. I possedimenti passarono sotto la giurisdizione della Santa Sede. Morto il padre, la madre comprò altri terreni sul colle e il suo esempio fu imitato da altri benefattori bolognesi. Alla morte dell’anziana Angelica  nel 1244, la chiesa e il monastero erano già ben consolidati e pronti a trasformarsi da comunità eremitica a comunità monastica.

Angelina da MONTEGIOVE (1357-1435) (o di MARSCIANO)
by Anna Clotilde FILANNINO

Anna Clotilde Filannino davanti al quadro
della Beata Angelina da Montegiove

La beata Angelina da Montegiove è una donna umbra, vissuta tra il sec. XIV e il XV, conosciuta come la fondatrice del Terz’Ordine francescano claustrale. In  realtà lei ha creduto nella possibilità di vivere una forma di consacrazione alternativa a quella monastica. Vi ha creduto  e ne ha ottenuto il riconoscimento ufficiale, consentendo non solo a se stessa e alle sue compagne  ma anche a molte  donne di uscire dall’illegalità, che era stata per decenni la condizione di tante e aprendo una strada ad altre che, per il numero chiuso degli ingressi nei monasteri femminili, non potevano incamminarsi per una via di consacrazione. Queste altre sono donne in gran parte umbre che vivevano un’analoga  esperienza a Foligno, in Assisi e a Todi, sostenendosi vicendevolmente. Nei decenni successivi, gruppi di donne di altre città  dell’Italia centrale – Firenze, Ascoli, Viterbo e più tardi Perugia e L’Aquila—si uniranno ad esse  e il loro rapporto diverrà più intenso fino a condurle alla decisione di dar vita nel 1428  ad una  Congregazione, la Congregazione di Foligno—di cui Angelina diviene ministra generale con l’autorità di visitare, esortare, trasferire le sorelle da una sororità all’altra. Siamo di fronte ad una realtà di donne che desiderano vivere intensamente la loro vita spirituale in modo analogo a quella che si riscontra nei beghinaggi dell’Europa fiamminga. La loro esperienza in Italia, dopo qualche decennio dall’approvazione, fu ripetutamente ostacolata  perché considerata in contrasto con il tentativo di riforma  portato avanti dai Francescani Osservanti della seconda generazione. Ci volle l’umile  tenacia  di Angelina e delle sue sorelle per non soccombere e tenere fede alla felice intuizione di cui erano  portatrici.

Béatrice de NAZARETH(+/-1200-1268)

Béatrice de Nazareth
Wikipedia

Nasce a Tinen (Tirlemont – Belgio) intorno all’anno 1200. Non c’è accordo sull’origine sociale dei suoi genitori, ma l’ipotesi proposta da Roger De Ganck, che ha maggiormente scritto su di lei, li include nella classe media. Beatrice è la più giovane di sei figli. Riceve la prima educazione dalla madre che purtroppo muore quando lei ha solo sette anni. Per questo il padre la conduce nella vicina città di Zoutleeuw (Léau) per vivere con un gruppo di beghine. Non sappiamo granché di questo periodo se non che fu un soggiorno molto ricco di affetto reciproco. È per questa “infanzia beghinale” che Beatrice, pur avendo optato per una scelta monastica, ha il suo posto in questa galleria biografica.
Rientrata a casa, manifesta come le altre tre sue sorelle il desidero di vivere una vita monastica e per questo viene portata, già all’età di 10 anni, nel monastero cistercense di Bloemendael (o Florival) come oblata. A 15 anni è novizia, benché in genere fossero richiesti i 18 anni. Nell’aprile 2016, pronuncia la sua professione monastica e trascorre tutta la sua vita in seno alla comunità cistercense divenendo nel 1237 badessa del monastero di Nazareth, fondato l’anno precedente dal padre, dove ella vi resterà fino alla sua morte, avvenuta il 29 agosto 1268.
Beatrice è intellettualmente brillante, dotata di senso artistico e di eccezionale memoria, applicata nello studio, conoscitrice del latino e familiarizzata coi trattati teologici (da Agostino ai suoi giorni). Subito dopo la sua professione monastica, è inviata nel convento della Ramée per impararvi l’arte della scrittura e della miniatura al fine di scrivere e illustrare i libri necessari alla sua chiesa. Ma è a Nazareth, alle porte di Lierre, nell’abbazia di Notre-Dame dove è stata inviata, che scrive la sua esperienza mistica nel “I sette modi di amare Dio” (« Seuen manieren van Heilige »), testo pubblicato nel 1926. In quest’opera redatta nel dialetto del Brabante, Beatrice riferisce la sua esperienza di Dio tracciando un percorso che riassume la forma più elevata di unione tra Dio e la creatura attraverso l’amore. I sette “modi”, come altrettanti gradini, costituiscono un cammino unitivo dell’anima, la quale, provando l’esperienza d’amore, comprende al tempo stesso che questa può realizzarsi per l’uomo unicamente se riconosce che proviene da Dio e a Lui si orienta.
Verso la fine del 1267, cade gravemente malata, al punto che il 29 agosto 1268 riceve l’estrema unzione e muore dopo la comunione. Viene sepolta a Nazareth. Probabilmente è la sua stessa comunità che affida la redazione della Vita Beatricis, pare, a Guillaume d’Afflighem nel 1297, benché sia riferita a un autore anonimo. Gode del titolo di beata e viene ricordata il 29 luglio.
Una breve storia di lei di trova anche in Lilia”, ad opera dallo stesso Henriquez che ha redatto la vita di Ida di Nivelles.
È a Beatrice che dobbiamo l’espressione agire senza perché, utilizzata da Mastro Eckhart e anche ripresa da Jacopone da Todi e da Santa Caterina da Genova: amare Dio senza perché.
Descritta da Gaspard de Crayer nel XVII° secolo come una giovane graziosa e sana, si era a tal punto “mortificata” da diventare un relitto dato che “si era data, soprattutto agli inizi della sua vita religiosa, delle penitenze straordinarie” (Paul De Jaegher S.J., Anthologie mystique, Desclée De Brouwer, Paris, 1933, p.43)
Per approfondire:“I sette modi di amare Dio. Via di Beatrice” (edizioni Paoline,2016), a cura di Franco Paris e Elena Tealdi

BLOEMARDINNE (+ 1336)

Statua di Bloemardinne sul municipio di Bruxelles

Lo storico Lemmens la include tra le grandi figure dello Spirito Libero e così scrive su di lei:”Bloemardine (Heilwege Blommaert) di Bruxelles (+1336). Probabilmente apparteneva alle classi superiori, possedeva diverse case, viveva, si pensa, vicino alla chiesa di Santa Gudula e sarebbe stata vicina di casa di Ruusbroeck. Prestava denaro a molti ecclesiastici, inclusi i canonici del Capitolo. Alcuni sacerdoti la consideravano “mulier religiosa”, ma non visse mai in un beghinaggio. Personalità oscura e confusa, appassionatamente eloquente, apparteneva alla corrente mistica del tredicesimo secolo, ma riprese più o meno le idee di Marguerite Porete. Anche lei pensava che l’uomo potesse raggiungere uno stato in cui sia il peccato sia lo sviluppo morale diventavano impossibili, e che in completa passività davanti a Dio, egli poteva soddisfare tutte le sue passioni, anche le più vergognose. Le fu attribuita un’abbondante letteratura in cui riecheggiavano le tendenze panteistiche dei Fratelli dello Spirito Libero. Lei stessa sembra aver creduto sinceramente nelle sue teorie e non si considerava eretica. Aveva potenti protettori nelle classi superiori di Bruxelles e nel ducato del Brabante; molti seguaci la veneravano e tra questi la moglie del duca di Brabante Giovanni III, Maria di Evreux a cui lasciò come reliquia, dopo la sua morte, il sedile d’argento su cui sedeva per scrivere e insegnare. Le si attribuisce la fondazione dell’Ospedale della Trinità a Bruxelles, che il Capitolo di St. Gudula rifiutò di riconoscere per cinque anni”. (P.112-113)

Alcuni autori, come il qui citato Lemmens, la identificano, ma altri no, in Heilwige Bloemard, figlia di  un assessore e pia beghina di Bruxelles, che aveva fondato un ospizio nel quale lei stessa si occupava degli ammalati.
L’influenza di Bloemardine fu considerevole. Molti dei suoi seguaci le attribuivano miracoli. In riconoscimento, gli offrirono un sedile d’argento, come nella visione di Isaia (Isaia VI, I ss).  Questa sedia da cerimonia è stata a lungo conservata nel tesoro della Corte di Bruxelles
In Le Monde des religions di luglio-agosto 2017, Audrey Fella scrive che si prodigava per i diseredati e che aveva fondato una casa per anziani, da cui la sua grande reputazione tra la popolazione di Bruxelles. Di storicamente certo c’è l’accusa a lei rivolta da Henri Pomerius, biografo di Ruusbroeck, che riferisce che ella aveva scritto “sullo spirito della libertà e su un certo amore empio e voluttuoso che lei chiamava serafico“. La tassò come “donna perversa … venerata da una moltitudine di discepoli che seguivano le sue opinioni, era seduta su una sedia d’argento, insegnando e scrivendo“. Inoltre era stata fortemente contrastata da Ruusbroeck (1293-1381), nel suo libro Il regno degli amanti di Dio. Egli era il suo avversario più virulento. Fece bruciare gli scritti di Bloemardine, pare con grande dispiacere degli abitanti di Bruxelles. Ma queste controverse non sono accertate dato che nessuno suo scritto ci è pervenuto. Alla sua morte il sedile d’argento fu dato alla duchessa del Brabante, Maria d’ Evreux e l‘ospizio fu ripreso  nel 1371 dal Capitolo di St. Gudula, per il quale la sua fondatrice era “degna di lode e dedicata a Cristo” (p. 33)

Un’effigie di Bloemardine è nel deambulatorio della chiesa di St. Gudula, questa volta sotto forma di una piccola testa – simboleggiante l’eresia – schiacciata dal tallone furente di Jan Ruusbroeck. Intorno al 1900, l’amministrazione comunale di Bruxelles si impegnò a decorare  la facciata principale e quelle laterali. Un esercito di statue vi trovarono posto. Tra queste, la statua di Bloemardine, che si trova in rue de la Tête d’Or, al 2 ° piano, a destra della finestra centrale. Sulla base ci sono due angeli che portano il sedile d’argento. Nel 1975, delle femministe di Bruxelles del movimento “porta aperta” hanno celebrato il 640° anniversario della morte di Bloemardine ponendo dei fiori ai piedi del muro del Municipio e apponendo uno striscione in suo omaggio, dichiarandola la prima femminista Bruxelles“. (Ghislaine Verlacht, À la recherche des dames de jadis…au coeur de Bruxelles, groupe Changeons les livres )

Caterina da BOLOGNA (1413-1463)

Caterina da Bologna ICONE SACRE MIRABILE – WordPress.com

Fin da piccola viene educata a Bologna dalla madre e da parenti, per via delle molte assenze del padre, un importante giurista di Ferrara, il quale vuole che impari anche il latino.
Nel 1424, all’età di 11 anni, Caterina entra alla corte estense come damigella di compagnia di Margherita d’Este, figlia naturale di Niccolò III. Riceve l’educazione propria del tempo: studia musica, pittura, danza, impara a comporre poemi e diventa esperta nell’arte della miniatura e della copiatura. Nel 1427 lascia la corte estense e si unisce a un gruppo di giovani di famiglie gentilizie che facevano vita in comune, intenzionate inizialmente a seguire la spiritualità agostiniana. Nel 1432 professa con le compagne la regola di Santa Chiara, approvata da papa Innocenzo IV, e dà inizio alla vita claustrale francescana nel monastero del Corpus Domini (wikipedia)
« A 13 anni entra a far parte della comunità femminile del Corpus Domini di Ferrara proprio nel periodo in cui il vescovo cercava di imporre una normalizzazione facendo accettare la regola agostiniana. Qualche tempo dopo l’arrivo di Caterina, invece, la comunità optò per la regola delle Clarisse. […] Nel 1456 i superiori dell’ordine decisero di aprire a Bologna una comunità analoga a quella ferrarese, e, a Caterina, fu affidato il compito di fondarla e dirigerla […] A Bologna, Caterina riprese l’antica abitudine di rallegrare le consorelle con versi di intensa passione religiosa, composti e cantati per loro, ispirandosi alla produzione poetica dell’amor cortese…A lei dobbiamo una delle più dolci e struggenti celebrazioni del matrimonio mistico. Caterina ha narrato in uno scritto, Le sette armi spirituali, consegnato al suo confessore poco prima di morire, la sua intensa esperienza mistica”. (Lucetta Scaraffia, Spose di Dio, in Ruha, il femminile di Dio, Piccola biblioteca mille lire p.25-26)
Caterina e la sua iniziale comunità « di giovani che facevano vita comune » , come molte altre iniziative femminili che volevano scegliere una via religiosa laica, furono in seguito obbligate ad adottare una regola ufficiale e spesso la clausura. Il testo di Lucetta Scaraffia lascia intravvedere questo dissidio che portò alla trasformazione del movimento beghinale in Italia.

Cecilia FERRAZZI (1609 – 1684)

Cecilia Ferrazzzi , https://www.press.uchicago.edu/ucp/books/book/chicago/A/bo3619422.html

È stata una mistica, promotrice di attività assistenziali, condannata dall’Inquisizione per finzione di santità.

Nata a Venezia, figlia di un artigiano benestante, manifesta precocemente segni di inclinazioni religiose. Dopo la nascita di una nuova figlia femmina nel 1623, i suoi genitori acconsentono alla sua volontà di entrare in convento, ma la morte di questi ultimi durante la grande peste del 1630 fa fallire il progetto. Cecilia vive allora per alcuni anni in casa di protettori laici, continuando a manifestare i segni della sua vocazione, accompagnati da estasi e visioni. Il suo confessore, il padre carmelitano Bonaventura Pinzoni, si convince che la donna sia destinata a un futuro di santità, mentre il vicario patriarcale Giorgio Polacco era piuttosto dell’opinione che fosse posseduta dal demonio. Infine Cecilia trova ospitalità presso la casa carmelitana di Santa Teresa (fondata da sua sorella Maria). Negli anni quaranta comincia a dedicarsi a dare accoglienza a giovani donne in situazioni difficili, perlopiù ragazze abbandonate e orfane (“putte pericolanti“). La nuova attività ha particolare successo e trova protettori e finanziatori in autorevoli membri del patriziato: nel 1658 il patrizio Francesco Vendramin acquista per l’istituto della Ferrazzi un palazzo a Sant’Antonio di Castello e la nuova casa arriva ad ospitare fino a trecento ragazze.
Verso la fine del 1663, tuttavia, Cecilia è denunciata e nel giugno 1664 arrestata per ordine dell’inquisitore Agapito Ugoni. Sottoposta a processo per finzione di santità, è condannata il 1° settembre 1665 a sette anni di carcere. Nel 1667 la pena è commutata nella residenza forzata a Padova, garante il cardinale Gregorio Barbarigo, e nel gennaio 1669 Cecilia riottiene la piena libertà, anche e soprattutto grazie alle pressioni dei suoi protettori e ad un intervento del doge di Venezia Domenico Contarini sulla Congregazione del Sant’Uffizio. Visse in relativa tranquillità gli ultimi anni della sua vita, morendo a Venezia il 17 gennaio 1684.
Dopo il suo arresto la casa da lei fondata fu affidata alle Cappuccine e sopravvive ancora oggi come ente laico (Istituto professionale femminile “Vendramin Corner”)”.
Fonte: http://www.ereticopedia.org/cecilia-ferrazzi et wikipedia

Chiara da MONTEFALCO (1268-1308)

Chiara nasce da Damiano e Iacopa a Montefalco, una piccola cittadina umbra che domina la valle di Spoleto. Chiara aveva una sorella e un fratello maggiori, Giovanna e Francesco. Giovanna fondò, con l’aiuto economico del padre, il reclusorio di San Leonardo, di cui diventò la prima rettrice; le donne lì si ritiravano vivendo in reclusione e pregando, ispirandosi alla regola (ancora non pienamente riconosciuta al tempo) di Francesco d’Assisi. La piccola Chiara resta segnata dall’esempio che la famiglia le propone e, all’età di sei anni, entra nel reclusorio di Giovanna, dove trascorre i successivi sette anni. Cresciuta la comunità, Giovanna e le donne del reclusorio si trasferiscono sul colle di Santa Caterina del Bottaccio in un edificio ancora incompleto. Ma il nuovo insediamento, che sottintendeva la costruzione di un vero e proprio monastero, non viene accolto pacificamente in città. Affiancandosi ad altri tre conventi più antichi, uno francescano, un secondo agostiniano e un altro benedettino, il reclusorio di Giovanna viene ritenuto dannoso per Montefalco, perché andava ad aggiungersi alle altre comunità che già vivevano di elemosina, e quindi si tentò di convincere le donne a desistere dai loro progetti. Nel 1290 Giovanna chiede al vescovo di Spoleto di facilitare l’istituzionalizzazione della comunità, in cui verrà introdotta la regola di sant’Agostino, la quale, a differenza di quella francescana, era pienamente riconosciuta. Con il nuovo monastero della Santa Croce e di Santa Caterina d’Alessandria  (riconosciuta come patrona delle beghine) vengono a fondersi i due momenti della storia di queste religiose: quello della vocazione eremitica, rappresentato dall’esperienza del reclusorio, con l’altro della regola monastica; Giovanna ne diventa badessa, rimanendo l’insediamento sotto la diretta giurisdizione del vescovo. Chiara cresce seguendo le sorti di questo luogo; soltanto in occasione della grande carestia del 1283, insieme a un’altra compagna, esce dal reclusorio per la questua, ma dopo otto volte le viene impedito di continuare; da questo momento, fino alla morte, rimane isolata in clausura.
fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Chiara_da_Montefalco
Secondo Romana Guarnieri, inizio con slancio pauperistico, mendicando “un pane per l’amor di Dio”, ma fu presto ricondotta a miglior consiglio, in attesa di essere claustrata del tutto (Ruah,p.39)

Chiara da RIMINI (1282-1346)

Francesco da Rimini, Visione della beata Chiara, 1340, http://www.nationalgalleryimages.co.uk/

Apparteneva ad una famiglia molto agiata di Rimini, ma fu privata in tenera età della madre e, successivamente, del marito. Ben presto cadde in preda ai pericoli a cui la sua giovinezza e la bellezza la esponevano e cominciò a condurre una vita di dissipazione. Il padre e il fratello morirono lo stesso giorno mentre erano in guerra contro i Malatesta, così che tutte le ricchezze della famiglia Agolanti si accentrarono nelle mani della giovane vedova.
A 34 anni avvenne un fatto insolito: mentre stava assistendo alla Messa nella chiesa dei Frati Francescani, le parve di udire una voce misteriosa che le ordinò di dire un “Padre Nostro” e una “Ave Maria”, almeno una volta con fervore e attenzione. Chiara obbedì al comando, non sapendo da dove proveniva, e poi cominciò a riflettere sulla sua vita. Prese la decisione di entrare nel Terzo Ordine di San Francesco, allo scopo di espiare i suoi peccati con una vita di penitenza. Ben presto divenne un modello di ogni virtù, ma soprattutto di carità verso i poveri e gli afflitti. Quando le clarisse furono costrette a lasciare la città a causa della guerra, fu grazie agli sforzi di Chiara che furono in grado di ottenere un convento e mezzi di sostentamento a Rimini.Più tardi, Chiara entrò nell’ordine delle Clarisse, insieme a diverse altre donne pie; ottenne la benedizione del vescovo di Rimini Guido Abasio e divenne superiora del convento di Nostra Signora degli Angeli di Rimini. Avrebbe operato numerosi miracoli e verso la fine della sua vita il Signore le avrebbe fatto dono di elevatissime grazie spirituali.(Fonte : wikipedia)
Ancora una volta troviamo in Chiara una figura femminile la cui collocazione potrebbe essere quella di una beghina, per lo meno prima della sua professione monastica

Christina EBNER (1277-1356)

https://alchetron.com/Christina-Ebner#demo

Christina Ebner non è annoverata tra le beghine. Riportiamo tuttavia la sua biografia per mostrare i passaggi tra il mondo beghinale e quello monastico.

Nasce nella città imperiale di Norimberga, figlia del patrizio Seyfried Ebner e di sua moglie, Elizabeth Kuhdorf. Nel 1289, all’età di dodici anni, entra nel monastero di San Giovanni Battista a Engelthal, una comunità di monache del secondo ordine domenicano fuori dalla città, nel Burgraviato di Norimberga. Fondato come un beghinaggio circa cinquanta anni prima, nei successivi cento anni questo monastero doveva diventare un centro molto rinomato di spiritualità e apprendimento. Secondo alcuni, potrebbe essere stato il primo centro della vita mistica all’inizio del XIV secolo in Germania, se non in tutta Europa.
Meno di un anno dopo la sua ammissione, Christina si ammala gravemente. Questa afflizione riapparirà fino a tre volte l’anno per il prossimo decennio. Inoltre soffriva spesso di varie altre malattie. Aveva comportamenti ascetici spinti, ad es. flagellazioni con aculei di riccio. In quel periodo, iniziò ad avere frequenti visioni, che il suo confessore, Fra Corrado di Füssen, la incoraggiò a scrivere. Così nel 1317 inizia  il suo primo libro, Leben und Offenbarungen (Vita e rivelazioni). Continuò a lavorarci almeno fino al 1324. Nel 1338, inizia una corrispondenza con il prete secolare Enrico di Nördlingen, un propagatore entusiasta di spiritualità mistica e letteratura. Grazie a lui, avvia una corrispondenza con la Beata Margareta Ebner, anche lei una religiosa domenicana attivamente coinvolta nel movimento spirituale del periodo; nonostante lo stesso nome di famiglia “Ebner”, Margareta non era parente di Christina
Intorno al 1340, Christina inizia a compilare il libro delle sorelle (Schwesternbuch), un registro delle visioni mistiche e delle esperienze di vita delle altre suore nel suo monastero, chiamato Von der genaden uberlast (Del peso della grazia). Tra il 1344 e il 1352, scrive un secondo libro di Revelazioni  (Offenbarungen). In esso, si occupa di eventi storici e politici del tempo come le rivolte di Norimberga nel 1348; il terremoto dello stesso anno; lo scoppio della peste nera; la processione dei Flagellanti del 1349; e la lunga lite tra il Sacro Romano Impero Luigi IV e la Santa Sede. Christina non si limita al ruolo di spettatrice. Si interessa profondamente agli eventi, sviluppa le proprie opinioni su di loro e cerca anche attivamente di influenzarne il corso. A quel tempo, la sua reputazione si era diffusa ampiamente attraverso il Nord Europa. Nel 1350, lo stesso imperatore Carlo IV venne a farle visita nel monastero, cercando la sua guida e le sue preghiere.
Nel 1351 è finalmente visitata per la prima volta dal suo confidente di lunga data, Henry of Nördlingen, che trascorse tre settimane in visita al monastero. In quell’occasione le consegna una copia del lavoro mistico di Matilde di Magdeburgo Das fließende Licht der Gottheit (La luce fluente della divinità), che si trova riflesso nelle sue opere successive e in quelle delle altre monache della comunità. Christina muore nel suo monastero a Engelthal il 27 dicembre 1356, nel suo 67 ° anno di vita monastica. John Taulerio, discepolo di Eckhart, è stato suo grande amico.
Fonte: wikipedia

Christine COUCKE (XVe)
Poco dopo il 1471, questa beghina di Sta Elisabeth a Kortrijck lascia in eredità la sua casa alla figlia di suo nipote Jaenkin’t Kint Joos che aveva allora 11 anni e viveva probabilmente insieme a lei, se faceva la promessa di diventare beghina all’età di 24 anni (probabilmente età minima per l’ammissione).
Source : Walter Simons

Christine de SINT-TRUIDEN (+/- 1160-1224)

Foto : Wikipedia,  Christina Mirabiis,  Fasti Mariani Calendario dei Santi, 1630 – 24 luglio

Il domenicano Tommaso di Cantimpré ha scritto la vita di questo “extatica” o “admirabilis” nata nel 1150 o 1160 a Sint-Truiden e morta nel 1224. Avviata dalla famiglia per diventare una pastora o una mandriana, Christina conosce le sue prime esperienze mistiche mentre è al pascolo. Gesù era costantemente vicino a lei. Il suo comportamento e le sue capacità, al di là della comprensione umana, suscitano ripugnanza e ammirazione. Non è mai stata un essere “socialmente accettabile”.
Dopo una malattia, da cui miracolosamente guarisce, inizia una vita di predicazione itinerante nella diocesi di Liegi, ma in modo discreto, perché era convinta che la predicazione fosse responsabilità solo di preti. Vive per 9 anni a Borgloon con l’anacoreta Jutta. Sappiamo che nel 1259 a Borgloon, vicino all’ospedale di Gratem, appena fuori le mura di cinta, c’era una presenza beghinale nel servizio ospedaliero (Simon, p.42). Di solito Christina elemosina porta a porta non per se stessa, ma per suffragare i peccati di coloro che le danno da mangiare. Se mangiava del cibo che era stato procurato illegalmente, si ammalava. Il suo corpo a cui aveva inflitto le peggiori prove, verso la fine della sua vita gli era totalmente sottomesso. La sua esperienza assomiglia a quella di un fachiro (resistenza al fuoco, acqua bollente, freddo, peso schiacciante), ma anche allo sciamanesimo per la sua capacità di trasformazione del corpo (uccello, palla, serpente-donna) e di auto-guarigione nei momenti di maggior difficoltà (latte del suo seno, olio prodotto dal corpo …). Aveva a cuore le anime dannate. Avendo visitato durante una morte apparente l’inferno e il purgatorio, aveva fatto della salvezza di queste anime il significato della sua espiazione. La si trova sul patibolo dell’impiccato e tra le tombe dei cimiteri. Secondo le sue giubilazioni o le sue forti grida di angoscia, gli abitanti possono conoscere la destinazione soprannaturale della persona morente. Durante le sue estasi, un suono che saliva dalla sua gola e dal suo petto procura brividi ai suoi ascoltatori. Durante la sua prima sepoltura, si alza e  vola verso il soffitto della chiesa. La paura fa fuggire tutti i presenti. Torna al suo corpo dopo aver scelto, come un bodhisattva buddista, di non lasciare la terra per espiare in favore delle anime del purgatorio e così salvarle. Più tardi, con il suo corpo etereo, vive tra gli alberi. Muore nel 1224 e è sepolta nel monastero benedettino dove era stata malata per tre settimane. Attualmente i suoi resti si trovano nel santuario dei Redentoristi di Stennaert.
L’orientalista Louis Massignon (1883-1962) fu molto colpito da questa donna, il cui culto è stato approvato da Pio IX nel 1857. Su invito del Padre Van Straeten, rettore dei redentoristi che conservano le reliquie della santa nel santuario di Steenart, Louis Massignon prepara, in occasione del 7 ° centenario della morte di Christina, una conferenza che si terrà il 24 luglio (data anniversario della morte) 1924. Il testo viene poi pubblicato in La cité chrétienne e in un volume nel 1950. La figura di Christina colpisce Massignon a vari livelli, personale e spirituale. Nel Gedenkboek, pubblicato nel 1950, leggiamo: ” Il professore M.Massignon del Collegio di Francia, che nel 1924, al 7 ° centenario della morte di Santa Cristina aveva chiesto di poter glorificare la  santa riconoscendole la grazia della sua conversione che attribuisce alla nostra Vergine di Santa Truiden “(p.350)

Giacomo da Vitry nel prologo alla vita di Maria (datato, secondo Greven, del 1215) si rivolge al suo amico vescovo Folco di Tolosa e parla, senza nominarla, della “resurrezione” di Christina e delle sue esperienze del Purgatorio sulla terra ” e, per lungo tempo è stata afflitta da Dio con straordinaria punizione … .lei stava guidando quando l’ho vista, scrive Jacques, anime  fino alla soglia del Purgatorio, facendole anche attraversare, e portandole, senza danno, fino al regno supremo “. Questa testimonianza di Jacques de Vitry è stata ripresa dal Cantimpré, che raccoglie anche- tra il 1239 e il 1249 – altre storie di quanti l’hanno conosciuta: il conte Louis de Looze, Jutta di Loon, la sua amica eremita, e Thomas di St Truiden , ex rettore della chiesa di Santa Maria e poi 29° abate del convento benedettino di San Trond. Ma il suo scritto offre una visione piuttosto caricaturale e desiderosa di inutili esagerazioni, benché resti l’unica fonte dopo il XIV secolo. Nei secoli questo testo è stato rivisitato e commentato.

Per tornare a Massignon, ciò che lo ha colpito, proprio come Giacomo di Vitry, è il ruolo riparatore di Christina, questa percezione che noi siamo in parte responsabili degli errori degli altri e che ci si addice espiarli. È la sostituzione mistica, prova universale e trionfante del sacrificio di Gesù: Christina si arrampica sulla forca per pregare e soffrire accanto a criminali già strangolati, desiderosa di strappare la loro anima alla dannazione associandosi alla loro tortura fisica. Questa vocazione di vittima, di cui ella fu il primo caso completo ed esclusivo nel cristianesimo occidentale, si incontra sempre più frequentemente dal XIII secolo per controbilanciare, senza dubbio, il crescente peso delle iniquità commesse.
Massignon incontra la figura di Christina all’età di 20 anni, quando vede una stampa in rilievo, eseguita nel 1902 su suggerimento di Huysmans. “Si vede Christina, mani giunte, pregando, in estasi, appollaiata come un uccello sul più alto palo di una forca, mentre i suppliziati per i quali ha interceduto, pendono i loro cadaveri attorcigliati ai pali della forca, più in basso, sotto un sole nebbioso. Antitesi di innocenza e crimine, confronto tra disperazione e preghiera, invito imperativo a una meditazione sulla morte “(p.363). Questa stampa è davanti ai suoi occhi ogni giorno ….. mentre con un intervento inaspettato Dio mi ha fatto di nuovo cristiano. Gesù è lì, vigile mentre l’immagine di questa santa Christina ci grida che nulla è impossibile nell’amore, che la preghiera può osare tutto, che lei porterà le nostre anime fino a Dio, per sempre, fuori dalla prigione dei nostri peccati, dalle tombe delle nostre buone risoluzioni defunte, i nostri sentimenti paralizzati, le nostre promesse tradite “(Massignon Louis, Ecrits mémorables, Volume I, Laffont, Paris, 2009, p 364)
Christina, sebbene presentata vestita con la tunica bianca cistercense, non è stata affiliata a nessun Ordine e il suo legame con il Monastero di Santa Caterina di Sain-Trond sembra essere stato un’ospitalità temporanea. Tra le sue sorprendenti manifestazioni c’erano estasi ascetiche, danze e canti estatici di giubilo che salivano dal suo petto.

Christine de STOMMELN (1242-1312)

Monumento a Christina di Stommeln www.santiebeati.it

Cristina nasce nel 1242 a Stommeln (Colonia). Il padre era un prospero agricoltore che si preoccupò che la figlia ricevesse un’educazione; sebbene Cristina non sapesse scrivere, riusciva tuttavia a leggere il salterio. Nel breve racconto della sua gioventù, scritto dal suo parroco, Johannes, sotto sua dettatura, Cristina afferma che la Vergine Maria in persona all’età di nove anni le apparve e le insegnò la sequenza allo Spirito Santo. Inoltre, nel 1247, all’età di 5 anni ebbe una visione di Gesù bambino.
A 12 (o 13) anni sfugge a un matrimonio combinato dal padre e, volendo partecipare ad una vita più religiosa, entra a far parte del beghinaggio di Colonia. A 15 anni riceve le stimmate a mani e piedi e i segni della corona di spine sul capo. Fu tentata più volte dal demonio, fin sull’orlo del suicidio. Per esempio, Cristina perdeva continuamente sangue dalla bocca e dalle narici, il demonio la flagellava con fruste di spine, le inondò il letto di 4000 pulci, la costrinse al mutismo per 15 giorni, e per altri 14 la privò del sonno coprendola di pustole ogni volta che tentava d’addormentarsi, la picchiava con martelli roventi, la umiliava coprendola di escrementi materializzati dal nulla. I segni esteriori di tali esperienze fecero credere alle sue consorelle che fosse pazza e perciò qualche anno dopo l’allontanarono. Christina dovette lasciare la comunità, che tanto la soddisfaceva, per una malattia che l’aveva colpita, ma soprattutto perché incompresa dalle altre che non capivano la sua eccentricità.
Il 20 dicembre 1267 conobbe un giovane frate domenicano svedese (anche un fratello di Cristina era entrato nell’ordine), studente a Colonia, Pietro di Dacia († 1289), con il quale entrò in una sintonia spirituale a prevalenza epistolare; egli stesso scrisse la ‘Vita’ (vita Christinae Stumbelensis) della beata fino al 1286. Pietro, allievo di Alberto Magno, divenne poi la sua guida con un intenso amore spirituale che Ernest Renan non esitò a definire “idilio mistico “.
Christina ebbe estasi ed apparizioni. Nel 1269 ricevé le stimmate sulle mani e sui piedi, le quali divenivano visibili in certi periodi dell’anno. Fu provata per tutta la vita da molte sofferenze, che sopportava guardando sempre al valore della Croce. Nell’anno della morte di Pietro gli assalti del demonio cessarono e Cristina, sempre indossando l’abito delle beghine, visse in pace fino al 1312, anno della sua morte avvenuta a Stommeln. Riconosciuta beata, il suo culto fu approvato dal San Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, papa dal 1903 al 1914) ed è ricordata il 6 novembre (giorno della morte) nel martirologio romano, in Lotaringia. Nel 1342 le sue reliquie furono trasferite a Nideggen e  dal 1568 riposano nella chiesa di Jülich.
Fonti : Antonio Borrelli , in http://www.santiebeati.it/dettaglio/91331
Il sito www.cristianita.it
Pierre de Dacie, L’Amour et la Dilection. La Vie de Christine de Stommeln suivie de Lettres de Pierre et de Christine, William Blake and Co., 2005 (traduction Vincent Fournier, postface Marie-Fançoise Notz)

Clusin ou Claesinne NIEUWLANT (Gent, + 1611)
Beghina del sedicesimo secolo, insiste sui pericoli dell’autodistruzione che lo slancio dello spirito può indurre. “Per andare all’Assoluto, l’essere umano deve essere deviato dal suo spirito e portato verso il suo non-essere »

Colette BOYLET (+/- 1381-1447)
Vissuta a Gent fra il 1381 e il 1447, presenta molti tratti simili a santa Rita da Cascia : la sua nascita è di tipo miracoloso, come quella di Rita (parto tardivo, preannunciato in sogno); durante la sua vita incontra tutti i santi a lei contemporanei e dopo la morte procaccia miracoli, soprattutto aiuta le partorienti per mezzo dei “grani” miracolosi o del suo mantello.
(Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili. Rita da Cascia tra devozione e arte contemporanea”, Vita e pensiero, 2014, Milano, p.93)
All’età di 18 anni inizia il suo percorso tra le beghine e poi tra le terziarie francescane. Nel 1406 diviene clarissa: si sente chiamata a una riforma della congregazione di santa Chiara e per questo riceve il mandato da Benedetto XIII, che le impone il velo a Nizza. La sua opera, non priva di ostacoli, portò alla nascita di 17 monasteri. Muore nel 1447 a Gand.
(Matteo Liut, https://www.avvenire.it/ du 6 mars 2019)

Cornelia Catherina FRIJTERS (+1990)
Ultima beghina olandese, muore nel 1990 a Breda.

Criste TSFLPGHELEERE (XVe )
Nel 1471 questa beghina del beghinaggio di St Alexis a Dendermonde lascia metà della sua casa nel beghinaggio a ognuna delle figlie di suo fratello che avesse espresso il desiderio di diventare beghina prima dei suoi 15 annni.
Source : Walter Simons 

Cristina di MARKYATE (1096-1115)

Copertina: https://www.kobo.com/es/it/ebook/christina-of-markyate-1

Ad un manoscritto del XIV secolo, custodito alla British Library di Londra, si deve quanto oggi sappiamo di una delle figure più affascinanti, e meno note, della mistica medievale: Cristina di Markyate, anacoreta laica e in seguito monaca. Unico caso documentato di mistica femminile anteriore a Giuliana di Norwich e Margherita Kempe. La Vita di Cristina di Markyate, questo è il titolo dell’opera attribuibile indirettamente a Cristina, è un testo anonimo e incompleto, originariamente redatto nel secolo XII da un monaco del monastero benedettino di St Albans a lei molto vicino. La vicenda biografica di Cristina si svolge in uno dei momenti più difficili della storia medievale inglese, la transizione epocale che segue alla battaglia di Hastings del 1066, in cui i normanni avevano duramente sconfitto gli anglosassoni.
Nata nei dintorni di Londra da una ricca famiglia di mercanti di origine anglosassone, Cristina è una donna forte e determinata, che sceglie di consacrarsi a Cristo fin da giovanissima, pronunciando in segreto un voto di castità. Scampata a un tentativo di abuso da parte del potente vescovo di Durham Ranulfo Flambard (braccio destro di re Guglielmo il Rosso), Cristina attira su di sé la vendetta del vescovo che non ne accetta il rifiuto e che riuscirà infine a strapparle il consenso maritale. Al tragico epilogo, però, segue la fuga dalla casa paterna e dal mondo: intorno al 1118, infatti, grazie all’aiuto del suo maestro, il canonico di Huntingdon, Sueno, Cristina abbraccia la vita anacoretica e viene segretamente condotta alla cella di Alfwena di Flamstead. Qui trova riparo per due anni, poi viene trasferita in un eremo che godeva della protezione dell’abbazia di St Albans, un luogo in cui sarebbe rimasta molto a lungo: la cella dell’eremita Ruggero a Markyate. Gli anni trascorsi a Flamstead e a Markyate sono gli anni durissimi della reclusione: il minimo sospetto della sua presenza in quei luoghi avrebbe attirato i suoi persecutori che non si erano arresi alla sua fuga.
L’esperienza anacoretica segna anche la crescita spirituale e intellettuale di Cristina, che è un’illitterata: non è in grado di scrivere, ma legge il latino. In questi anni si incrementano le sue visioni spirituali ed estatiche in cui l’esperienza del divino avviene principalmente attraverso la mediazione della Vergine Maria e del Cristo. A Markyate, intorno al 1122, riceve una rassicurante visione Cristo trascritta nella Vita (Vita, c. 39, trad. di F. P. Ammirata).
Di lì a poco Cristina viene sciolta dal vincolo matrimoniale e, con il sopraggiungere della morte di alcuni tra i suoi più efferati persecutori e della rassegnazione dei genitori, è finalmente libera di vivere come “sposa di Cristo”. Alla morte dell’eremita Ruggero, Cristina, che frattanto ha rifiutato le proposte, giunte d’oltremare, di conduzione delle comunità femminili di Fontevrault e Marcigny, sceglie caparbiamente di farsi carico dell’eremo di Markyate. Intorno al 1130, entra in contatto con il suo terzo maestro, l’abate Goffredo di St Albans, uomo potente e sensibile alla religiosità femminile, che aveva già promosso la fondazione del convento di Sopwell per le « sanctae mulieres” dell’eremitaggio del bosco di Eywoda. All’abate Goffredo si deve la fondazione del convento di Markyate affinché Cristina, dopo la professione monastica a St Albans, possa “guidare e istruire” le sue discepole. La narrazione della Vita s’interrompe misteriosamente intorno al 1140, qualche anno prima dell’erezione del convento di Markyate. Grazie ad alcune fonti si ha notizia di due ulteriori fatti che ci permettono di stabilire che almeno fino al 1155 Cristina è ancora in vita. Dopo il 1155 non si hanno più notizie della priora visionaria, né di un suo culto.
Fonte : Iole Turco, http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/cristina-di-markyate/

Dorothée de MONTAU (1347-1394)

Dorothée de Montau, http://reflexionchretienne.e-monsite.com/medias/images

Sposa un uomo ricco, pio, ma di cattivo carattere, con il quale avrà nove figli. Rimasta vedova, si trasferisce a Marienwerder  (Germania) e lì sarà guidata fino alla fine della sua vita, dal famoso Giovanni di Marienwerder, suo direttore spirituale e più tardi suo biografo. Egli riunirà le sue comunicazioni spirituali in tre Vita in latino e una in tedesco, Leben. Di lei abbiamo anche un’opera in latino, Septilium, che mostra le sette grazie ricevute e i 36 gradi d’amore, riassumibili in tre livelli progressivi  amore: ferventer ardens, magnificus, excellenter magnificus, espressi da tre aggettivi: forte, stabile, insormontabile. E ancora il Liber de festis, una raccolta delle sue visioni, secondo i periodi liturgici. Questo lavoro è in parte inedito.
Uno studio dottrinale approfondito delle opere e della vita di Dorothée sarebbe auspicabile e soprattutto sulle sue esperienze mistiche (stimmate invisibili, rinnovamento del cuore, estasi,  visioni), per farla conoscere al di là del mondo germanico, dove è venerata  come patrona della Prussia.
Fonte: BLASUCCI A., CALATI B., GREGOIRE R., La spiritualità del medievo, volume 4 della Storia della spiritualità, Borla, p.483-484

Douceline de DIGNE (+/-1214/15 et 1274)

Copertina del libro di Kathleen Garay and Madeleine Jeay

Originaria del Sud della Francia, nasce a Digne da una pia famiglia borghese, poi cresce a Barjois. Prende la decisione di diventare beghina, tornando da un soggiorno al convento delle Clarisse Digne.
Intorno al 1240, Douceline de Digne, sorella del francescano Hugues de Digne, fonda due beghinaggi in Provenza che si prodigano in opere caritatevoli. Sono conosciuti collettivamente come” la casa di Roubaud”. Per Douceline, il ruolo di una fondatrice e madre spirituale di donne religiose laiche comprendeva un impegno per gli ideali di carità attiva e povertà assoluta. Due diverse interpretazioni sono state espresse a suo riguardo. In primo luogo, dalla vita di Douceline, possiamo sostenere che le sue espressioni di carità evangelica e povertà assoluta erano un riflesso ortodosso di un insieme di ideali spirituali francescani, beghinali e mistici. Diversamente, c’è chi, come Aviad Kleinberg, mette in discussione Douceline come agente cosciente nella creazione e manipolazione della propria santità. La tesi di Kenn Lynn Morris tuttavia dimostra che lo sviluppo della santità ortodossa di Douceline era basato su un impegno cooperativo da parte della comunità per creare uno stile di vita che incarnava la carità attiva
Fonti: www.wikipedia.com ; www.medievalist.net
Kelly Lynn Morris,The vita of Douceline de Digne : (1214-1274): Beguine spirituality and orthodoxy in thirteenth century Marseilles, University of Cagary (Canada), July 2001

Elisabetta di UNGHERIA o di TURINGIA  (1207-1231)

Elisabetta d’Ungheria
http://www.parrocchiadonbosco.it

Figlia del Re d’Ungheria Andrea II e di Gertrude di Merano, all’età di 14 anni diviene la consorte di  Ludovico IV di Turingia. Per non offendere il marito, si presentava in tenuta principesca, ma teneva il suo celeste sposo vicino a lei con la “penitenza” (cilicio) e lo serviva aiutando le vedove, i bambini, i malati, i prigionieri. Mamma a 15 anni, a 20 anni é già una vedova con tre figli. Dopo la morte del marito nel 1227 a causa della peste, rifiuta di risposarsi e si ritira successivamente in due castelli, ma alla fine sceglie una modesta dimora a Marburgo (Germania) dove, nel 1227, costruisce un ospedale che mantiene con le sue risorse – il che gli consumerà tutti i suoi averi – dove si dedica interamente alla cura dei poveri e dei lebbrosi. Accetta la povertà che ne segue e lavora la lana o persino chiede l’elemosina per aiutare gli altri. La sua scelta di povertà scatena la furia dei suoi cognati che riescono persino a toglierle i figli. Si integra nel Terzo Ordine Francescano, dedicandosi così ai più bisognosi, visitando gli ammalati due volte al giorno e assumendo i compiti più umili. Di lei non si parla come di una beghina, ma possiamo presumere che prima di inserirsi nel Terzo ordine ne avesse le caratteristiche.
Era famosa per lo splendore dei suoi miracoli e le sue opere caritatevoli nel corso dei secoli. Morì a Marburgo nel 1231 e fu canonizzata da Papa Gregorio IX nel 1235. Il suo culto è fissato il giorno della data della sua morte, il 17 novembre
Viene spesso scelta come patrona di beghinaggi, come ad esempio quella di Antwerpen (Anversa-Belgio)

Elisabeth de SPALBEEK (1246–1304)

copertina del libro di Dany Jaspers, Elisabeth van Spalbeek en de Onze-Lieve-Vrouw van Lourdeskapel, Hasselt, 2006

La Vita di Elisabetta di Spalbeek, mistica e beghina della diocesi di Liegi (Belgio) del tredicesimo secolo, fu scritta intorno al 1267 da Filippo di Chiaravalle, che era allora abate nella casa cistercense e che vide in lei la replica femminile di San Francesco di Assisi per le sue stimmate e la sua interpretazione della Passione di Cristo. La versione inglese del testo esiste in un solo manoscritto, (Bodleian Library, Douce 114), in inglese medio, del XV secolo. Il manoscritto contiene anche la vita di due altre beghine, Christina Mirabilis e Marie d’Oignies. Di tutte le donne la cui la vita è rappresentata in questo manoscritto, Elizabeth è stata la più popolare in Inghilterra.
Elisabeth era probabilmente di nobile origine e nonostante fosse una beghina, non viveva in un beghinaggio, ma nella sua casa, nella rurale Spalbeek con sua madre e sua sorella. (Simons, p.135)
Jesse NJUS, nella sua tesi sotto menzionata, sostiene che Elisabeth fornisce un esempio eccezionale di networking spirituale, descritto da studiosi come John Coakley e Anneke Mulder-Bakker. Come essi hanno mostrato, le donne sante medievali – recluse e anacorete incluse – funzionavano solo all’interno di reti spirituali strettamente intrecciate che collegavano altre mulieres religiosae, clerici simpatizzanti e nobili potenti che fornivano sostegno economico e politico in cambio delle preghiere e dell’autorità spirituale di queste donne. Nessuno ha analizzato la rete di Elisabeth sotto questa luce, in parte perché la fonte principale della sua vita – il testo scritto dall’abate Filippo di Chiaravalle, che visitò Elisabeth nel 1266/7 – omette i nomi propri della maggior parte delle persone intorno a Elisabeth e non menziona molti delle persone con le quali deve essere venuta in contatto. Inoltre, i principali documenti riguardanti Elisabetta sono sfuggiti ad ogni analisi collettiva e quindi non si è stati in grado di collocare Elisabeth in nessun contesto. Attraverso una scrupolosa rassegna di tutti i documenti pertinenti, tuttavia, Jesse NJUS è riuscito a scoprire le alleanze politiche e spirituali di Elisabeth. Ciò gli ha permesso di studiarla nel suo ambiente e di fornire un’analisi dettagliata della sua possibile influenza laica e religiosa. Lo studio di NJUS sostiene che ella era attivamente impegnata nella costruzione e nell’ampliamento della propria rete di questa “politica del misticismo”. Ciò ha portato questo studioso a reinterpretare il suo ruolo nell’ultimo evento registrato della sua vita, la battaglia giudiziaria francese tra la regina Maria di Brabante e il ciambellano Pierre de la Broce.
Fonti: http://www.enyclopedia.com
Waler Simons and Jesse Njus The Politics of Mysticism: Elisabeth of Spalbeek in Context  (2008), 77:285-317, Cambridge University Press.

Elizabeth de BERG (XIIIe)
Dopo la morte di suo marito (tra il 1279 e il 1290), divenne beghina. Non aveva figli suoi. Ricca, con molte proprietà, Elisabeth possedeva una casa di 5 stanze nel beghinaggio di St. Caterina a Tongeren, tre delle quali erano occupate da “povere beghine”. Offrì persino aiuto a una donna sposata.
(Walter Simons, p. 73).

Eve de SAINT MARTIN (1190-1265)

Eva di St.Martin, https://shop.dolfi.com/en/blessed-saints-martyrs-patrons-e/3918-Eva-Beata-Reclusa-of-St-Martin-de-Liege-8155800.html

Sappiamo poco della sua vita. Eve è vicina all’ambiente beghinale in pieno sviluppo a Liegi nel 13° secolo. Vive come reclusa sotto la regola cistercense nei pressi della collegiata di Saint-Martin di Liegi, sostenuta nella sua scelta dalla mistica Giuliana di Cornillon presso la quale sembra aver svolto il ruolo di confessore. Giuliana di Cornillon, di quindici anni più anziana, l’aveva infatti incoraggiato nella sua vocazione e aveva promesso di vederla almeno una volta all’anno. È probabilmente sotto l’influenza delle due mistiche che la prima festa del Corpus Domini viene celebra nel 1246 da Roberto di Thourotte, il nuovo vescovo di Liegi. Dopo la morte di quest’ultimo nel 1246, Giuliana si trova ad affrontare una forte opposizione da parte della borghesia locale, del clero e del nuovo principe vescovo Enrico di Gelderland, al punto che è costretta all’esilio dove muore nel 1258. Eva sembra avere continuato la missione di Giuliana: è legata a Jacques Pantaleon, arcidiacono di Liegi dal 1230 al 1250, che diverrà poi papa con il nome di Urbano IV. Quest’ultimo l’8 Settembre 1264 le invia una missiva per informarla  dell’istituzione della festa del Corpus Domini con la bolla Transiturus hoc mundo dell’11 agosto 1264. Beatificata dalla Chiesa cattolica il 1 maggio 1902, è commemorata il 4 giugno (specialmente nella diocesi di Liegi).
Fonte: https://fr.wikipedia.org/wiki/%C3%88ve_de_Saint-Martin

Francesca ROMANA al secolo Ceccolella BUSSI(+1440)

Francesca Romana, http://asinnersguidetothesaints.blogspot.com/2010/11/st-francesca-romana-1384-to-march-9.html

Nasce nel 1384 e viene battezzata con il nome di Francesca, ma in casa e nella cerchia di amici la chiamano familiarmente Franceschella o Ceccolella. È una bambina saggia e precoce, devota al punto da costruirsi in casa un piccolo eremo, come luogo del suo personale incontro con Dio.
Questa sua naturale inclinazione subisce un brusco contraccolpo a 12 anni, quando non può sfuggire alla consuetudine del tempo e viene promessa sposa a Lorenzo de’ Ponziani, di famiglia benestante, che commercia in bestiame e granaglie. Il matrimonio non voluto scatena in lei una violenta reazione nervosa, di chiara natura psicosomatica, per guarire la quale i genitori vorrebbero fare ricorso alle arti magiche, che Franceschella rifiuta decisamente. La terapia giusta arriva tramite una visione celeste, che le ridona serenità a pace interiore per affrontare il matrimonio. Nella nuova casa trova aiuto e sostegno nella cognata Vannozza, devota e sensibile, di grande carità, insieme alla quale poco per volta, trasforma la ricca casa in Trastevere in un punto di riferimento per i molti bisognosi della città. Con semplicità Francesca accetta la vita coniugale: l’amore dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze, i tre figli che nascono dalla loro unione.
Arriva la peste e le porta via due figli La guerra scatenata per colpa dell’antipapa Giovanni XXIII le restituisce un marito gravemente ferito, mentre l’unico figlio rimastole viene preso in ostaggio: sventure familiari che non piegano il suo animo, sostenuto dalla presenza misteriosa ed efficace del suo angelo custode, che lei quasi “sente” camminare accanto a sé. Roma, saccheggiata e umiliata, trova in questa donna un modello di fede e una guida. Le sue ricchezze servono a curare i malati e i bisognosi e quando le ha esaurite la si vede “povera donna” di Trastevere, camminare con il suo asinello per le strade a mendicare per i bisognosi. Si conquista una cerchia di amiche con le quali fonda un sodalizio di Oblate, alle quali affida in particolare l’assistenza dei poveri; in un secondo tempo le riunisce in una casa di Tor de’ Specchi, fondando un monastero dove le raggiunge non appena il marito muore nel 1436. Quattro anni dopo, il 9 marzo, muore anche lei, però a casa sua, a Trastevere, dove con il suo affetto di mamma era andata a trovare il figlio e la nuora.
Roma la considera una santa, tutta la città accorre a venerarne la salma e la sua fama sfida il tempo: nel 1608 Francesca Romana viene ufficialmente iscritta nell’albo dei santi e ancora oggi le giovani coppie per la celebrazione del matrimonio prediligono la chiesa di Santa Maria Nova ai Fori Imperiali, dove sono venerate le sue spoglie mortali.
Fonte: Gianpiero Pettiti, www.santiebeati.it

Altri elementi biografici ripresi da Mario Sensi : Francesca Romana, al secolo  Ceccolella Bussi , (+1440), vedova, presta servizio negli ospedali romani e si specializza nella cura dei malati, facendo uso di unguenti. Fondatrice delle Oblate di Torre de’ specchi, dieci matrone romane che rifiutavano la monacazione. Vivevano “nella santa povertà” (p806) , scelsero all’inizio la protezione di un’abbazia esistente olivetana, poi ottennero dopo diversi tentativi, l’esenzione dalla giurisdizione dell’abate di Monte Oliveto. Ciò  permetteva loro la scelta della propria “presidente”, del direttore spirituale e anche la possibilità di mendicare, mendicità che operavano in spirito penitenziale, dando il ricavato ai poveri quando possibile. All’inizio una confraternita laicale secolare di devozione e otto anni dopo la volontà di farsi laiche consacrate, oblate “regolari” (1432-33) con regola benedettina olivetana (73 norme) “mantenendo integra la loro identità di donne legate alla città”.

Gertrude van HELFTA (+ 1302)
Tre secoli prima di Ignazio di Loyola, questa beghina tedesca propone gli Esercizi spirituali en sette tappe, per una sorta di ritiro nella vita quotidiana.

Gertrude van OOSTEN (+ 1358)

Statua di Gertrude van der Oosten in Delft, Wikipedia

Gertrude van der Oosten (o Gertrude di Delft) è una beghina olandese che ha ricevuto le stimmate ed è considerata una mistica. Nasce a Voorburcht, in Olanda, da genitori contadini, ed entra poi in servizio domestico a Delft. Il suo cognome Van Oosten, o “dell’Oriente”, deriva dalla sua abitudine di cantare un inno che inizia con: “Het daghet in den Oosten”, cioè “La luce del giorno irrompe nell’Est“, che si ritiene abbia composto lei stessa.
Dopo aver vissuto per molti anni una pia vita, Gertrude ottiene l’ammissione nel beghinaggio di Delft. Qui, si avvale delle ampie opportunità di contemplazione accordate dalla vita in questa comunità. Aveva una grande devozione per i misteri dell’Incarnazione, specialmente per la Passione di Cristo. Si ritiene che abbia ricevuto le stimmate. Ella implorava Dio che questa grazia potesse esserle ritirata, e la sua preghiera era ascoltata nella misura in cui il sangue cessava di scorrere, ma i segni delle Stimmate rimanevano. Ha dimostrato anche di avere il dono della profezia.
Gertrude muore nel giorno della festa dell’Epifania il 6 gennaio 1358 ed è sepolta nella chiesa di San Ippolito a Delft, poiché il beghinaggio non aveva una sua chiesa e un cimitero. Il suo nome non è mai stato iscritto nel Martirologio romano, anche se è commemorata in vari altri. Il suo culto è puramente locale.
Fonte : Wikipedia

Gertrude RICKELDEY of ORTENBERG (+ 1335) and Heilke of STAUFENBERG (+ dopo il 1335)

HADEWIJCH (+1250 ca)
by Alessia VALLARSA

Hadewijch by Christine Daine
Clarissa del Belgio

Sulla figura storica di Hadewijchci si muove ancora nell’incertezza: la sua opera contiene pochi riferimenti biografici e manca una Vita a lei dedicata. La lingua brabantina dei suoi scritti la situa nel ducato di Brabante, ad Anversa secondo una tarda tradizione, o forse a Bruxelles. Viene considerata attiva attorno alla metà del XIII secolo ma c’è chi invece la colloca agli inizi del XIV. Non rimane che la sua opera, che consta di 31 lettere in prosa e 16 in rima, 45 canzoni e 14 visioni. Nella letteratura neerlandese Hadewijch occupa un posto fondamentale essendo una delle primissime autrici grazie alle quali, fatto eccezionale, la prosa e la mistica fanno ingresso in questa letteratura. Donne – mistica – prosa: è stato sottolineato come questo legame non sia un caso. Hadewijch parlò di Dio non più in latino ma nel volgare neerlandese. Con un’operazione creativa ed audace il linguaggio della mistica uscì dall’ambiente dei chierici e venne riformulato in volgare. Molto probabilmente Hadewijch fu una beghina, forma di vita religiosa, quest’ultima, sorta all’interno del vasto movimento religioso femminile che nelle regioni del Brabante e della diocesi di Liegi ebbe straordinaria fioritura. H. Grundmann ha evidenziato come la nascita della letteratura spirituale in volgare sia direttamente legata all’espandersi di tale movimento femminile. Dagli scritti emerge che Hadewijch fu guida di un gruppo di amiche che esortava a vivere radicalmente per la minne, il nobile Amore, unico grande tema della sua vita, metafora della relazione tra amanti, quindi anche tra una donna e Dio. Per questo scrisse per loro lettere, canzoni e visioni, opere che rivelano la sua familiarità con la bibbia, la patristica, i mistici del XII sec. e la lirica dell’amor cortese di cui adottò, soprattutto per le canzoni, lo stile, i temi e, scoperta recente, le melodie: parlò dell’amor cortese per parlare dell’amore mistico. Sollecitò un’amica in questo modo: “Fa’ che non ti basti nulla che sia da meno della minne”.

HEILBIG o HELWIG (XIV °)
Fu “magistra” del gruppo delle nove beghine di Schwednitz (Germania), chiamate dal popolo “moniales capuciatae”, che da oltre trent’anni vivevano in spirito di libertà e in povertà volontaria. La comunità si reggeva su statuti propri. Vi si praticava la professione della colpa e la flagellazione a sangue. Le novizie dovevano accondiscendere a una durissima ascesi, ma una volta diventate “perfette” potevano ristorarsi a volontà. Un’altra mortificazione praticata era di stendersi sulla soglia quando uscivano di casa, per lasciarsi calpestare le une dalle altre. Per la loro vicinanza al movimento del Libero Spirito furono processate nel 1332. Nelle carte del processo appare anche il nome di una certa  Udillinde o Uldillinda e una Adelheyd. Una testimone di Schwednitz afferma di sé: “ Sicut Deus est deus. Ita ipsa est deus cum Deo; et sicut Christus numquam separatus est a Deo. Sic nec ipsa (Come Dio è dio. Così ella è dio con Dio; e come Cristo non mai è separato da Dio, neppure lei lo è)»  (GUARNIERI Romana (a cura di), Il movimento del Libero Spirito. Testi e documenti, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1965, pp 395-396 e 435).

Ida di LEEUW o GORSLEEUW (+ dopo il 1262)
Ida nasce a Gors-Opleeuw (Belgio). I suoi genitori sono Giselbert e Ida. Fu cresciuta dalle beghine di Borgloon e all’età di 13 anni si unisce al monastero cistercense di Rameige (o Rameien), oggi Klein-Geten. Ida é una mistica, che sviluppò una grande devozione per l’Eucaristia. Ha accuratamente descritto il suo percorso spirituale. Ida pensò che il suo nome stimolasse una vita devota. L’I significava la retta via, la D per Deus (Dio) e la A per Amor (amore). Muore intorno la 1260.
La festa di Ida van Leeuw è il 29 ottobre. In passato si pensava erroneamente che questa Ida sarebbe arrivata da Zoutleeuw, dove c’era anche un beghinaggio. Non va confusa con   la cistercense Ida di Leuven, conosciuta anche come Ida van Leeuw.
Fonte : https://nl.wikipedia.org/wiki/Ida_van_Leeuw
Un anonimo cistercense ha scritto una sua Vita.

Ida de NIVELLES (1197-1232)

Ida di Nivelles, https://www.dolfi.com/en/143557-sant-039-ida-ita-quot-monk-in-nivelles-quot#.XGyXuy1L1-U

Nasce a Nivelles nel 1197. All’età di 9 anni, inseguito alla morte del padre,va a vivere in una piccola comunità di beghine a Nivelles dove rimane fino all’età di 16 anni. Ida si assunme la responsabilità di chiedere l’elemosina per le sue compagne e con loro si dedica alla cura degli ammalati. A volte, nel 1213, si reca nella comunità cistercense di Kerkom, vicino a Tienen (Tienen), che in seguito si trasferirà a La Ramee. Un anno dopo, Ida fa la sua professione monastica e poco dopo arriva Beatrice (da Nazareth). Ida ha doti mistiche e la sua Vita, probabilmente scritta da un certo Goswin de Villers, offre molti esempi di queste  sue esperienze. Un’altra fonte importante della vita di Ida è il testo Quinques prudent Virgines scritto dal cronista cistercense Crisostomo Henriquez (1594-1632). Ne parlano anche i due seguenti lavori: A.d’Haenens, Femmes excédentaires et vocation religieuse dans l’ancien diocèse de Liège lors de l’essort urbain. Le cas d’Ide de Nivelles, dans Hommages à la Wallonie. Mélanges offerts à Maurice A.Arnould et P.Ruelle, édit. Université de Bruxelles, 1981, p.217-235
R.Hanon de Louvet, L’origine nivelloise de l’institution béguinale, Annales de société archéologique et folklorique de Nivelles et du Braban Wallon, XVII, première partie, 1952, p.1-77
DUFRASNE Dieudonné, Donne moderne del Medioevo, Jacabook, 2009.

Isabelle DEWIT (XVIIIe)

Una beghina di Anderlecht (ndt, un Comune della Regione di Bruxelles) è nota per la sua indipendenza di spirito: Isabelle Dewit, che visse alla fine del XVIII secolo. Ha tenuto una scuola per i poveri della parrocchia dal 1783, cosa che gli ha procurato problemi con i suoi superiori e il maestro di scuola della parrocchia. Sarà costretta a esercitare la sua attività educativa per ricevere i bambini fuori dallo spazio beghinale “. Pascal Majérus, Ces femmes qu’on dit béguines… (p.164-165)

 

Ivana CERESA (1942-2009)

Ivana Ceresa nasce nel 1942 in provincia di Mantova, città dove poi abiterà fino alla sua morte nel 2009. Lei che fin dalle scuole superiori avrebbe voluto essere teologa, dovrà aspettare le ricadute del Concilio Vaticano II per poter accedere alla facoltà di teologia, inaccessibile alle donne fino agli anni 70. Divenne quindi insegnante di lettere e solo più tardi teologa. Il suo libro “Dire Dio al femminile” è stato per molte donne una presa di coscienza delle questioni di genere e della necessità di un’uscita dal patriarcato. Ivana si definiva una beghina e diceva : “io sono la beghina di ogni tempi, perché sono una beghina un po’ in incognito…Amo alla maniera delle beghine, in modo anticonformista e un po’ trasgressivo” (Ivana Ceresa, L’utopia e la conserva, Tre Lune Edizioni, Mantova, 2011). La sua amicizia con Romana Guarnieri, la storica che identificò nel 1946 il libro di Margherita Porete, e con Luisa Muraro, grande studiosa del mondo beghinale, ha rinforzato questa sua identificazione che la portava a dire: “essere beghina oggi è continuare la scelta di queste donne, cioè vivere nel mondo senza essere del mondo”. Nel 1996, Ivana realizza la sua opera più importante: la fondazione dell’Ordine della Sororità di Maria SS. Incoronata, riconosciuta dal vescovo di Mantova, Egidio Caporello, il 18 marzo 2002. Nell’introduzione alla Regola dell’Ordine della Sororità Ivana fa riferimento alle beghine del Nord e come le beghine esprimevano una forte libertà femminile con la loro autonomia e indipendenza nei confronti del controllo maschile, sia ecclesiastico che civile, così pure la Sororità afferma: “Noi siamo donne convocate dallo Spirito Santo per rendere visibile la presenza delle donne nella Chiesa e nel mondo”.

Ivette ou Jutta di HUY (1157-1228)

Image: wikipedia.nl

Nata in una famiglia benestante, è promessa in matrimonio all’età di 13 anni. Non voleva sposarsi, ma acconsentì per le pressioni dei familiari e degli amici. Nel 1181, a 23 anni, dopo 5 anni di matrimonio e dopo la morte del marito, distribuisce i suoi beni e lascia la casa e i suoi tre figli per servire un lebbrosario a Huy, più tardi noto come l’ospedale dei grandi malati. Vi rimane per 10 anni con una piccola comunità di uomini e donne che la seguono. Poi, nel 1190, decide di essere immurata dall’abate di Orval in una cella vicino al lebbrosario. Suo padre, direttore di proprietà del Principato di Liegi e altri uomini seguono il suo esempio come laici senza avere una regola approvata. Il premonstratense Hugo de Floreffe ha scritto la sua Vita.
Visse secondo i principi delle proto-beguine in società di pie sorelle, per poi ritirarsi per decenni in una vera cella dove è spirata nel 1228” (p. 33 Van Aerschot).
Era in contatto con Julienne di Cornillon. (Lemmens p.107) e sebbene fosse anacoreta, istruiva le sue compagne, come scritto nella sua Vita (Simonsp.81). Ella stessa si definiva una beghina.

Jeanne d’ARC (1412-1431)
Una tesi la definisce terziaria francescana, ma un’altra la qualifica beghina, basandosi su un documento coevo, Cronaca Morosini, 1429, che la dichiara espressamente come tale.
Scrive Jaqueline Kelen: “Durante il suo doloroso processo, Giovanna d’Arco fu trattata come una beghina o una strega” (Hadewijch, p 20)

Joan d’ANTHÉE e Agnès d’ANTHÉE (XIV)
Beghina di Liegi, immurata nella chiesa di Santa Caterina, vicino alla cella di un’altra reclusa, Agnès d’Anthée nel 1392
Fonte : Walter Simons, Cities of Ladeis, p.75

Julienne de CORNILLON (1193-1258)

Immagine : iconographie chretienne

Rimasta orfana in giovane età, lei e sua sorella Agnese sono affidate alla casa di Cornillon, all’ingresso di Liegi. Questa casa è stata aperta accanto all’abbazia premonstratense. Julienne farà parte di una comunità di beghine che si prendono cura dei lebbrosi nel lebbrosario del Monte Cornillon. Questo lebbrosario ha quattro parti, due delle quali sono per i fratelli e le sorelle sani che si prendono cura dei malati riuniti nelle altre due parti. Il doppio intervento, municipale ed ecclesiastico, in questa istituzione provocherà conflitti e tensioni soprattutto nel periodo in cui Julienne eserciterà le funzioni di priora. Questo periodo è molto difficile per lei che avrebbe voluto umilmente rimanere nella fattoria della comunità, per meditare le Scritture in francese e latino e per ritornare ai libri di Sant’Agostino e San Bernardo. Il conflitto arriva al punto che deve andarsene via con altre due compagne in un monastero cistercense a Fosses, vicino a Namur, dove vivrà come reclusa fino alla sua morte nel 1258.
A seguito di una visione, Julienne promuove la festa del Corpus Domini. Coinvolge in questo progetto Isabelle de Huy, beghina di grande fama di santità, ed Eva di Saint Martin. Una prima menzione della festa risale al 1246, in occasione della sua prima celebrazione a Liegi da parte del nuovo vescovo Robert de Thourotte. La festa del Corpus Domini sarà poi, nel 1264, prescritta a tutta la chiesa da Urbano IV (l’ex arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon) con la sua bolla Transiturus de hoc mundo. I primi testi della celebrazione erano stati originariamente composti da Julienne stessa, ma la redazione fu poi affidato al più famoso Tommaso d’Aquino. Il simposio organizzato a Breda nel 2014, dalla Gilda del Santissimo Sacramento di Niervaert in occasione del 750 ° anniversario della Bolla, ha fatto conoscere un fatto importante. Studiosi americani hanno recentemente scoperto che i testi dell’Ufficio del famoso teologo sono ampiamente ripresi dai lavori di Julienne.
Un autore anonimo, nel quale alcuni riconoscono la sua amica reclusa Eva di Saint Martin, scrisse la Vitae beatae Julianae. Da questa di educe che aveva il dono della guarigione e della profezia e che lei poteva “vedere” ciò che è oscuro per l’intelligenza dei comuni mortali.
Fonte: Delhez Charles (sous la directon de), Julienne de Cornillon, éd. Fidélité, Namur, 1996

Julienne de NORWICH (1342 – 1413)

Julian di Norwich, https://www.pinterest.com.au/pin/132363676530962527/

Vive come un reclusa in una cella adiacente alla Chiesa di San Giuliano a Conisford, Norwich, capitale del Norfolk, in Inghilterra, nel cuore di questa città potente e prospera che nel XIV secolo è seconda per importanza solo a Londra data la sua collocazione sulla “rotta della lana” che collega lo Yorkshire alle Fiandre. Venerdì 13 maggio (alcuni dicono 8 Maggio) nel 1373, Julian riceve 16 rivelazioni sulla passione di Cristo e la Trinità che ci ha lasciato nel testo in inglese Revelations of Divine Love. Questo testo è una meditazione a metà strada tra l’autobiografia spirituale e il trattato teologico. Le sono voluti 20 anni per scriverlo, riscriverlo e perfezionarlo, senza nemmeno menzionare il suo nome, con la sola preoccupazione che le rivelazioni siano a beneficio di tutti i fratelli e le sorelle nella fede.
Durante la sua vita aveva chiesto tre grazie: una grave malattia per essere in grado di staccarsi da ogni attaccamento terreno, la visione del corpo di Cristo sofferente e il capire meglio la sua passione e tre” ferite “spirituali: il vero pentimento dei suoi peccati, la cum passione con Cristo, il desiderio “con buona volontà” di Dio “. (Della Croce Giovanna, I Mistici del Nord, Ed.Studium, Roma, 1981, p.57).
È proprio nella fase più acuta della malattia che Julian riceve le “rivelazioni” sulle quali ella porterà il suo discernimento, rassicurandoci così sulla loro natura non patologica. Al centro del suo messaggio c’è la misericordia di Dio, da qui l’ottimismo che emerge dal suo edificio spirituale: “Alla fine tutto sarà bene” è il messaggio che sembra caratterizzarla meglio e che è così spesso ricordato nel libro delle Rivelazioni. Il misticismo di Julian è fondamentalmente cristocentrico. Attraverso questo rapporto di amore (“Cristo è per questa donna il grande amante sempre disposto a sacrificarsi ” gioiosamente “per la redenzione del mondo“, scrive Domenico Pezzini) si accede alla visione trinitaria. Questo gli permette di ignorare il clima spirituale del tempo, quello dell’Uomo dei dolori, e di accedere alla luce della risurrezione, perché nella passione di Gesù brilla l’immenso amore di Dio che pervade l’universo e che respinge, distrugge e deride le forze del male. E “alla fine tutto sarà bene“.
Secondo lei, siamo creature che devono essere rassicurate dalla maternità di Dio che non ci priva del latte della vita soprannaturale. La realizzazione della maternità di Dio, affidata al Figlio, la seconda figura della Trinità, è una delle sue affermazioni più originali in armonia con certe correnti teologiche contemporanee. “La cara e gentile parola Madre è così dolce e buona che non si può davvero dire di nessuno e di nessuno se non per mezzo di lui e per colui che è la vera Madre della vita e di tutto” (c. 60). Ma questo non dovrebbe essere inteso come una rivendicazione della maternità contro la paternità, piuttosto una visione più ricca ed equilibrata di Dio. “E proprio come nella sua cortesia, Dio dimentica i nostri peccati finché ci pentiamo di loro, così vuole anche che dimentichiamo i nostri peccati e le nostre preoccupazioni. Perché Dio vuole che siamo sempre fiduciosi nell’amore e nella pace e nella tranquillità, come Lui è per noi”. La scoperta di un Dio così familiare ci apre alla fiducia e alla gioia, sentimenti di cui il suo libro trabocca.
Grande amante del discernimento, equilibrata e lucida, Julian unisce la pietà affettiva a una solida base teologica. Si parla di lei oggi come di un possibile “dottore della Chiesa” oltre che a una scrittrice che ha per lo stile della sua prosa un posto importante nella letteratura inglese. Troviamo anche in lei una donna geniale e, riprendendo la bella immagine di P. Renaudin, un volto sorridente che dona al mondo la sua gioia interiore.
La sua missione è di salvarci e la sua gloria è di farlo e la sua volontà è che lo sappiamo: vuole che lo amiamo dolcemente e che ci fidiamo di lui in modo dolce e forte allo stesso tempo. E questo lo rivelò con queste parole gentili: Ti veglio con assoluta protezione” (cap.61)

KATELINE (XIVe)
Figlia di  Bouden Vedelaer, nel 1344 o 45, fu violentemente sottratta dal beghinaggio Wijngard di Bruges da tre persone per farla sposare di forza. Avvisato dalle altre beghine, l’ufficiale giudiziario di Bruges fece perseguire i tre, prova che la cosa era presa seriamente in conto (Simons, p71). Kateline poté poi tornare nel beghinaggio.

Katherina VANDER HULST (XVe)
Vedova abitante il beghinaggio di Alost (Aalst) fu violentemente rapita di notte all’incirca nel 1459 da un certo Egied de Drivere. (Simons, p.72)

KATREI Sorella(XIV secolo)

Questa è la storia di sorella Katrei, figlia (spirituale, ndr) di Meister Eckhart a Strasburgo” (p.11)”con questo enigmatico incipit si apre un testo del XIV° secolo scritto, in medio alto tedesco, incluso da Franz Pfeiffer nel volume dedicato a Master Eckhart. Ma chi è sorella Katrei ? Marco Vannini, curatore dell’edizione italiana, suppone che con molta probabilità Katrei fosse una beghina, molto ispirata dal pensiero di Eckhart e che per finire, pur umile ragazza, superò persino il Maestro per la radicalità delle sue conclusioni. Forse anche perché lui era più di lei “preoccupato di salvarne la compatibilità con l’istituzione ecclesiastica” (p.11) arguisce Marco Vannini.
Beghina perché Katrei poteva operare liberamente le sue scelte, spostare la sua residenza e essere indipendente da ogni autorità. L’appellativo sorella forse interviene per indicare la sua appartenenza al movimento del Libero Spirito, al quale anche Eckhart si era avvicinato. Per  questo fu accusato di eresia e chiamato a giudizio, ma morì durante il viaggio affrontato per andare a giustificarsi presso lo stesso papa.
Strasburgo contava allora 85 case di beghine e Colonia 169. Luoghi ben conosciuti e anche frequentati da Master Eckhart, soprattutto durante il suo incarico di Vicario generale dell’Ordine a partire dal 1314 a Strasburgo, ma anche poi a Colonia dove insegna nello Studium dominicano, forse a partire dal 1324.
Nella sua profonda esperienza spirituale, raccolta nel manoscritto sopracitato, Katrei approda alla conclusione di poter conseguire una stabile condizione di grazia (bewerung in tedesco), di unione permanente con Dio. Non il Dio (got) determinato nei modi, quello delle varie religioni, ma la Divinità senza nome (gotheit), fondo senza fondo, della quale non ci si può appropriare. Questo avviene attraverso “quel completo venir meno…ovvero quel completo annichilimento che coinvolge necessariamente anche i legami e i contenuti religiosi”(p.17).
Fonte: Pseudo Master Eckhart, Diventare Dio. L’insegnamento di sorella Katrei, a cura  di Marco Vannini, Adelphi edizioni, Milano, 2006

Linke DOBBE (XVIe)
Nel 1579 fu saccheggiata la tenuta del Gran Beghinaggio di Bruxelles. La prima chiesa è occupata dai luterani per 5 anni. In questo periodo alcuni beghine organizzano un culto cattolico clandestino. La beghina Linke legge vecchi sermoni che ha copiato; viene cacciata dalla città dopo essere stata punita corporalmente.

Lutgarde de TREVES (+1231)
Fu probabilmente la prima beghine ad essere condannata al rogo nel 1231.

Lydwine de SCHIEDAM (1380-1433)

Lydwine, nota anche come Liduina, Lidwina, Ludwina o Liedewij è una mistica olandese; il suo culto come santa è stato confermato nel 1890 da papa Leone XIII ed è una delle sante olandesi più venerate.
Liduina era l’unica figlia femmina di Peter, una guardia notturna, e Petronella, che avevano altri otto figli maschi. A seguito di una caduta sul ghiaccio, all’età di 15 anni, Liduina resta paralizzata e trascorre il resto della sua vita a letto. L’invalidità aumenta progressivamente, e negli ultimi anni di vita può usare solo la mano sinistra. Dai documenti storici riguardanti la malattia di Liduina emerge un quadro clinico che ricorda quello della sclerosi multipla. Ella infatti cominciò a soffrire di una malattia debilitante a partire dai 15 anni, poco dopo la sua caduta, e successivamente le sue capacità motorie diminuirono e iniziò a soffrire di forti mal di testa e mal di denti. All’età di 19 anni, era paralizzata ad entrambe le gambe e aveva problemi di vista. Durante i successivi 34 anni, le sue condizioni andarono peggiorando anche se ci furono periodi di stabilità. Secondo altri autori presentava i sintomi dell’anoressia. Per la sua forza d’animo, molti contemporanei, specialmente malati cronici, andavano a trovarla per riceverne consiglio e conforto. Morì all’età di 53 anni. Secondo le agiografie Liduina avrebbe avuto le stigmate. Dopo la morte, la sua tomba è divenuta meta di pellegrinaggi.
Tommaso da Kempis ne ha redatto una biografia. Un’altra famosa agiografia della santa è stata scritta, in due diverse versioni, dal predicatore francescano Johannes Brugman tra il 1433 e il 1456.
Una statua e le reliquie della santa sono conservate nella Chiesa di santa Liduina a Schiedam.
Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Liduina_di_Schiedam
Caroline Walker Bynum, Holy Feast and Holy Fast: The Religious Significance of Food to Medieval Women, University of California Press, Berkeley, 1987, p. 124

Margherita di CORTONA (1247-1297)

Bartolomeo DI TOMMASO, secolo XV, santa magherita di Cortona con committente

Fa parte del Terz’Ordine francescano secolare, di cui alcuni le attribuiscono persino un ruolo nella sua espansione. La sua storia potrebbe anche essere quella di una beghina che cercò nel Terz’Ordine un rifugio istituzionale in armonia con le sue scelte di vita penitente e povera, considerando l’allora impossibilità di avere un altro statuto religioso e laico al medesimo tempo. Di umili origini, rimane presto orfana di madre e dall’età di diciassette anni vive more uxorio con un ricco mercante di Montepulciano, Arsenio (identificato con Raniero del Pecora, dei signori di Valiano), dal quale ha anche un figlio. La coppia passava molto tempo in una residenza di caccia, appartenente alla famiglia del Pecora, sulle colline al confine tra Umbria e Toscana. Nel 1273,durante una battuta di caccia, Arsenio viene  aggredito e assassinato a causa delle faide guelfo-ghibelline dell’epoca. Margherita, secondo la leggenda, trova il corpo dell’amante seguendo a piedi il suo cane. Scacciata col figlio dai famigliari di Arsenio, rifiutata dal padre e dalla sua nuova moglie, si avvicina ai francescani di Cortona, in particolare ai frati Giovanni da Castiglione e Giunta Bevegnati, poi suoi direttori spirituali e biografi. Affida la cura del figlio ai frati minori di Arezzo e nel 1277 diviene terziaria francescana, dedicandosi esclusivamente alla preghiera e alle opere di carità.
La sua spiritualità pone  un’attenzione particolare alla passione di Cristo, in linea con quanto vissero Francesco d’Assisi e Angela da Foligno. Margherita visse numerose crisi mistiche e visioni. Diede vita ad una congregazione di terziarie, dette le Poverelle; fondò nel 1278 un ospedale pressola chiesa di San Basilio e formò la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, per le dame che intendevano assistere i poveri ed i malati. Donna mistica, ma anche di azione, coraggiosa,ricercata per i suoi consigli, fu attenta alla vita pubblica e, nelle contese tra guelfi e ghibellini, fu operatrice di pace. La biografia redatta dal suo confessore frà Giunta Bevegnati, con i racconti delle numerose estasi e visioni di Margherita, ha contribuito a renderla una delle sante più popolari dell’Italia centrale. Il suo corpo è conservato a Cortona, nella basilica a lei dedicata, in un’urna collocata sopra l’altare maggiore. Onorata come beata sin dalla morte, Innocenzo X ne approvò il culto il 17 marzo 1653, ma fu canonizzata soltantoil 16 maggio 1728 da Benedetto XIII con l’appellativo di Nova Magdalena.
Fonte : wikipedia

Maria LEPORINI (1951-2015)

Maria Leporini

Ultima di sei figli, Maria nasce da una famiglia povera che amava definire “capace di affetti sereni e di allegria”. A 14 anni decide di far parte della congregazione delle Stimmatine, fondata da Anna Fiorelli Lapini (1809-1860), quando nel 1850 creò l’ Istituto delle Povere Figlie delle Sacre Stimmate di San Francesco d’Assisi. Maria approfondirà la vita della fondatrice grazie alla sua tesi di laurea in teologia (1989). Nel 1986, decide insieme ad altre consorelle di andare a vivere nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, la periferia degradata della capitale, dove insieme a Tilde a alla gente del posto, avvia un percorso di “autoformazione”. Docente di sostegno, nel 1995 entra di ruolo nella scuola elementare dove eserciterà la sua missione di “lavoro educativo nel quartiere”. Dal 1998 si forma alla terapia dei fiori di Bach e a vari altri indirizzi terapeutici grazie ai quali aiuterà molte persone. Nel 2009 “si congeda dalle stimmatine per fedeltà alla propria coscienza e alla propria vocazione” e continua il suo impavido impegno per una trasformazione del mondo, schierata come sempre dalla parte dei più poveri, definendosi da allora “nuova beghina”.
Fonte: Adriana Sbrogiò, Tilde Silvestri, Maria Cristiana Solari, Fa che non si perda tutto questo amore! In memoria di Maria Leporini, Identità e differenza, Spinea, 2015
Adriana Sbrogiò e Marco Cazzaniga, Può accadere il meglio con amore e libertà femminile. Le nuove beghine, Identità e differenza, Spinea, 2014

Maria VAN HOUT (+1547)
La beghina Maria visse a Oisterwijk, nei pressi di Tilburg, nei Paesi Bassi, dove morì nel 1547.

Maria Benedetta di CARIGNANO e Maria Angela CANAL (XV° secolo)
Sono due nobildonne di Venezia che nel 1495 fondano il bizzocaggio di Santa Elisabetta, affiliato ai frati minori dell’Osservanza (p.795) con la regola Supra montem (Sensi)

Marie de GREZ(+1271)
Beghina di Nivelles, fu sepolta nell’abbazia di Villers la Ville nel 1271, nel prestigioso spazio dietro l’altare dove già giacevano Julienne di Cornillon, Heledwis , anacoreta di St Syr in Nivelles, e Marquina, anacoreta di Willambroux. (Simons, p.46)

Marie d’OIGNIES (1177-1213)

Marie d’Oignies

Marie nasce a Nivelles (Belgio) nel 1177 da genitori facoltosi, che ben presto delude per la sua indifferenza nei confronti di vestiti e ornamenti. Pur conoscendo bene il mondo cistercense, non voleva diventare monaca. A 14 anni i genitori la obbligano a sposare Jean, anche lui proveniente da un’agiata famiglia di Nivelles. Fin da subito dopo il matrimonio, finalmente fuori dall’orbita genitoriale, avvia intense pratiche ascetiche di digiuno, preghiera e carità. Dopo alcuni mesi dal matrimonio, Jean vive una conversione che lo avvicina a Dio. Insieme decidono per una “vita apostolica” che comportava anche una relazione coniugale come fratello e sorella, senza relazioni sessuali. Lasciano la loro casa di Nivelles e vanno a raggiungere un’informale comunità di vita apostolica non molto distante, a Willambroux, che vive vicino a un lebbrosario, dove  resteranno per 12 (o forse 15) anni. Il fratello di Jean, Guido, è cappellano della chiesa locale e direttore spirituale di questa comunità.
Insieme agli altri membri della comunità, Marie e Jean nutrono e curano i lebbrosi, ma anche altri ammalati o poveri, istruiscono i bimbi, offrono formazione religiosa e pregano insieme.
Maria diventa una “santa vivente”. Tante persone parlano di lei e vogliono vederla. Ha reputazione di una preghiera efficace, sa leggere nelle anime, riconoscendone anche lo stato di salvezza o di peccato e richiama le persone al pentimento. Troppo disturbata da queste folle in arrivo da città e dintorni, nel 1207 si trasferisce nei pressi del priorato di St Nicolas a Oignies, vivendo da reclusa, in una cella accanto al coro della chiesa, una vita di digiuni e preghiere, ma anche prodigando consigli spirituali. Nel 1208, conosce Jacques de Vitry, un canonico che arriva da Parigi per incontrarla ed eventualmente diventare suo discepolo. Marie lo sprona a ritornare a Parigi, dove viene ordinato nel 1210, e poi di ritornare a Oignies per servire i lebbrosi e i bisognosi. Maria diventa la sua “magistra”, inaugurando un’avvincente complicità spirituale in cui sono stati l’un per l’altra una reciproca guida. Marie è anche ricordata per la sua predicazione, pratica adottata dalle beghine perlomeno prima che Gregorio IX la proibisse nel 1228, e per il dono della profezia. È nota per i suoi incredibili digiuni, l’ultimo dei quali della durata di 53 giorni: alla sua morte all’età di 36 anni pesava 33kg. Tuttavia, contrariamente a quanto a volte si legge (anche sul sito “Santi e beati”), non ricevette le stimmate. E’ così onorata, da essere considerata la “prima beghina”, dato anche che intorno a lei si formò la prima comunità beghinale storicamente accertata. Morì il 23 giugno 1213, giorno in cui viene commemorata come beata nel Martirologio romano. Nella prima domenica successiva al 23 giugno, una processione con l’urna delle sue reliquie parte dalla chiesa di Notre Dame de Oignies.
Dopo la sua morte si parlò molto di lei: pare che persino Francesco d’Assisi fosse uno dei suoi ammiratori e che Gregorio IX (papa dal 1227-1241), “smetteva di bestemmiare solo portando al collo il dito di Maria d’Oignies”, come curiosamente riportato da Chiara Frugoni (Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, p.44).

Marie PETYT (1623-1677)
Ha descritto le sue molte autoanalisi. Anche lei si infliggerà molte mortificazioni tra l’altro anche con l’uso della “disciplina”(cilico).

Marcella PATTIJN (1920- 2013)

Marcella Pattjin

L’ultima beghina al mondo muore durante il suo sonno domenica 14 aprile 2013 a Kortrijck, nella casa di riposo di Sint-Jozef, che l’aveva accolta dopo che ebbe vissuto nel beghinaggio di Kortrijk (Courtrai) dal 1960 al 2005. È integrandosi nella comunità di Mont-Saint-Amand (Gent) che Marcella inizia la sua storia beghinale durata 71 anni. La sua vita, insieme a quella di altri beghine, è stata descritta da Claude Bouckaert, in De Laatste der Begijnen, Uitgeverij Groeninghe, 2000. Quasi cieca, suonava il pianoforte, l’organo, la fisarmonica e non mancava di umorismo. Nel 2012 le autorità comunali l’hanno festeggiata con magnificenza.
Source : http://www.lavenir.net/article/detail.aspx?articleid=DMF20130414_00296052 e informazioni personali.

Marcella VAN HOECKE(1908-2008)

Marcella Van Hoecke

Ultima beghina di Gent, Marcella Van Hoecke, è morta mercoledì (21 maggio) in una casa di riposo della città. Marcella Van Hoecke avrebbe compiuto 100 anni. La sua morte segna la fine di 800 anni di presenza beghinale a Gent (Gand). Marcella Van Hoecke è nata il 28 luglio 1908 a Kalken ed è entrata nel Beghinaggio Onze Lieve Vrouw Ter Hoyen nel 1935. Dal 1956 al 1988 è stata la madre superiora del convento Onze Lieve Vrouw ter Bloemen. Dal 1968 al 1994, ha anche preso il timone del beghinaggio Ter Hoven. Nel 1994, Marcella si era ritirata nella casa di cura Avondvrede, dove è morta mercoledì. Il suo funerale è previsto per il 31 maggio presso la Chiesa dei Beghinaggio.
Fonte: La libre Belgique, pubblicato online il 23/05/2008

Marguerite d’ARLON (+1414)

Marguerite Porete (+1310)

Marguerite Porete, icona by Martina Bugada

Nata nell’ Hainaut (Francia del Nord) intorno al 1250, questa mistica di grande formazione intellettuale nel 1290 scrive  “Lo specchio delle anime semplici e annichilite che solo dimorano in volere e desiderio di amore.” Il testo circola rapidamente in ​​Francia tra le contemplative. Lo specchio viene condannato una prima volta -tra il 1300 e il 1306- da Gui de Colmieu, vescovo di Cambrai, bruciato nella piazza di Valenciennes e ne viene vietata la lettura sotto pena di scomunica. Il vescovo successivo, Philippe de Marigny, le rende la vita ancora più difficile: Marguerite viene citata in giudizio per un secondo processo e poi consegnata al tribunale dell’Inquisizione. Da sempre braccata dalle gerarchie, Marguerite viene imprigionata per più di un anno (il tempo concesso dall’Inquisizione per la riflessione). Lei non schiva il conflitto e rimane coerente fino alla morte.  Rifiuta di pronunciare il giuramento di “verità” davanti al tribunale dell’Inquisizione, considerando che non può dare la sua garanzia a un’istituzione iniqua. Rifiuta anche di ricevere assoluzione sacramentale per colpe che ritiene non aver commesso.
Marguerite è messo al rogo a Parigi alla Place de Grève – oggi Place de l’Hotel de Villa – il 1 giugno 1310, dopo un processo spettacolare di 21 teologi riuniti sotto la presidenza di Guillaume di Parigi. Guillaume è il confessore di Filippo il Bello, il despota monarca che ha anche eliminato i Cavalieri Templari.
Una folla enorme e le più alte autorità civili ed ecclesiastiche assistono al suo martirio. La gente comune è completamente scossa dalla nobiltà di questa donna che va al rogo “per onestà d’amore”.
Lo Specchio” è stato il motivo della sua condanna da parte di un gruppo di teologi inquieti che si sono basati su citazioni (15 affermazioni  “male sonantes“) estrapolate dal contesto e considerate eretiche. Il libro è concepito come un dialogo tra Amore e Ragione, quest’ultima sempre in stato di default. L’originale in lingua piccarda fu perduto; sopravvisse una versione in lingua vernacolare francese del XV secolo che fu poi utilizzata per le traduzioni in inglese, italiano e latino.
Scrive Luc Richir: “Il genio di Marguerite è stato quello di applicare lo spirito dell’erotismo provenzale al regno della spiritualità. Trasferimento riuscito quando il rapporto anima Dio si basa sul “puro amore” e non sull’obbedienza alle virtù. Dio è Amore e l’Amore è Dio, è scritto nello Specchio. L’amore non desidera altro che l’annullamento, l’annientamento della volontà dell’anima in favore della volontà divina. Il tema non è originale. Lo è molto di più il percorso seguito verso la volontà infinita: il “niente volere“. (Luc Richir, supplemento alla vita, 4 marzo 2004) Per secoli, si è creduto che il lavoro fosse andato perso. È la storica Romana Guarnieri che lo trova nel 1946 nel Fondo della Biblioteca Vaticana, ne identifica l’autrice e lo pubblica per la prima volta nel 1962 con i suoi commenti critici. Padre Paul Verdeyen ha pubblicato questo trattato in latino traducendo i testi dell’Inquisizione e il Corpus Christianorum in fiammingo.

Riposo in pace completamente, da sola, ridotta al nulla, tutto per la cortesia della sola bontà di Dio, senza una sola volontà di farmi muovere, qualunque sia la sua ricchezza. Il risultato del mio lavoro è sempre non voler nulla. Finché non voglio nulla, sono solo in lui, senza di me, e tutto liberata; mentre se voglio qualcosa, sono con me, e così perdo la mia libertà. E se non voglio niente, se ho perso tutta la mia volontà, non mi manca nulla: la mia condotta è libera, e non voglio nulla da nessuno. Quando non voglio niente e ho perso tutto per mia volontà, allora non mi manca nulla; il mio mantenimento è gratuito. Non voglio niente da nessuno “(Specchio delle anime semplice e annichilite.)

Lo storico Lemmens sottolinea i diversi pareri degli esperti sulla figura di Marguerite, che probabilmente beghina, non di meno era una beghina atipica. Ne fa fede il testo dello specchio in cui ella scrive:
“Amico, che diranno le beghine e la gente di religione
quando udranno l’eccellenza della nostra divina canzone ?
Le beghine dicono che erro, e preti, chierici e predicatori,
agostiniani, carmelitani e i frati minori
per ciò che scrivo dello stato dell’Amore nobilitato
”. (cap.122, 88-89)
Era una beghina isolata, errante, o viveva nel beghinaggio di Valenciennes preposto al  servizio dell’ospedale di St. Elizabeth? Sappiamo che ha operato a Valenciennes, in Lorena e nel vescovado di Reims e anche a Parigi. Il suo libro fu persino introdotto alla corte di Londra da persone al seguito della regina. A volte considerata come appartenente ai Fratelli e Sorelle del Libero Spirito, sembra però che lei non ne abbia mai fatto parte. (Lemmens, 112).
Simone Weil nei suoi Cahiers cita alcuni frasi del Miroir, senza ancora conoscere l’autore che fu a lungo considerato essere un mistico francese

Marguerite d’YPRES (+1234 o 37)

foto da Google Images

Thomas di Cantimpré è l’autore della sua Vita. Vi racconta che Margherita viveva piamente con la mamma e le sorelle, sotto la guida di un frate domenicano, Zeger di Lille, dall’età di 18 anni fino alla sua morte avvenuta nel 1237. Questo suo confessore cercò di fermare le sue queste di elemosina che faceva per i lebbrosi.  Le sue visioni ottennero fama in tutte le Fiandre. Non si sa però se fosse inserita in una comunità beghinale , attestata invece a Ypres a partire dal 1240 (Simons, p..44) Appartiene al movimento estatico.

MATTEKEN (XVe)
Beghina del Grande Beghinaggio di Gand (Gent), Matteken ebbe intorno al 1470 una visione del Cristo crocifisso grazie a un crocifisso chiamato “croce di Matteken”, opera del 14° secolo, che spiega la devozione attribuita a questa croce.

 Mechthild di MAGDEBURG (1208/10 – 1282)

Mechthild di Magdeburg, icona by Martina Bugada

Nasce nel 1208 o nel 1210 in una famiglia aristocratica della Sassonia. Fin dalla tenera età, a 12 anni, riceve la sua prima esperienza mistica di cui racconta nel suo libro La luce fluente della divinità (IV, 26). Questo evento la decide a lasciare la casa paterna molto giovane. Al convento di ragazze di lignaggio, preferisce una comunità di beghine a Magdeburgo, dove vi conduce una vita dedicata alla preghiera, alla penitenza e ai suoi straordinari incontri con Dio. Per circa 30 anni non parla delle sue esperienze, ed è solo nel 1250, su consiglio del suo confessore, il domenicano Heinrich von Halle, che inizia a scriverle su fogli sparsi, poi raccolti da Heinrich stesso. Così, intorno all’età di 40 anni, compone in basso tedesco un trattato “visionario” (la visione essendo considerata una delle forme di comunicazione divina) in prosa e versi il cui titolo è La luce fluente della Divinità, un testo che lo stesso Eckhart conoscerà in seguito. Lo completerà solo alla fine della sua vita. Questo lavoro le porterà degli ammiratori, ma anche molti avversari, specialmente tra il clero di alto rango (incluso il papa), che non aveva esitato a fustigare. Questa ostilità la costringe a 60 anni a lasciare la comunità di Magdeburgo per trovare protezione prima nella sua famiglia e poi nel convento cistercense di Hefta, con la badessa Gertrude von Hackerbon. Qui, invecchiata e sfinita dalle sue privazioni volontarie, trova un ambiente molto favorevole e un alto luogo di spiritualità. Nella pace di questo convento, completa il suo lavoro e muore, come monaca cistercense, nel 1282.
La maggior parte dei critici letterari ritiene che il suo testo, già ben noto, avrebbe ispirato a Dante Alighieri l’affascinante personaggio di Matelda che ci presenta nel Purgatorio, XXVII, 40-42.
Machtheld diffonde la devozione al Sacro Cuore e questo non ci sorprende quando si pensa che lei è una delle mistiche più rappresentative della “mistica nuziale” (Minnemystik in fiammingo e Brautmystk in tedesco).

“I, 10 – Amando Dio, conquistiamo tre cose.

L’uomo che vince il mondo
e toglie al suo corpo ogni volere dannoso
e vince il demonio
è l’anima che ama Dio.
Se il mondo le inferisce un colpo,
il suo dolore non è grande.
Se la la carne la fa un po’ vacillare,
il suo spirito non se ne vuole ammalare.
Se il demonio le rivolge lo sguardo
l’anima non gli dà bado.
Lei deve amare ed amare
e di altro non si può curare»
(Mechthild di Magdeburg, La fluente luce della divinità, Ed.Giunti, Firenze, 1991, p.38)

Metza von WESTENHOVE (+ 1366)
Trovata « relapsa » (ricaduta nell’eresia) dopo quasi mezzo secolo dalla prima condanna, l’anziana beghina fu messa al rogo a Strasburgo nel 1366.
Fonte : GUARNIERI Romana (a cura di), Il movimento del Libero Spirito. Testi e documenti, Edizioni di storia e letteratura, Roma, 1965, p.451)

Odile de LIÈGE (+1220)

Scuola dedicata a Santa Odile a Grivegnée (Liège)

I suoi genitori la promettono in sposa a un uomo quando ha 7 anni e 8 anni dopo la costringono a sposarsi, ma per 5 anni gli sposi hanno sempre evitato il sesso. Dà alla luce Giovanni, che in seguito diventerà parroco di San Lambert a Liegi, ma dopo 5 anni muore suo marito. Nel 1203, ha una visione estatica della passione di Cristo, seguita da altre visioni durante l’Eucaristia sotto le spoglie di un bambino. In seguito a questo, sceglie la via del celibato, anche se il suo impegno è stato a volte tradito da preti lascivi, come dice il suo agiografo e riferito da Walter Simons (pp. 69-70). Poco prima della sua morte, ha donato un fondo di dotazione a un convento di 24 beghine nella sua casa vicino alla chiesa di Santa Maria Maddalena, ma non sappiamo per quanto tempo vi abbiano vissuto.
La sua Vita è stata scritta da un anonimo canonico di Liegi. (Simons p.38) In questo testo si dice che le beghine vivessero in diverse parti della città, servendo chiese o essendo anacorete.

Philippinne de PORCELLET (XIII)
Nativa di Arles, è discepola di Douceline de Digne e fa parte della comunità che si è stabilita intorno a lei fuori dalla città di Hyères, dove si ritrovano donne provenzali desiderose di dedicarsi a Dio, senza per questo imporsi una regola comune. Esse si dedicano ai poveri e agli ammalati. Nel 1297, Philippine scribe in Occitan La Vida Beneaurada Sancta Douceline.
Fonte: wikipedia

Rita da Cascia (1381-1457)

La più antica immagine conosciuta della santa (cassa solenne, 1457)

Moglie, madre, poi vedova e infine monaca agostiniana: questi sono i successivi passaggi che abitualmente descrivono la vita di Santa Rita da Cascia. Tuttavia, l’accurato studio della storica Lucetta Scaraffia avanza una nuova ipotesi sul fatto che il Monastero di Santa Maria Maddalena, dove Rita trovò accoglienza, fosse inizialmente piuttosto una casa bizzocale. Ella così scrive  “Anche il monastero di Santa Maria Maddalena, probabilmente, era una casa di bizzoche poi passata sotto il controllo degli Agostiniani. Il nome stesso che rimanda a una vita di penitenza piuttosto che di ritiro dal mondo, e la presenza di una confraternita femminile della Santissima Annunziata nella chiesa omonima, anticamente collegata al monastero, sembrano confermare questa ipotesi.” E ancora, la storica Lucetta afferma che “Anche se la visita fatta al Monastero nel 1465 parla di regola agostiniana sappiamo che, in molti casi, il riferimento a questa regola costituiva una mera clausola di regolarità, necessaria per l’approvazione vescovile, ma non corrispondeva a una vera e propria dipendenza da questa istituzione. Casi analoghi sono stati riscontrati nella valle spoletana, dove, su tredici fondazioni femminili sorte alla fine del XIII secolo, sette sole furono istituzionalizzate dai vescovi, di cui sei dichiaravano di aver assunto la regola agostiniana, ma ancora dopo il Concilio di Trento i visitatori apostolici denunciavano lo stato bizzocale delle donne che ne facevano parte” (Da Lucetta Scaraffia, La santa degli impossibili, Vita e pensiero, Milano, 2014, p.108-109).

Romana GUARNIERI (1913-2004)
by Luisa MURARO

Romana Guarnieri

Romana era una studiosa appassionata e straordinariamente generosa di sé, come riconoscono tutti quelli che l’hanno avvicinata. Parlando con lei mi resi conto quasi subito che avevo trovato la depositaria delle ricchezze, da me appena intraviste, della teologia mistica femminile, protagoniste di una stagione ammirevole della civiltà europea, tra i basso Medioevo e l’alba della modernità. Le aveva accumulate negli anni, assimilate con intima partecipazione e ora le metteva a mia disposizione.
Il nostro è stato un lungo incontro, scandito da regolari soggiorni in casa sua, da lunghe conversazioni e da qualche escursione extra moenia. Tutto è stato bello, niente è stato facile, proprio come doveva essere. Romana mi raccontò, per cominciare, della sua amicizia con don Giuseppe De Luca, della sua conversione alla Chiesa cattolica e della loro intensa collaborazione nella casa editrice che avevano fondata insieme, fino alla morte di lui, arrivata troppo presto. Imparai a conoscerla. Lei non prendeva le misure dalla cortesia convenzionale né da altre esteriorità, ma dall’interiorità. Lo faceva, però, restando connessa alla sua interlocutrice, a riprova di una forza e di una calma che si nutrivano a vicenda. Romana aveva un dono speciale, amava le anime. Fuori dagli argomenti di studio, se non era sollecitata, non parlava di religione ma aveva sempre una finestra spalancata sul cielo. Al centro della sua conversione e della sua fede Romana metteva l’amicizia e l’amore di Gesù, lo chiamava proprio così. Interrogata da me, disse che erano superiori all’amicizia e all’amore che la legavano a don Giuseppe De Luca, l’uomo che la fece incontrare con il suo Gesù. Era sincera, senz’ombra di dubbio. Penso anche che questa fosse la verità, per quanto sorprendente. Lo penso perché lei ha dato prova della sua superiore fedeltà a questo amore soprannaturale, nell’amicizia stessa che la legò all’uomo senza mai diventare un attaccamento né, tanto meno, una dipendenza. Sì, era una donna libera e lo era grazie a Dio. Era una beghina.

Per leggere il testo integrale inviatoci da  Luisa Muraro cliccare sul seguente link: Romana Guarnieri testo completo

Sofia del fu BARTOLO (XIII°)

Reclusa di Trevi (Umbria), sappiamo di Sofia del fu Bartolo di Bernardo per una sua deposizione in occasione del processo di canonizzazione del beato Simone da Collazzone. Sofia divenne reclusa intorno al 1232. « Dopo 5 anni contrasse un’artrosi tale da non potersi più muovere » e tuttavia poté restare al suo posto grazie all’aiuto di una consorella che manteneva i contatti con il mondo dato che Sofia osservava una stretta clausura. Accolse nel suo « carcere » varie recluse ad tempora ad esempio Illuminata di Pietro da Montefalco per il tempo di una Quaresima, ma intorno a lei non si formò una comunità.
Fonte : Mario Sensi, Storie di bizzoche tra Umbria e Marche, p.12

SPARRONE (XIII°)
Beghina di Aix-en-Provence, è citata nella lista della voce « Beghine, Begardi, Beghinaggi », curata da A.Mens nel Dizionatio degli Istituti di Perfezione, pp. 1166-1180. Anche Sparrone faceva parte della comunità delle Dames di Roubaud cresciuta intorno a Douceline de Digne.

Uda (o Oda) da THORENBAIS (XIII°)

Pagna del Dialogus miracolorum di Cesarius di Heisterbach

Ne parla Cesarius di Heisterbach (1180-1240) nel suo Dialogus magnus visionum et miraculorum come di una donna religiosa  e visionaria con un’intensa devozione per l’Eucarestia. Dal 1267 condivise la sua casa con almeno un’altra religiosa dando vita a una piccola comunità beghinale durata fino al XVIII° (Simons, p.44)

 

Ysabiaus de WARLAING (XIV°)
Beghina di Douai aiutava lo staff di St Jean des Trouvés davanti a San Pietro, l’ospedale della città per i trovatelli, nel 1355. (Simons, p77)

 

 

Dalla rete

Fonti d’informazione disponibile in rete, classificate secondo le 4 principali seguenti categorie :

Articoli e libri
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Siti di informazione
Video sur Youtube

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Articoli e libri (in ordine cronologico decrescente)

Apolline Vranken,  Des béguinages à l’architecture féministe. Comment interroger et subvertir les rapports de genre matérialisés dans l’habitat ?
tesi di Master 2 in architettura, Prix de l’Université des Femmes, 2018

AAVV, Il movimento beghinale ieri e oggi, testi in varie lingue presentati il 23/08/2017 nel quadro del congresso internazionale in occasione del 750° anniversario del beghinaggio di Breda

Milena GARAVAGLIA, Cohousing al femminile, Abitare nei beghinaggi moderni, e-book, Amazon, 2017

Silvana PANCIERA, The Beguines, Kindle Edition, Amazon, 2013

Mario Sensi, Storie di Bizzoche tra Umbria e Marche, 1995

E.T, KNUTH, The Beguines, 1992, in  http://www.users.csbsju.edu/~eknuth/index.html

Blog & Facebook & Twitter

Debby VAN LINDEN:  https://begijnhovenqueeste.wordpress.com

Debby VAN LINDEN: https://www.facebook.com/Begijnenhovenqueeste-Community-of-beguine-news-796709140445669/

Debby VAN LINDEN: https://twitter.com/BeguineNews

Sisters of Valley https://www.facebook.com/search/top/?q=sisters%20of%20valley

Siti di informazione
Belgio

Sito UNESCO dei 13 beghinaggi fiamminghi registrati nella World Heritage List

Le jardin du béguinage https://www.habitat-groupe.be/acteurs-logement/le-jardin-du-beguinage

Le petit béguinage de La Lauzelle https://www.habitat-groupe.be/le-petit-beguinage
Interview sur le Petit béguinage réalisée avec l’aide d’Evelyne Simoens

Begijnhof van Turnhout www.vriendenbegijnhof.be (segnalato da M. Hugo Vanden Bossche)

Francia

Agence Vivre en béguinage www.vivre-en-beguinage.fr
La Maison des babayagas www.lamaisondesbabayagas.eu

Germania

Fondazione  http://www.beginenstiftung.de
Federazione  www.dachverband-der-beginen.de
BEGINE – Treffpunkt und Kultur für Frauen e. V. – http://www.begine.de
Beginenhof in Berlin  http://www.beginenwerk.de/
Beginenhot Tännich http://www.beginenhof-thueringen.de/index.html

Italia

Metter in ordine la differenza: l’esperienza della Sororità di Mantova, http://www.iaphitalia.org/images/sororita.pdf

Paesi Bassi

Begijnhof van Breda :  http://www.begijnhofbreda.nl/

Resto del mondo

http://begine.wordpress.com/ sito in lingua tedesca, poco aggiornato, che recensisce esperienze di donne che vivono insieme in vari luoghi del mondo

Sisters of Valley https://www.sistersofcbd.com
Giovanni Drogo, Sister of the Valley  https://www.nextquotidiano.it/suore-cannabis-terapeutica-sister-of-the-valley/

Vidéos sur Youtube

Les Béguines  http://www.youtube.com/watch?v=Bm5EzC-x_MU

Testi cartacei

Articoli e libri in ordine alfabetico per autore. Se al titolo è collegato un link, ciò significa che una breve sintesi o il testo stesso sono disponibili.

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Sr Felicitas,
Beghinaggio di Bruges
A  B  C  D   E   F   G  H I+J+K    L M   N   O   P  Q+R   S   T   U    V+W+Y Z

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Il movimento beghinale oggi

Marcella Pattijn
(Beghinaggio di Kortrijk-Courtrai)

Con la morte dell’ultima beghina al mondo, Marcella Pattijn, il 14 aprile 2013 nella casa di riposo Sint-Jozef a Kortrijk (Belgio), si è chiusa l’epopea storica del movimento beghinale. Un movimento affiorato nel fervore religioso che caratterizzò la fine del XII° secolo, ma soprattutto il XIII° , contribuendo a promuovere quella che il grande storico medioevalista Raoul Manselli definì “la seconda evangelizzazione dell’Europa”.

Ancora poco e distortamente conosciuto, nonostante la sua incisiva eredità storica, il movimento delle beghine sembra tuttavia rigenerarsi attraverso nuove attuali esperienze di vita comunitaria che ad esso si ispirano. A volte vi si riferiscono attraverso l’appellativo come per esempio Le jardin du Béguinage (Il giardino del beghinaggio) a Etterbeek (Bruxelles) o il Beginenhof (Beghinaggio) a Berlino, ma altre volte integrano nella loro proposta una o più dimensioni che hanno caratterizzato la vita stessa delle beghine storiche .

Recensiamo per zona geografica, le attuali iniziative emergenti che traggono ispirazione dalla storia beghinale:

In Austria

In Belgio

In Germania

In Francia

In Italia

Altrove nel mondo

Informazioni aggiornate a luglio 2017

Il movimento beghinale ieri

Statua di beghina
Beghinaggio d’Antwerpen (Anvers)

Verso la fine del XII° secolo appare un fatto inedito: delle donne cominciano ad esistere senza essere né  mogli né monache. Sono vicine di casa o abitano nella stessa casa  o in casette a schiera in una stessa via. Altre sono eremite vicino a una chiesa, altre vivono presso dei malati, altre ancora, sole o in gruppo, vicino a un convento maschile. Oppure, soprattutto se povere, scelgono una vita apostolica errante, pregando e mendicando al grido di  “un pane per l’amor di Dio”.

Nasce così, con una molteplicità di forme, il movimento delle beghine che ha però dappertutto lo stesso scopo: vivere in ambiente urbano, ma ritirate, una vita di perfezione basata sulla preghiera, il lavoro santificato, il servizio ai bisognosi, la vita comunitaria e la ricerca mistica, anche con forme di ascetismo.

L’esperienza beghinale é un originale mixer di elementi laici : individualità, indipendenza istituzionale, lavoro retribuito e di elementi religiosi : vita consacrata ma con voti revocabili, preghiera intensa, servizio ai bisognosi e ricerca mistica.

Il primo gruppo di beghine storicamente documentato si sviluppa intorno a Marie d’Oignies ( vissuta tra il 1177e il 1213), la quale dopo aver per 12 anni curato dei lebbrosi insieme al marito si ritira nel 1207 a vita beghinale a Oignies, nell’Hainaut, provincia del Belgio. Un altro gruppo si forma grazie al prelato Lambert le Bègue che un po’ prima della sua morte, avvenuta a Liegi nel 1187, aveva fatto costruire alcune casettine intorno alla chiesa di San Christophe per accogliervi delle donne desiderose di vivere in disparte del mondo. Si sa anche dell’esistenza a Nivelles a partire dal 1208 di un gruppo di donne che si consacravano alla preghiera e alla carità.

L’aumento considerevole del loro numero, le peripezie per le donne di una vita errante e le pressioni ecclesiastiche per una collocazione protetta portano alla creazione dei beghinaggi, quadrilateri di casette individuali cintati da mura, che acquisiscono poi lo statuto di parrocchie. Il movimento ha la sua massima espansione nel XIII° secolo e a partire dalla sua seconda metà si sviluppa soprattutto nei beghinaggi.

Una tale diversità e l’assenza di una struttura centralizzata rendono difficile la quantificazione del numero delle beghine : si sa, da una lettera del papa Giovanni XXII° al vescovo di Strasburgo, che nel 1321, circa 200.000 beghine vivono nella sola Germania occidentale. Nel 1372, 1300 beghine vivono a Bruxelles, più del 4% degli allora 30.000 abitanti. Si é parlato di circa un milione di beghine in Europa al momento della loro massima espansione, ma questo dato resta solo una stima non documentata.

Santa Begga con begardi e beghine (Mechelen)

Il movimento beghinale non ha un’origine precisa e non ha neppure una fondatrice. Si é cercato nel XVII° secolo di identificarla in Santa Begga ma il tentativo fu rapidamente accantonato in quanto Begga, sorella della badessa Gertrude di Nivelles, morì ben prima, precisamente nel 693. Senza fondatrice, senza origine precisa, il movimento beghinale é anche senza regola unica, visto che ogni beghinaggio dispone della sua propria regola. E non da ultimo, il movimento beghinale é anche senza una storiografia codificata, il che spiega in parte la sua scarsa visibilità storica.

Queste donne semi religiose, sono chiamate con nomi diversi secondo i diversi paesi di residenza. Jacques de Vitry in uno dei sui sermoni, scritti tra il 1229e il 1240, ce li enumera

in Latino                MULIER   RELIGIOSA
In Francese            PAPELARDE
In Lombardo          HUMILIATA
n Toscano              BIZZOCA
In Tedesco              COQUENNUNNE
In Fiammingo         BEGIJN

L’origine del nome fiammingo é incerta.
Forse é una corruzione filologica del termine « albigesi », oppure deriva dal colore dell’abito « beige » o ancora dal vecchio tedesco « beggen, beggan » : pregare, o dal vecchio francese « begart » : sciorinare preghiere o infinedal celtico, in francese, « bègue-béguelle  » : sempliciotto, bigotto.

m2-21begarts
Begardi

Il movimento beghinale include anche degli uomini, i begardi. Come le beghine, anch’essi non sono legati da voti definitivi, non hanno una regola unica e i membri di una comunità sono soggetti soltanto al loro superiore locale;  ma diversamente da esse, i begardi non hanno proprietà privata. I fratelli dello stesso convento fanno borsa comune, dimorano insieme sotto lo stesso tetto e mangiano alla stessa mensa. In genere, sono di umili origini: tessitori, tintori e cosi’ via e per questa ragione intimamente collegati alle corporazioni dei mestieri. Sappiamo persino che nessun uomo poteva essere ammesso al convento dei begardi a Bruxelles se non fosse stato membro della Compagnia dei tessitori e questo con ogni probabilità non fu il solo caso. I begardi sono spesso uomini colpiti dalla sorte. Uomini sopravvissuti ai loro amici o i cui legami famigliari sono stati infranti da un infausto evento e che, per ragioni di salute cagionevole o di età avanzata o forse a causa di un incidente, non possono vivere soli.

Il priodo di grande fervore religioso che vede nascere il movimento beghinale, é lo stesso degli ordini mendicanti (francescani e domenicani) e di un folto numero di movimenti qualificati di eretici ( Apostolici, Albigesi, Catari, Liberi spiriti, Poveri volontari….) e violentemente repressi dalla Chiesa.  Il movimento beghinale è anch’esso considerato sospetto e in odore di eresia. Grazie all’intervento attivo di alcuni prelati si ottennero nel XIII° secolo due Bolle papali di protezione delle beghine per alcune diocesi dell’ attuale Belgio (Bolla di Gregorio IX nel 1233 e di Urbano IV nel 1269), ma la repressione proseguendo altrove, le beghine tedesche, francesi, italiane e altre resistettero con fatica.

Beghine

L’Inquisizione creata nel 1231 condanna al rogo anche le beghine. Tra esse, Lutgarde di Treviri nel 1231, Aleydis di Cambrai nel 1236 e Marguerite Porete nel 1310. Il Sinodo di Vienne (1311-1312) condanna il movimento beghinale come eretico, ma questa condanna è mitigata da due bolle papali : la prima di Giovanni XXII nel 1319 per le beghine del Brabante e nel 1343 quella di Clemente VI per le beghine olandesi.
Perseguitate, sottomesse a procedure inquisitoriali, spesso spogliate dei loro beni,, addirittura obbligate a chiudere le loro istituzioni, solo le beghine dei Paesi Bassi possono proseguire senza troppe aggressioni, ma il clima è dappertutto di sospetto e di stretta osservanza all’autorita. Tempi difficili in cui le nuove costruzioni , come il beghinaggio di Hoogstraten (B) nel 1380, sono estremamente rare. La repressione durò fino a che furono tutte trasferite in comunita chiuse e ben ordinate. I begardi più ostinati , furono più volte condannati a livello locale e chiusero la loro vicenda con l’estinguersi del Medio Evo.

La crisi della Riforma nei Paesi Bassi settentrionali passati al Calvinismo fa sparire tutti i beghinaggi, eccetto ad Amsterdam e a Breda. Nei Paesi Bassi meriodionali, il movimento riprende fiato, ma su di lui aleggia la Contro Riforma, che richiede una ancor piu accentuata tutela dei direttori spirituali e una piu severa clausura.
Il governo austriaco che con la pace di Utrecht (1713) ottiene il governo di questi territori non incoraggia il movimento anzi gli mette una serie di ostacoli – permessi e tasse – che  obbligano le beghine a vendite forzate e a basso prezo dei beghinaggi. Infine l’occupazione francese nel 1795 ne incamera i beni e ne accetta l’esistenza solo in  quanto servizio assistenziale. Nel 1824 le beghine riottengono il porto dell’abito, ma non ottengono però i loro beni, e per un certo periodo sono vietate anche nuove professioni.

Marcella Pattijn

Nonostante ciò, nel 1896 vivono in Belgio 1230 beghine, nel 1960 ne vivono ancora 600 in 11 beghinaggi, ma alla fine del secolo se ne possono contare solo sulle dita di due mani. L’ultima beghina al mondo, Marcella Pattijn, (1920- 2013), muore domenica 14 Aprile 2013 a Kortrijck nella casa per anziani Sint-Jozef dove si era trasferita dopo aver abitato nel beghinaggio di Kortrijck dal 1960 al 2005.

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